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Campo larghissimo? No, grazie. Preferiamo il campo giusto. Per vincere bisogna essere veri e credibili. Il patto avanti è un’identità politica coerente, armonica e credibile. La proposta politica a cui i cittadini danno fiducia con naturalezza e che dà la forza di tornare a votare anche a chi non lo faceva da anni. L’Umbria è la prima regione in Italia dove in tutti i comuni sopra i 15mila abitanti l’alleanza tra forze progressiste è diventata strutturale.

Abbiamo costruito dal territorio il percorso per le prossime elezioni regionali e non viceversa, senza cedere all’idea di un’alleanza sintetica costruita in laboratorio. Mentre abbiamo spazzato via dai tavoli i personalismi, rendite di posizione dei singoli e le logiche dei vecchi padroni dell’Umbria, mettendo al centro i programmi e i loro interpreti autentici, c’è chi ha fatto l’esatto opposto. Il caso di Gubbio è stato emblematico. Chi oggi ci accusa di avere avuto un modo vecchio di fare politica sono quelli che hanno messo al centro solo ed esclusivamente la poltrona del candidato sindaco, balbettando nella totale incapacità di indicare una sola differenza di visione sulla sanità, sulla transizione ecologica, sull’urbanistica, sul lavoro, sui diritti e sulle politiche sociali all’interno del confronto.

Quelli che dichiaravano di essere disponibili a fare quattro passi indietro per far vincere il fronte progressista mentre ne facevano cinque avanti, solo ed esclusivamente per trovare spazio al proprio protagonismo o peggio per ripicca rispetto alle vicende delle passate elezioni regionali. Noi i passi indietro li abbiamo fatti davvero per fare un patto avanti, applicando un metodo completamente diverso. Se qualcosa, però, dobbiamo imparare dall’Abruzzo, è che anche con il candidato migliore non si vince se a sostenerlo è un’ammucchiata di simboli totalmente incoerenti tra di loro. Una somma che non moltiplica ma sottrae consenso perché repulsiva. Una terra di mezzo fatta di trasversalismi, strette di mano, equilibrismi e triangolazioni politiche, quella di chi pensa che a Perugia si possa sostenere Fratelli d’Italia e contemporaneamente cercare spazi nel fronte progressista nel resto della regione.

Ecco l’Abruzzo deve insegnarci che la strada per la sconfitta passa dalla legittimazione del cosiddetto “doppio forno”, che non c’è spazio per ambiguità. La neo-formazione Civici Umbri ha avuto il coraggio di scegliere da che parte stare, di rompere il gioco del civismo con le tessere di partito in tasca. Quel gioco che continua ad andare avanti ormai da anni all’interno della minoranza in consiglio regionale, dove Italia Viva approva il piano dei rifiuti o si astiene sul bilancio della destra continuando a riempire gli spazi politici esclusivi delle minoranze. Il patto avanti non può permettersi di dare agibilità politica a questi partiti ed organizzazioni politiche, mentre deve spalancare le porte a tutti coloro che sono autenticamente alternativi alla destra. Una scelta di campo, il campo giusto.

Thomas De Luca coordinatore regionale Movimento 5 Stelle Umbria