La Regione Umbria ha vinto anche l’ultima causa intentata dal concessionario degli impianti delle grandi derivazioni idroelettriche, riguardo l’applicazione della l.r. 1/2023. Il Tribunale superiore delle acque pubbliche, infatti, con la sentenza pronunciata all’esito dell’udienza dell’8 aprile 2026 (R.G. n. 187/2024) ha respinto il ricorso e i successivi motivi aggiunti presentati da Enel produzione S.p.A. contro l’ente.
Al centro della vertenza giudiziaria vi era l’impugnativa proposta da Enel contro le deliberazioni della Giunta regionale n. 532 del 5 giugno 2024 e n. 740 del 1° agosto 2024, concernenti la monetizzazione integrale dell’energia elettrica da cedere gratuitamente e le modalità di calcolo della componente variabile del canone di concessione per le grandi derivazioni idroelettriche, nonché i relativi avvisi di pagamento PagoPA emessi per le annualità 2023 e 2024. Il giudizio ha riguardato le principali concessioni idroelettriche del territorio umbro, tra cui gli impianti di Narni, Nera Montoro, Monte Argento, Galletto 1, Galletto 2, Baschi, Alviano, Triponzo e Galletto Pennarossa.
“Il pronunciamento del Tribunale superiore delle acque pubbliche – dichiara l’assessore regionale Thomas De Luca – sancisce la piena legittimità dell’azione dell’Amministrazione regionale a tutela delle risorse pubbliche e della comunità umbra. Tre anni e mezzo di tempo perso che oggi restituiamo ai cittadini. Auspichiamo un nuovo clima collaborativo con i concessionari, player industriali dell’energia fondamentali per la nostra regione e per il nostro paese che potranno giocare un partita importante anche nel 2029”.
Nel corso del procedimento, la società ricorrente ha rinunciato a diversi motivi di gravame, con la conseguente dichiarazione di parziale improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse. I restanti motivi presentati da Enel sono stati integralmente respinti nel merito dal Tribunale.
Con questa decisione, il Tribunale superiore delle acque pubbliche ha confermato i seguenti punti fondamentali a sostegno delle ragioni della Regione Umbria:
* Piena legittimità della normativa regionale. La disciplina stabilita dalla Legge Regionale n. 1/2023 e dalle delibere giuntali attua correttamente la potestà della Regione in materia di determinazione del canone demaniale e di monetizzazione dell’energia.
* Correttezza dei criteri di calcolo. È stata riconosciuta la validità del calcolo della componente variabile del canone e della monetizzazione dell’energia gratuita (pari a 220 kWh per ogni kW di potenza nominale media) commisurata al prezzo zonale orario dell’energia elettrica.
* Tutela delle finalità pubbliche e solidaristiche. L’obbligo di cessione gratuita o di monetizzazione dell’energia costituisce un onere legato allo sfruttamento di una risorsa pubblica limitata come l’acqua, destinato a sostenere i servizi pubblici e i territori interessati dalle derivazioni.
*Inapplicabilità di storiche esenzioni alle componenti variabili. Le risalenti esenzioni dal canone ex art. 73 del R.D. n. 1775/1933 si riferiscono esclusivamente alla componente fissa del canone (legata alla potenza nominale) e non alla componente variabile né alla monetizzazione dell’energia prodotta.
“Il Governo continua a manifestare la volontà di voler espropriare le Regioni della possibilità di scegliere sul futuro delle nostre centrali obbligandole a una proroga sfavorevole al 2029. Oltre a essere in contrasto con gli obiettivi del PNRR e con la normativa europea, questo vorrebbe dire privare l’Umbria di una possibilità di introito di ulteriori 30 milioni di euro l’anno, nonché bloccare il percorso di decarbonizzazione dei nostri settori industriali hard to abate. L’Umbria di certo non resterà a guardare” conclude l’assessore De Luca.
