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Circa duemila persone scese in piazza in Umbria, cortei partecipati e qualche disagio al traffico ferroviario a Perugia. È questo il bilancio dello sciopero generale indetto dall’Unione Sindacale di Base (Usb) che ha attraversato l’Umbria ed ha unito le voci degli studenti e dei lavoratori, scesi in piazza per la lotta alla precarietà, la difesa dei salari e il diritto a un’istruzione pubblica accessibile, inclusiva e democratica. Al centro della protesta ci sono la denuncia contro i tagli agli investimenti e le politiche repressive, e la richiesta di maggiori risorse, libertà di espressione e di un futuro lavorativo sicuro per le nuove generazioni.
Partecipazione numerosa a Terni, dove sono scese in strada circa mille persone. Il percorso ha preso il via da piazza dell’Orologio, ha sfilato davanti all’Ufficio Scolastico Provinciale ed è proseguito verso piazza Tacito, per poi concludersi in piazza Europa. Tra gli striscioni esposti e le bandiere presenti, i lavoratori e i collettivi studenteschi hanno ribadito la necessità di politiche pubbliche orientate alla tutela sociale e al contrasto della crisi economica.
A Perugia hanno sfilato circa 700 persone. Il corteo, partito da piazza Partigiani e diretto in piazza IV Novembre, ha visto un’ampia partecipazione di studenti e lavoratori uniti nel richiedere il blocco delle speculazioni sull’energia e una decisa tutela del potere d’acquisto. La manifestazione si è poi spostata verso la stazione ferroviaria di Fontivegge, dove la circolazione ha subito rallentamenti a causa di alcuni manifestanti seduti lungo i binari. L’intervento delle forze dell’ordine ha consentito lo sgombero pacifico dei binari e il ripristino della circolazione, che ha visto coinvolti due treni regionali (uno diretto a Roma e l’altro proveniente da Foligno e diretto a Firenze). La Digos ha avviato gli accertamenti per identificare i responsabili.
La giornata si inserisce in un quadro di mobilitazione nazionale che, secondo i dati diffusi dall’Usb, ha coinvolto oltre 60 piazze in tutta Italia. In Umbria si è avuta anche l’adesione di alcune attività commerciali che hanno chiuso in segno di solidarietà, affiancate da altre sigle come i Cobas. Tra i temi cardine della protesta spiccano la richiesta di un salario minimo fissato a 10 euro all’ora, uno stipendio base netto di 2.000 euro al mese, il calmieramento dei prezzi sui beni di prima necessità e la destinazione delle risorse pubbliche verso la sanità, la scuola e i servizi essenziali.