“Come spesso accade ormai da 4 anni a questa parte, l’Umbria si conferma inadeguata ed in regressione, nonostante la continua propaganda della presidente della Regione Donatella Tesei, specie quando si parla di sanità e sviluppo economico. A metterlo nero su bianco, questa volta, è stata Agenas ovvero, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali”. Lo rileva il portavoce della minoranza all’Assemblea legislativa dell’Umbria, Fabio Paparelli.

“Il riferimento – spiega il consigliere regionale Pd – è alla rete oncologica regionale che viene definita nella report recentemente pubblicato ‘ancora inadeguata’, perché ha dimostrato di non avere una buona presa in carico del malato, non è integrata con l’attività territoriale e con il sistema delle curie palliative, con la conseguente fuga di molti pazienti verso altre regioni più attrezzate. L’Umbria condivide questo triste primato con la Calabria, il Molise, la Sardegna, la Basilicata e l’Abruzzo. Dati che vedono la Regione in sensibile e progressivo peggioramento dal 2020. Fino al 2018/19 infatti l’indice di performance risultava medio alto, tra i 7 e i10 punti in più, rispetto all’attuale. E questo basta a definire il livello che abbiamo raggiunto. Ritengo che tra i fallimenti di questa Giunta regionale, quello consumato sulla rete oncologica sia tra i più odiosi e inaccettabili. Non essere in condizione di dare risposte adeguate a quanti vivono il dramma del cancro è una colpa grave. La sanità è stata lasciata al suo destino ormai da quattro anni. La Regione non è stata all’altezza di fronteggiare in maniera adeguata l’emergenza Covid ne, tantomeno, di fare uno straccio di programmazione. Anzi, in virtù dello stato d’emergenza ha smantellato progressivamente il sistema pubblico con tagli lineari su farmaci, investimenti, cure e servizi. Appare quanto mai surreale, che la stessa Giunta regionale si sia affrettata in questi giorni a fornire dati trionfalistici, specie sul fronte delle liste di attesa. La verità, è che una buona parte del recupero dichiarato sulla carta è avvenuto in seguito alla cancellazione dalle liste per evidenti ritardi incompatibili con le esigenze dei cittadini e alla chiusura delle agende, cosa non consentita dalla legislazione vigente e su cui occorre fare chiarezza”.

“Sono molte – prosegue Paparelli – le segnalazioni che abbiamo ricevuto in proposito. Tutte quante riportano la stessa dicitura: ‘Non è stato possibile prenotare alcun appuntamento, in quanto tutte le liste risultano bloccate’. Questo è il messaggio delle segnalazioni che rimanda il sistema di prenotazione. Rispetto a ciò, spiace dover constatare che, a fronte di un piano per le liste d’attesa che avevamo elaborato nel 2019 e lasciato in dote a questa Amministrazione regionale, che prevedeva oltre 6 milioni di euro per assunzioni, estensioni degli orari di apertura degli ambulatori e convenzionamenti, siamo ancora in una situazione emergenziale. I software dei Cup non funzionano a dovere, dato che i cittadini vengono spediti in ogni parte dell’Umbria a fare esami e consulenze specialistiche, tranne che nei loro comuni di residenza. E’ del tutto evidente che gli anziani, così come i meno abbienti, a fronte di viaggi di 100 chilometri, o si rivolgono a privati o rinunciano alle cure. Sul fronte della programmazione siamo ancora all’anno zero. Manca, e viene da dire paradossalmente, per fortuna, un piano sanitario approvato e una nuova convenzione con l’università. Manca anche un piano di lotta alle povertà e interventi sul sociale. In particolare sul territorio ternano, il nuovo ospedale di Terni è ancora una chimera e quello di Narni-Amelia attende da troppi anni la posa della prima pietra. Il tema della mancata programmazione è al centro della nostra critica e investe anche altri settori della vita regionale. Il Defr recentemente approvato, oltre a non riportare alcun risultato tangibile conseguito in 4 anni, salvo rare eccezioni, non disegna il futuro sviluppo della nostra Regione, ma appare come un documento di buone intenzioni. Il verbo più utilizzato nel Defr è ‘faremo’. Segnalo però, che la Legislatura volge al termine e non si sa bene cosa verrà fatto di così risolutivo in questi pochi mesi che ci separano dal voto”.

“Sul fronte economico – conclude il portavoce della minoranza – l’Umbria, dati alla mano, si dimostra inadeguata, ad esempio sia per crescita delle aziende che per crescita dei consumi. La crescita del numero delle aziende su base annua si attesta allo 0,29, e ciò è quasi tutta appannaggio delle imprese di costruzioni, il cui numero è cresciuto per via della ricostruzione e del super bonus. Ferma al palo la crescita delle industrie che registrano, come commercio e agricoltura, un segno negativo, tutto a discapito della produttività, che rappresenta il vero tema eluso da questa Giunta regionale. Quasi tutti gli indici di crescita e sviluppo sono sotto la media nazionale e distanti da quelli delle regioni del centro Italia. Infine sul Pil si continua con il gioco delle tre carte. Anche a Palazzo Donini sanno bene che la stima di crescita dell’1% del Pil 2023, riportata nel Defr, è una fake e non sarà rispettata. Le previsioni parlano al massimo dello 0,5. La verità è che dopo il rimbalzo post Codiv con il +7,1% il prodotto interno umbro è in caduta libera. Tra il 2015 e il 2019 al netto del risultato negativo (-0,75) nell’anno del terremoto, l’Umbria è cresciuta alla media del 2%. Tra il 2022 e il 2024 si attesterà sul 1,5, rispetto alle stime. Riteniamo quindi riduttivo e, per certi versi avvilente, pensare, come ha detto la Tesei, che il principale obiettivo di questa Giunta regionale sia quello di scongiurare una recessione visto che il dato stimato del Pil per il 2024 sfiora lo zero. Troppo poco cara Presidente, gli umbri, su economia, lavoro e sanità meritano davvero di più”.