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Siamo felici che il Teatro Sociale riapra le sue porte alla comunità amerina. È una bella notizia, ed è giusto riconoscerlo e dirlo.

Così come è giusto ricordare che questo risultato si deve all’interessamento dell’allora Ministro Dario Franceschini, che nel 2021 esercitò il diritto di prelazione restituendo il Teatro alla proprietà pubblica.

Ma proprio perché parliamo di un luogo simbolico, di un bene identitario, di uno spazio che appartiene alla storia e al futuro di Amelia, non basta l’enfasi dell’annuncio e non basta la soddisfazione per una riapertura.

Intorno al Teatro, infatti, continua a mancare ciò che più conta quando si governa una città: condivisione, trasparenza e, prima ancora, visione.

Qualche tempo fa il gruppo consiliare di minoranza aveva posto il tema con chiarezza in Consiglio comunale, chiedendo quale fosse l’impegno economico concreto dell’Amministrazione a sostegno della nuova gestione e della programmazione culturale cittadina.

A quella domanda non è arrivata una risposta vera e strutturata: solo formule vaghe, dichiarazioni di principio, impegni indistinti.

Poi, a pochi giorni di distanza, una delibera ha ufficializzato la destinazione di un contributo di 80 mila euro in favore dell’Associazione Ameria Teatro delle Arti, 40 mila euro per il 2026 e 40 mila euro per il 2027.

E allora la domanda diventa inevitabile: perché non dirlo subito? Perché non spiegare con chiarezza alla città ciò che si stava decidendo? Perché, ancora una volta, questo modo non trasparente di scegliere, fatto più di reticenze che di responsabilità pubblica?

Inoltre, sono stati accertati in entrata fondi dal Ministero della Cultura Dipartimento per le Attività Culturali – Direzione Generale Spettacolo – Servizio Musica per la cultura: 400 mila euro complessivi tra 2026 e 2027 per un progetto che contempla la “realizzazione di attività di valorizzazione in ambito culturale, turistico e sociale”. La città non conosce ancora il progetto, né quali priorità orientino le scelte dell’Amministrazione in proposito, quale idea di sviluppo culturale e territoriale ci sia sotto.

Ed è qui che emerge il vuoto politico: l’assenza di un indirizzo riconoscibile, di una strategia, di una linea di politiche culturali degna di questo nome.

Su una questione così importante come la restituzione del Teatro alla comunità, il Comune avrebbe dovuto giocare da subito e fino in fondo un ruolo di guida.

Avrebbe potuto chiamare a raccolta la città, ascoltare le associazioni, gli operatori economici e non della cultura, i portatori di interesse che insistono sul territorio amerino, e costruire un percorso di confronto pubblico e partecipato dal basso.

Ferma restando la possibilità di legittime scelte politiche, avrebbe potuto fare del rilancio del Teatro l’occasione per aprire ad Amelia una discussione aperta e trasversale sul futuro culturale della città.

Invece, ancora una volta, l’impressione è quella di un’Amministrazione che arriva in corsa, che si accoda, che recepisce progettualità nate altrove e poi le presenta come proprie, senza mai esercitare davvero una funzione di indirizzo politico e amministrativo.

Ed è grave, secondo noi, perché la cultura non è un ornamento da esibire nelle occasioni solenni e non è un intrattenimento di contorno fatto di eventi seriali e patrocini gratuiti.

La cultura è una forza che emancipa, che crea coscienza civile, che tiene insieme e fa crescere la comunità. Ma è anche economia, lavoro, impresa, attrattività, turismo, possibilità di futuro. Soprattutto in un territorio come il nostro, dove ogni spazio pubblico, ogni contenitore culturale pubblico, con progettualità serie, può diventare leva di rigenerazione e sviluppo.

Per questo oggi esprimiamo il nostro plauso sincero alla riapertura del Teatro Sociale.

Nella Giornata mondiale del Teatro pensare alla riapertura del nostro è ancora più significativo, perché ci ricorda quanto il teatro non sia solo un edificio da restituire all’uso che gli è proprio, ma un presidio culturale, civile e comunitario da far vivere davvero.

Rifiutiamo la retorica delle inaugurazioni buone per una giornata e basta.

Amelia ha diritto di sapere quale sia il disegno complessivo. Ha diritto di conoscere quali siano gli intendimenti concreti sul futuro del Teatro oltre questa prima stagione, ma anche sul destino dell’Auditorium di Sant’Angelo, del caffè letterario di Piazza Marconi sparito dai radar, della Biblioteca, del Museo e, più in generale, di tutti i luoghi pubblici della cultura.

La vera domanda, allora, è una sola: esiste o non esiste un’idea di politica culturale per questa città? Perché fino ad oggi abbiamo visto molti annunci, autocelebrazione e generici sostegni a questa o a quella manifestazione.

Anche su questo versante, quello che però ancora non si vede è una visione, un incoraggiante orizzonte di futuro.