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Riceviamo e pubblichiamo una nota inviata dall’Università Cusano.

Stefano Bandecchi alla redazione di Tag24.it esprime il suo disappunto circa Comunicato Stampa del
Sindacato Nazionale Finanzieri.
“Prendo atto del comunicato stampa emesso da Si.Na.Fi. (Sindacato Nazionale Finanzieri) che trovo
inesatto nei contenuti, nella forma e nella sostanza. Iniziamo subito con il dire che non sono umbro, ma
livornese di nascita, romano di adozione, e ternano (umbro) per cittadinanza onoraria.
Capisco che l’organizzazione sindacale voglia salvaguardare l’onorabilità e il prestigio delle 60mila fiamme
gialle che operano sul territorio, ma se avessero ascoltato con maggior attenzione tutte le mie interviste e
dichiarazioni si sarebbero resi conto che mi sono sempre, e solo, rivolto a quegli esponenti della GDF che
con me sono entrati in contatto sin dal 2009.”
I fatti. “La storia, infatti, è molto lunga. Iniziata con un’indagine nel 2009, durata all’incirca fino al 2017, e
finita pressoché nel nulla. I finanzieri, con me entrati in contatto, non si sono dimostrati né seri
nell’adempimento del loro lavoro né professionalmente validi; hanno condotto delle indagini costosissime
martoriando me e la mia famiglia per arrivare al risultato zero. Faccio anche notare al sindacato che ben 2
dei finanzieri incaricati dell’indagine nei miei confronti sono finiti in galera e non mi risultano più
appartenente al corpo.
Faccio altresì presente che, ad un certo punto la GDF, sempre rappresentata dai finanzieri che io ho
conosciuto, sequestrò tutte le quote delle mie aziende e dei miei averi sostenendo che questo incarico gli
era stato affidato dalla magistratura di Roma. Indagava al tempo su di me il PM dott. Palazzi che durante un interrogatorio venne a conoscenza per la prima volta di ciò che la GDF aveva operato nei miei confronti, dichiarando – apertamente e pubblicamente – che mai aveva ordinato tale disposizione e che quindi i sequestri erano stati condotti abusivamente da quel gruppetto di vostri colleghi. Al danno seguì la beffa. I finanzieri si presentarono pochi giorni dopo per consegnarmi una busta bianca chiusa, della quale io chiesi l’apertura. Il documento interno riportava date di sequestro e altro che a me non erano mai state
notificate, ma la cosa più brutta era che le date erano completamente false. La magistratura comunque,
anche se con fatica, mise tutto a posto.
Non vado oltre perché i fatti di oggi sono totalmente diversi e, purtroppo, mi rivedono coinvolto con una
squadra della GDF di Roma che, a mio avviso, non ha lavorato onestamente fin dall’inizio. Un esempio?
All’interno degli oltre 100mila metri quadri a disposizione e in un ufficio periferico da me non frequentato
da più di 10 anni, sembrava fossero state rinvenute delle cartucce di pistola calibro 9 ricaricate che
immediatamente i finanzieri hanno attribuito al sottoscritto, avviando un’indagine precisa e dettagliata, che ha visto l’ingaggio dei carabinieri del ROS che hanno dovuto effettuare indagine costosissime su impronte digitali e DNA; utilizzando denaro dei cittadini italiani. Indagini che hanno portato all’archiviazione del caso perché le cartucce in questione non erano del sottoscritto. Da notarsi che le cartucce in oggetto sono state viste da me, per la prima volta, in fotografia sul cellulare di un finanziere che stava perquisendo i miei uffici.
Aggiungo infine che i soldi spesi per le indagini sulle cartucce superavano di 1000 volte la pena pecuniaria alla quale sarei stato sottoposto se quelle cartucce fossero realmente state mie.”

Il caso mediatico. Bandecchi poi aggiunge: “L’accanimento dei finanzieri, ribadisco da me conosciuti e
purtroppo frequentati, non ha trovato tregua per circa 2 anni di lunghe indagini che non hanno mai visto un solo interrogatorio degli studi commercialisti che redigono il bilancio dell’Università N. Cusano, dei 3
sindaci, dei 2 studi di revisione internazionali che ogni anno certificano i nostri bilanci e tantomeno dei 4
indagati, compreso me. Ma non andiamo oltre; mi sento solo di dover dire che come voi citate nel vostro
comunicato stampa “al di là della bontà o meno dell’operato… riteniamo quantomeno irriguardoso definire il personale operante come incompetente…”, da cittadino italiano – che ha sempre regolarmente pagato le tasse e si è comportato in maniera corretta – trovo inaccettabile pretendere rispetto “al di là della bontà o meno dell’operato” perché questo tipo di mentalità non è da nazione moderna, evoluta e democratica.
Comprendo che oggi il lavoro di tutta la GDF sia viziato dalle attuali leggi dove, ricordo in maniera puntuale, che l’onere della prova è passato al cittadino che è, differentemente da ciò che cita la costituzione, fiscalmente sempre colpevole fino a prova contraria da lui stesso dimostrata.
La GDF si trova quindi ad operare non più alla ricerca di indagini concrete per ciò che concerne l’operato
tributario ma spesso e ormai troppo spesso, a fare ipotesi che poi come dimostrano i dati in oltre il 60% dei casi non sono reali. Questo problema non è da me attributo alla Guardia Di Finanza -che opera solo nel rispetto delle leggi, come d’altronde io ho sempre operato nel rispetto delle leggi delle Università italiane. E ad oggi credo sia un mio diritto quello di sentirmi trattato non in modo adeguato.

Colgo l’occasione per salutare i 60mila finanzieri onesti e spero che vogliano capire la mia posizione dopo
aver incontrato persone a mio avviso totalmente inidonee, dopo essere stato sbattuto su tutti i giornali
come un mostro a seguito di un comunicato stampa della GDF, illeggibile, e scoprendo attraverso una
telefonata fattami di un giornalista di “Report” (dott. Luca Bertazzini) che tutta la documentazione – la
quale non è ancora in possesso dei miei avvocati – è invece in possesso di tutta la stampa italiana.”