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Fumata nera in Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità sullo schema di decreto legislativo di recepimento della Direttiva Ue 2024/2881 sulla qualità dell’aria ambiente. La Regione Umbria ha formalizzato il proprio voto contrario congiuntamente a tutte le altre regioni, denunciando la linea del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che, a fronte della giusta introduzione di stringenti target sanitari ed ambientali in attuazione della nuova direttiva europea, intende azzerare il cofinanziamento statale rifiutando una strategia nazionale integrata.

Il primo nodo centrale riguarda il mancato riconoscimento della corresponsabilità dello Stato nelle misure di risanamento (Art. 16, commi 2-bis e 13-bis). Le Regioni evidenziano come sia tecnicamente ed esecutivamente impossibile raggiungere i nuovi limiti europei allineati agli orientamenti Oms al 2030 e 2050 agendo unicamente con le leve amministrative e legislative regionali.

“Le Regioni non possono agire da sole senza poteri sui settori chiave – dichiara l’assessore regionale all’ambiente e all’energia Thomas De Luca – le principali fonti emissive che determinano i superamenti di inquinanti complessi come Pm10, Pm2.5, biossido di azoto e ozono, ma anche nichel e metalli pesanti derivano da settori strategici a pianificazione nazionale o transfrontaliera come energia, trasporti nazionali e grandi industrie sui quali le Regioni non hanno alcuna competenza diretta. Pensiamo alle acciaierie di Terni e gli inediti investimenti messi in campo per la riduzione delle emissioni di metalli pesanti. Pretendere che una singola Regione risolva l’inquinamento da sola, senza un Piano nazionale di risanamento vincolante, è una finzione giuridica e politica inaccettabile”. Di fatto, il Mase si è rifiutato di accogliere le proposte emendative delle Regioni. Sebbene il Ministero si fosse impegnato in sede tecnica a formulare un testo per disciplinare il ruolo dello Stato nell’articolo 16, comma 13-bis, tale riformulazione non è mai stata trasmessa alle Regioni, lasciando il provvedimento del tutto sprovvisto di una regia nazionale.

Il secondo pilastro del rifiuto regionale riguarda l’Articolo 29, comma 1 (clausola di invarianza finanziaria). Il decreto impegna le amministrazioni regionali e le ARPA a una serie sterminata di nuovi e gravosi adempimenti: dal potenziamento e ridisegno delle reti di monitoraggio, all’applicazione di complessi modelli di simulazione, fino alle misure d’emergenza sul Trasporto pubblico locale e ai controlli straordinari sui generatori di calore a biomassa. Tuttavia, all’articolo 29 il Governo fissa il principio per cui tutte queste attività devono svolgersi «senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». “Chiedere alle Regioni questi ulteriori adempimenti – prosegue l’assessore De Luca – senza mettere a disposizione un solo euro di fondi nazionali significa condannare i territori all’inadempimento e lasciare soli cittadini ed imprese”.

Le Regione Umbria lancia l’allarme: con l’impostazione attuale, il Governo sta mettendo in atto un vero e proprio scaricabarile. In caso di superamento dei limiti di inquinamento, saranno unicamente i governatori e i sindaci a rispondere di fronte alla magistratura e alle procedure d’infrazione dell’Unione Europea, pur essendo stati privati degli strumenti legislativi ed economici per intervenire. “Senza risposte concrete su questi punti – conclude De Luca – la contrarietà delle regioni rimarrà un blocco insuperabile ma è necessario che le forze di opposizione in Parlamento diano battaglia. La tutela dell’aria e della salute dei cittadini non si fa con la propaganda, ma con investimenti e responsabilità condivise”.