La seconda edizione dell’incontro organizzato dalla Camera di Commercio dell’Umbria, in collaborazione con la filiale di Perugia della Banca d’Italia, è stata un tuffo nell’economia reale. L’originalità dell’appuntamento è che si basa, più che su previsioni, su dati concreti dell’economia reale così come emergono dai bilanci delle imprese che per legge li debbono presentare alla Camera di Commercio. Dai bilanci delle imprese di capitali (S.p.A., S.r.l. cooperative, S.a.p.a) importanti indicazioni su come è andata davvero e come si prospetta per le imprese. La produttività del lavoro, nelle imprese umbre di capitali, era di 42mila 130 euro nel 2019 ed è cresciuta a 51mila euro 826 nel 2022, più elevata di Marche (46mila 241 euro) e Toscana (51mila 051). Ma si guarda al 2024 con qualche preoccupazione non tanto per una previsione di crescita del Pil che certo è lontana (come per tutte le regioni) dai livelli del 2021 e del 2022, ma perché – per quanto riguarda l’Umbria – secondo le stime sulla regione nel 2024 potrebbe pesare negativamente la “regola empirica del +0,8%”, individuata dal Prof. Luca Ferrucci, Ordinario presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia – e quindi il Pil umbro potrebbe andare peggio rispetto alla media nazionale. Settori: la manifattura umbra cresce ma aumenta la produttività meno di Toscana e Marche, le costruzioni della regione aumentano fatturato, valore aggiunto e occupati ma mostrano un andamento non brillante degli investimenti, cosa che coinvolge anche il commercio e che pone quindi dubbi sulla qualità dell’occupazione e sulla tenuta per i prossimi anni.

La lettura che il Presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, dà dei risultati del report.

Le imprese umbre di capitali (S.p.A., S.r.l. cooperative, S.a.p.a) in questi ultimi anni hanno investito in tecnologia, hanno aumentato gli addetti, si sono capitalizzate e il risultato è che hanno aumentato la produttività del lavoro più delle regioni di confronto Marche e Toscana, che pure sia in termini di investimenti che di addetti e di capitalizzazione non hanno certo fatto male. La produttività del lavoro, nelle imprese umbre di capitali, era di 42mila 130 euro nel 2019 ed è cresciuta a 51mila euro 826 nel 2022, più elevata di Marche (46mila 241 euro) e Toscana (51mila 051).

Un’ottima notizia, ma il quadro che si delinea per il 2023-2024 crea più di un timore non tanto per una previsione di crescita del Pil che certo è lontana (come per tutte le regioni) dai livelli del 2021 e del 2022, ma perché – per quanto riguarda l’Umbria – secondo le stime la regione nel 2024 subirà negativamente la “regola empirica del +0,8%”, individuata dal Prof. Luca Ferrucci, Ordinario presso il  Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia – e quindi potrebbe andare peggio rispetto alla media nazionale.

Sono due dei numerosi spunti emersi dalla seconda edizione dell’incontro , dal titolo “L’economia umbra e il bilanci delle imprese”, organizzato dalla Camera di Commercio dell’Umbria, in collaborazione con la filiale di Perugia della Banca d’Italia, che si è svolto ieri nel capoluogo umbro presso la sede dell’Ente camerale in uno stretto rapporto anche con l’Ordine dei del Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili dell’Umbria, che lo ha accreditato per la formazione continua e obbligatoria dei propri iscritti.

L’originalità dell’appuntamento, giunto, come detto, alla seconda edizione, è che si basa, più che su previsioni, su dati concreti dell’economia reale così come emergono dai bilanci delle imprese che per legge li debbono depositare alla Camera di Commercio. Si tratta di una fetta importante del totale del sistema imprenditoriale umbro, mediamente con realtà più strutturate rispetto alla media. Il tutto accompagnato da dati e rilevazioni, sempre di fonte del Sistema Camerale, che comprendono l’intero universo delle imprese umbre, messo a confronto di regioni limitrofe come Toscana e Marche.

