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L’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni “si conferma all’avanguardia con un reparto multidisciplinare capace di unire alta qualità assistenziale, innovazione organizzativa e sostenibilità”.

Si tratta – si legge in una propria nota – della Chirurgia multidisciplinare a ciclo breve, diretta dal dottor Claudio Nazzaro: un centro di riferimento nazionale e regionale per l’attività a medio bassa complessità chirurgica, centro pilota per la realizzazione della rete chirurgica Day-Week Surgery in Umbria e sede della Scuola nazionale Acoi di Chirurgia ambulatoriale e Day Surgery, per la formazione dei professionisti e upgrade dell’efficienza dei reparti chirurgici di Day Week Surgery. Con una dotazione di 17 posti letto ordinari e dieci posti tecnici, nel corso del 2025 il reparto ha gestito un elevato numero di attività: 5.270 ricoveri totali, di cui 1.708 in regime di Week Surgery e 3.151 in Day Surgery.

Il dato più significativo è l’incremento del tasso di occupazione dei posti letto, cresciuto dell’11% rispetto al 2024. Un risultato ottenuto grazie al principio dell’alto flusso: una gestione flessibile che permette di trattare un elevato numero di pazienti garantendo, al contempo, un’alta complessità assistenziale e cure personalizzate.

Il reparto – aggiunge l’azienda ospedaliera ternana – non è un’isola, ma il cuore pulsante di una rete interdipartimentale. Mettendo i propri spazi e le proprie competenze a disposizione di ben 19 unità operative, la struttura funge da volano per l’intero ospedale. Questo permette di gestire interventi di media-bassa complessità in modo rapido e sicuro, liberare posti letto nei reparti tradizionali, destinandoli ai pazienti che necessitano di chirurgia ad alta complessità, ottimizzare le risorse umane e tecnologiche, evitando sprechi e ridondanze. un approccio che non solo riduce i tempi di degenza, favorendo una rapida ripresa del paziente, ma rappresenta una vera e propria arma contro le liste d’attesa. Riducendo i tempi tra la diagnosi e l’intervento, il reparto di Chirurgia a ciclo breve garantisce un accesso equo alle cure.

“Il paziente – conclude la nota – non è mai un numero, ma una persona ascoltata e seguita con umanità in ogni fase del percorso operatorio”.