“Sulla situazione delle mura perimetrali abitato di Papigno chiediamo di sapere come si intende procedere, quale zona del paese sarà oggetto dei lavori e quando partirà il cantiere. A tal proposito facciamo notare che la parte a monte di via de Amicis, dove a suo tempo furono installati degli inclinometri, è oggetto di uno spostamento visibile anche ad occhio nudo, che andrebbe monitorato e verificato per scongiurare il rischio che avvenga qualcosa di irreparabile”, scrive in una interrogazione il consigliere comunale del Pd Francesco Filipponi.

Nel suo atto il consigliere ricostruisce la vicenda: “Le mura perimetrali lato ex discarica e quelle dell’orto in via Amendola del vecchio castello di Papigno subirono dei danni ingenti nel periodo a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Tale situazione, venutasi a creare a seguito di copiose piogge e smottamenti, costituiva all’epoca un serio pericolo per la pubblica incolumità, in quanto una parte del borgo rischiava di crollare sopra la ex discarica. A partire dal 2002, con un intervento articolato in due stralci basato su una progettazione complessiva redatta agli inizi degli anni novanta dall’ingegner Alberto Custodi e dal geologo Mastromatteo si è lavorato per consolidare con successo una parte consistente delle mura, mettendo così in sicurezza lo storico borgo papignese, sede di antica municipalità fino al 1927 e sito alla porte della Valnerina.

Intorno al 2015 l’ingegner Custodi ha provveduto ad aggiornare il quadro economico, pari a circa 3 milioni di euro, per ottenere ulteriori finanziamenti per concludere i lavori, che hanno rappresentato per il Comune un punto eccellente per mettere in sicurezza situazioni degenerative.

A febbraio di quest’anno è stata data sui media la notizia che per questo progetto è stata stanziata la somma di 1 milione di euro. Si tratta di una cifra che a nostro avviso per Papigno non è pienamente sufficiente, ma può comunque dare ulteriore risposte positive.

Sempre dagli organi di informazione si apprende che l’Amministrazione Comunale di Terni avrebbe attivato una procedura pubblica per l’assegnazione dell’incarico tecnico, esterno alla struttura comunale, per la progettazione e direzione dei lavori. Fermo restando il rispetto di quanto prescrive l’attuale legislazione in materia di affidamento di incarichi di progettazione, riteniamo, tuttavia, che debbano essere compiuti tutti gli sforzi affinché non venga disperso ma sia salvaguardato e conservato (nelle forme, con le modalità e gli strumenti più consoni che la stessa Amministrazione Comunale può attivare) il grande patrimonio di conoscenza, esperienza, ricerca, studio e progettazione che negli ultimi 30 anni è stato creato ed accumulato e che riguarda le caratteristiche e le specificità delle problematiche inerenti il dissesto idrogeologico della rupe e del centro storico di Papigno”.