È politicamente e istituzionalmente inaccettabile che un assessore rimosso dal proprio Sindaco, con accuse pubbliche e pesantissime di incapacità rivolte all’intera giunta, venga oggi collocato alla guida di una delle società più strategiche della città. Se una persona viene giudicata inadeguata per governare insieme all’esecutivo comunale, è legittimo chiedersi con quale coerenza possa essere ritenuta idonea a presiedere una multiutility che muove oltre 60 milioni di euro l’anno, una cifra che corrisponde a circa la metà dell’intero bilancio del Comune di Terni. Stiamo parlando di una società che gestisce servizi pubblici essenziali, opera in mercati regolati, interagisce con un socio industriale privato e incide direttamente sulle tariffe e sulle tasche dei cittadini. Non è una partecipata marginale. È uno snodo strategico dell’economia cittadina.
Va ricordato che il controllo pubblico su questa realtà è stato progressivamente indebolito proprio durante le stagioni di governo del centrodestra, con scelte che hanno rafforzato il peso del socio privato. Scelte sostenute da quasi tutte le forze politiche, ad eccezione del Movimento 5 Stelle e della sinistra, che avevano denunciato il rischio di arretramento dell’interesse pubblico. Oggi ASM opera dentro un sistema che vede la presenza di un grande gruppo come Acea, una multiutility che fattura miliardi e gestisce beni comuni fondamentali come acqua, energia e rifiuti. In questo contesto la presidenza non è un ruolo simbolico ma un presidio delicatissimo per la tutela del territorio. Se la guida politica è debole o priva delle competenze necessarie, il Comune perde peso, capacità di indirizzo e forza contrattuale. La presidenza di una società a capitale misto pubblico-privato richiede competenze manageriali comprovate, esperienza nella gestione di strutture organizzative complesse, capacità economico-finanziarie adeguate alla dimensione del bilancio e alla natura industriale dell’azienda. Non può essere un incarico fiduciario né un risarcimento politico dopo una rimozione.
Il Regolamento comunale sulle nomine parla di comprovata competenza tecnica e amministrativa in relazione alla natura dell’incarico e prevede una procedura pubblica con l’indicazione del profilo professionale richiesto. Nel caso della presidenza di ASM non risulta alcuna procedura comparativa pubblica. L’urgenza non può trasformarsi in un grimaldello per aggirare regole che la stessa maggioranza ha scritto. Il punto politico è semplice e grave: quando la politica è incoerente o debole, il prezzo non resta nei palazzi. Lo pagano i cittadini. Lo pagano attraverso tariffe più alte, minori investimenti, minore capacità di controllo sul socio privato, scelte industriali meno favorevoli al territorio. In queste dinamiche i cittadini finiscono per essere usati come bancomat per compensare errori, scelte opache o nomine non fondate sulla competenza.
Il Movimento 5 Stelle chiede la pubblicazione integrale degli atti istruttori relativi alla nomina, con particolare riferimento:
• alle verifiche effettuate in merito all’assenza di cause di incompatibilità e inconferibilità ai sensi del D.Lgs. 39/2013;
• alla motivazione puntuale che dimostri la coerenza tra il curriculum del nominato e la complessità gestionale ed economico-finanziaria di ASM;
• agli atti che attestino in modo concreto le ragioni di urgenza richiamate nel decreto di designazione;
• alle valutazioni che hanno giustificato la mancata applicazione della procedura ordinaria prevista dall’articolo 6 del Regolamento comunale sulle nomine.
ASM non è un ammortizzatore politico. È una società che vale metà del bilancio comunale e che incide quotidianamente sulla vita delle famiglie e delle imprese. Affidarne la guida in modo discutibile significa esporre la città a un ulteriore indebolimento. Terni ha bisogno di competenza, trasparenza e coerenza istituzionale.
Perché quando la politica sbaglia, il conto arriva sempre ai cittadini.
GRUPPO TERRITORIALE MOVIMENTO 5 STELLE TERNI
