L’export si conferma il motore trainante dell’economia umbra. A dirlo sono i dati dell’ultimo decennio analizzati da Cna Umbria in collaborazione con il centro studi Sintesi: tra il 2015 e il 2025, le vendite oltreconfine della regione sono cresciute del 59%, superando la media nazionale e staccando nettamente l’inflazione del periodo.
Nonostante un 2025 caratterizzato dall’incertezza dei dazi statunitensi, il sistema produttivo regionale ha tenuto, chiudendo l’anno con un lieve segno positivo (+0,5%) e un valore complessivo di 5,8 miliardi di euro. La crescita è stata guidata da eccellenze assolute: l’agroalimentare ha più che raddoppiato i suoi volumi (+113%), seguito da ottime performance nei settori della moda, dei trasporti e della meccanica.
Tuttavia, il quadro non è privo di zone d’ombra. La metallurgia e la chimica, pilastri storici del territorio, hanno subito nell’ultimo anno una flessione del 6,3%, risentendo direttamente delle tensioni protezionistiche oltreoceano.
Il futuro prossimo appare sfidante. Michele Carloni, presidente di Cna Umbria, avverte che i conflitti in Medio Oriente e le minacce alla libera circolazione marittima potrebbero causare una contrazione dell’export nel 2026 stimata intorno all’1%. Un dato significativo emerso dalla ricerca riguarda l’indice di apertura commerciale dell’Umbria: ferma al 37%, la regione è ancora lontana dalla media italiana del 53%. Se da un lato questo dato limita l’impatto delle crisi globali, dall’altro evidenzia quanto margine ci sia ancora per espandersi sui mercati internazionali.
Per contrastare il rallentamento, la parola d’ordine è diversificazione. Se Germania, Francia e Stati Uniti rimangono le destinazioni principali, Cna Umbria punta a esplorare aree geografiche con prospettive di crescita elevate, come il Giappone, il Canada, l’India e l’Australia, quest’ultima considerata un terreno quasi vergine per le imprese locali. In quest’ottica si inserisce l’appuntamento di martedì 12 maggio, con una giornata di approfondimento dedicata al mercato giapponese organizzata insieme a Regione, Camera di Commercio e Ice Tokio.
Per sostenere la crescita, Carloni sottolinea la necessità di un progetto regionale condiviso che passi per missioni all’estero e fiere di settore. In particolare, l’associazione sollecita la Regione a formalizzare quanto prima il bando Fiere 2026, uno strumento ritenuto indispensabile per permettere alle piccole e medie imprese di promuovere il valore del Made in Italy nel mondo.