La relazione sui bilanci delle imprese. La regola empirica del +0,8%

Il Prof. Luca Ferrucci ha presentato i risultati del Rapporto “L’economia umbra e i bilanci delle imprese”. E proprio qui, dopo aver dato atto agli imprenditori umbri di aver investito, aumentato gli addetti, capitalizzato le proprie aziende con risorse proprie, tanto che come detto la produttività del lavoro è cresciuta dal 2019 al 2022 del 23%, con benefici anche per il costo del lavoro cresciuto del 6%, Ferrucci ha esposto in anteprima la “regola empirica del +0,8%” da lui individuata, scoprendo che,  sulla base dell’andamento del Pil negli ultimi 15 anni, l’Umbria amplifica l’andamento del proprio Pil rispetto a quello nazionale a seconda che quest’ultimo abbia un andamento inferiore o superiore al +0,8%. In altre parole, se il Pil italiano cresce sopra il +0.8%, l’andamento del Pil umbro è migliore della media nazionale, se invece il Pil nazionale ha un andamento inferiore al +0,8%, quello umbro amplifica il dato negativamente, registrando un andamento peggiore del Pil medio italiano. Una costante regolare negli ultimi 15 anni, ad eccezione del 2016 e 2017, quando il Pil italiano crebbe sopra il +0,8% ma l’Umbria non superò il dato nazionale.

Ciò fa sorgere preoccupazioni perché, se nel 2023 il Pil italiano dovrebbe, alla fine, aumentare dello 0,7% (e quindi il risultato della regione dovrebbe essere in linea, o poco sotto, tale cifra), per il 2024 lo scenario vede stime più ridotte del Pil nazionale e quindi il risultato dell’Umbria potrebbe amplificare in negativo il dato italiano, facendo peggio della media nazionale.

Certamente – ha detto Ferrucci – il quadro è cambiato e occorrerà vedere se gli imprenditori umbri delle società di capitali riusciranno a consolidare la produttività acquisita”.

Tanto più che, se si guarda all’intero universo delle imprese, complessivamente il sistema imprenditoriale umbro conferma – pur come visto tra importanti luci – alcune storiche ombre, come il fatto che le aziende considerate a rischio dall’apposito algoritmo elaborato dal Sistema camerale siano 1.851 (il 14,2%, contro il 12,2% delle Marche e il 13,6% della Toscana).

I settori economici – Il report sui bilanci delle imprese entra poi nel merito di tre settori: manifattura, costruzioni e commercio.

-          La manifattura umbra cresce come valore della produzione e valore aggiunto, ma meno di Toscana e Marche (mantenendo tuttavia un primato sul valore aggiunto per impresa), mostra un buon andamento degli investimenti nel periodo 2019-2022 (+26%, meglio della Toscana ma un po’ sotto le Marche che hanno fatto +26,9%) e vede un incremento della produttività del lavoro 2019-2022 molto meno marcata (+7,7%) rispetto alla Toscana (+20%) e leggermente inferiore a quella delle Marche (+8%). Quanto al profitto ottenuto in media dagli imprenditori manifatturieri umbri è inferiore ai valori di Toscana e Marche (il ROE umbro per impresa manifatturiera nel 2022 si attesta a 8%, contro il 10,5% delle Marche e il 9,3% della Toscana).

-          Le Costruzioni umbre vedono, nel periodo 2019-2022, una produttività del lavoro in crescita (19,2%), ma molto meno rispetto a Marche (+58,2%) e Toscana (43,8%). Gli investimenti medi per impresa delle Costruzioni umbre, pur aumentando tra il 2019 e il 2022, restano notevolmente inferiori rispetto alla Toscana e un po’ più bassi di quelli delle Marche. Infine, gli imprenditori edili umbri sono stati meno generosi nel capitalizzare le proprie aziende. Quanto al profitto degli imprenditori umbri del commercio, il ROE nel 2022 è alll’8,7% (ossia il ritorno sul capitale proprio investito in azienda è l’8,7%), meno di Toscana (9,4%) e Marche (9,2%)

-          Il Commercio nella regione mostra un aumento 2019-2022 degli investimenti più basso rispetto a Marche e Toscana, ma se si guardano i valori gli investimenti per impresa restano in Umbria il doppio del valore della Toscana e quasi il doppio di quello delle Marche. Cresce la produttività del lavoro (ma meno di Marche e Toscana). Il profitto degli imprenditori umbri del commercio nel 2022 è pari all’8,5% del capitale proprio messo nell’azienda, in linea con la Toscana (8,4%) e un po’ sotto le Marche (9,8%).

 

Il credito alle imprese in Umbria. Prestiti alle imprese giù dell’8,2%. Tassi al 10% per le piccole

Daniele Marangoni, del Nucleo per la ricerca economica della Banca d’Italia filiale di Perugia, ha presentato il report “Il credito alle imprese in Umbria”, dal quale sono emerse molte indicazioni di grande interesse. In estrema sintesi, il forte aumento dei tassi di interesse determinato dalle scelte di politica monetaria da parte della Bce, iniziato a metà 2022 e proseguito con ben dieci rialzi consecutivi, ha determinato nel 2023 in Umbria una contrazione dei prestiti alle imprese dell’8,2%, più del -6%-7% della media nazionale. La contrazione è stata del 6,9% per le piccole imprese e dell’8,5% per le grandi.

Il tasso di deterioramento del credito alle imprese (ossia i crediti che i debitori non riescono ad onorare e che, quindi, vanno in sofferenza) è rimasto contenuto, all’1%.

Quanto ai tassi di interesse medi applicati alle aziende, siamo al 6% annuo per le grandi e al 10% per le piccole.

In apertura dei lavori il Segretario Generale della Camera di Commercio dell’Umbria, Federico Sisti, ha evidenziato come la seconda edizione de “L’economia umbra e i bilanci delle imprese” testimoni quanto “la Camera di Commercio dell’Umbria voglia mettere a fattor comune dati e informazioni che possano aiutare le imprese e le associazioni imprenditoriali nelle proprie scelte e che, diventando patrimonio informativo comune, possano contribuire al confronto e al dibattito generale, aumentando il tasso di consapevolezza delle situazioni reali e del loro evolvere. Perché i dati dei bilanci sono economia reale, rappresentando quello che accade nella realtà”.

Gli interventi

Miriam Sartini, Direttrice di Banca d’Italia filiale di Perugia, ha fatto un quadro sintetico, ma molto chiaro ed efficace, sulla politica monetaria della Bce nell’ultimo anno e mezzo e dei suoi effetti, rimarcando come l’obiettivo di abbattere l’inflazione stia riuscendo e prevedendo un allentamento della politica monetaria nel corso del 2024.

Enrico Guarducci, Presidente del Consiglio dell’Ordine dei Dottori, Commercialisti ed Esperti Contabili di Perugia, ha rimarcato “l’importanza di questa seconda edizione de ‘L’economia umbra e i bilanci delle imprese”, rilevando come i dati e il quadro presentati nella prima edizione siano stati utilissimi a noi professionisti che siamo fianco delle aziende”. Guarducci ha affermato che l’Ordine intende allargare e approfondire la collaborazione con la Camera di Commercio dell’Umbria in un serie di campi, sollecitando anche la collaborazione di tutta un’altra serie di soggetti, a cominciare dall’Agenzia delle Entrate, per avere dati sempre più dettagliati anche di quelle imprese non obbligate a presentare il bilancio alla Camera di Commercio.

Le conclusioni del Presidente Mencaroni

A tirare le conclusioni Giorgio Mencaroni, Presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Per superare le debolezze regionali si deve intervenire certo in aiuto delle imprese, ma bisogna anche costruire un tessuto sociale coeso e fare network tra le Istituzioni. La Camera di Commercio dell’Umbria fa della collaborazione e della sinergia una sua cifra caratteristica. Abbiamo fatto molti passi avanti, ma il cammino è ancora lungo e va perseguito con perseveranza”. Il Presidente è entrato anche nel dettaglio di alcuni dati del report, osservando – quando ha esaminato la distribuzione dei reddito Irpef in Umbria, Toscana, Marche e Italia – che “la situazione umbra non presenta situazioni eccessivamente diverse rispetto agli altri, se non il fatto che abbiamo qualcosa percentualmente in meno nelle fasce medio-alte ed alte (nella fascia di reddito oltre 120mila euro lordi, ad esempio, nelle Marche c’è lo 0,56% dei contribuenti, in Toscana lo 0,76% e in Umbria lo 0,52%, ndr). Ma nel misurare l’economia reale – ha continuato il Presidente – non dimentichiamo di dare valore anche al ‘vivere in Umbria’”. E sull’aumento della produttività registrato per le società di capitali Mencaroni ha ribadito che la Camera di Commercio dell’Umbria mantiene la barra dritta sui fattori abilitanti dello sviluppo, quindi anche della produttività del lavoro, come la transizione digitale ed ecologica, l’internazionalizzazione, la formazione, il lavoro, l’imprenditorialità e molto altro ancora, voci sulle quali in questi anni l’Ente camerale ha spinto e investito molto.