“Svalutazione del patrimonio pubblico e pochi risultati sul fronte della sanità”. Così in una nota i gruppi aziendali Uil Fpl dell’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni e della Usl Umbria 2.

“Da almeno 4 anni subiamo una legislatura inconcludente, come testimonia il PSR 2021/2025 che, preadottato nel novembre 2021, ad oggi giace in commissione consiliare ed è ricordato solo per la sciagurata riduzione dei distretti da 12 a 4. Altra testimonianza è l’adozione della DGR n. 1339 del 28 dicembre scorso, che conferma la rinuncia a ogni forma di seria programmazione del SSR ed emana, tralasciando ogni forma di partecipazione, misure disorganiche e penalizzanti per l’organizzazione pubblica, utili solo ad alimentare i problematici Tavoli ministeriali di verifica e a tentare di rispondere ai richiami della Corte dei Conti. Una lunga, faticosa interlocuzione con il Ministero della Salute, partita come nuova ambiziosa riprogrammazione della Rete ospedaliera, l’ex D.M. 70/2015, si è conclusa sotto forma di monitoraggio del Piano di riordino della rete ospedaliera adottato nel 2016 dalla precedente giunta, che però non si è pronunciata in merito alla programmazione “privata”. Tale riorganizzazione lascia sul campo 20 strutture complesse, di cui 7 solo per l’accorpamento dei presidi di Spoleto e Foligno volto a creare il “Terzo Polo”, programma inoltre anche la parte relativa ai privati del SSR (sia convenzionati che pienamente privati) delineando una pesante sottrazione di risorse economiche, sotto forma anche di posti letto,  dall’organizzazione di matrice pubblica a  favore di quella privata convenzionata”.

“Quanto sopra si inserisce in un quadro di difficoltà economico-finanziarie crescenti del SSR, ogni anno più rilevanti, di sostenibilità complessiva del sistema e di rischio commissariamento/innalzamento dei livelli di prelievo fiscale. Il provvedimento, che pure in parte descrittiva evidenzia i limiti di efficienza e di efficacia di una rete ospedaliera troppo frammentata, ipotizzando un assetto ottimale di 10 sedi ospedaliere a fronte delle 18 attuali, di fatto, in assoluta contraddizione, procede alla riduzione diffusa dei posti letto delle Unità Operative pubbliche per ricavare, mantenendo invariati i posti letti totali, gli 80 P.L. da convenzionare nella provincia di Terni. Tale provvedimento inoltre individua soluzioni fantasiose come la sperimentazione gestionale di un presidio di base a Città della Pieve, con la motivazione del recupero della mobilità passiva, e procede a tagli di strutture e specialità, in primis la costituzione del cosiddetto Terzo polo”.

“Si veda appunto il caso di Spoleto (che diminuisce ben 22 PL) o il pesante ridimensionamento del presidio di base di Castiglione del Lago (con riduzione di 27 PL) e,  nel sud dell’Umbria,  la riduzione di 13 PL nel presidio di Narni, dei meno 30  PL ad Amelia, dove la struttura viene riclassificata come ospedale di riabilitazione, con chiusura del Pronto Soccorso. Da tali considerazioni emerge una forte svalutazione del patrimonio  e dell’organizzazione pubblica della sanità umbra, che appare come un peso insostenibile e della quale si programma un sottoutilizzo;  si pensi ad esempio al destino del presidio della Media Valle del Tevere, pure pesantemente ridimensionato in ruolo e specialità presenti (meno15 PL e meno 6 Strutture Complesse), mentre si aprono crediti e  si alimenta una visione salvifica della immissione di quote di privato convenzionato, dimenticando che, per la logica dei costi marginali, l’ennesimo ricovero nelle strutture pubbliche costa il 20%-30% dei ricoveri  a tariffa piena nelle strutture convenzionate. Questa strategia è particolarmente evidente e rilevante nella città di Terni, a partire dal tentativo di tenere in vita il progetto “Stadio-clinica”, già bocciato dalla stessa giunta regionale, ed alimenta interpretazioni degne di attenzione:

•   l’Azienda Ospedaliera non vede aumentare i Posti in dotazione, come invece affermato, perché l’incremento di 22 PL è equivalente all’incremento dei PL di Terapia intensiva previsto dal Decreto 34/2020 per la lotta al Covid, mentre l’AO di Perugia vede realmente un incremento netto di 30 PL;

•   per gli 80  posti letto programmati per i privati convenzionati nella Provincia di Terni, affermazione piuttosto fantasiosa e strana in quanto le province non rilevano in sanità,  la delibera richiama esplicitamente la disciplina dell’art.8 quinques del D.Lgs. 502/92, come modificato dalla legge per la concorrenza, che prevede requisiti e procedure per l’affidamento ad evidenza pubblica e periodiche, senza alcun riferimento alla cosiddetta legge “Stadi”, smentendo di fatto ogni connessione, secondo noi, con il progetto ex Ternana Calcio, finalizzato alla costruzione del nuovo stadio cittadino. Pertanto a prescindere da ogni considerazione politica la strada non è percorribile”.

“E tuttavia in coerenza con quanto affermato – concludono i gruppi aziendali Uil Fpl – si sottolinea che l’attivazione degli 80 PL da convenzionare per finanziare la costruzione del nuovo stadio, determinerebbero uno spostamento di risorse, al netto delle difficoltà imposte dal vigente Decreto Monti sui tetti di attività delle strutture convenzionate, tra i 12 ed i 15 milioni di euro, cioè un maggiore costo secco del sistema, come già detto  in precario equilibrio economico-finanziario. Siamo quindi all’uso strumentale, se non peggio, della programmazione sanitaria e di progetti difficilmente realizzabili come lo stadio-clinica, che non tiene conto di  ogni serio ragionamento sullo stato di salute della popolazione e sull’innovazione necessaria da mettere in campo, sulle indicazioni delle grandi organizzazioni internazionali di settore (OMS-Ocse) e della letteratura in materia, sui bisogni effettivi e/o nuovi da affrontare e sulla necessità ormai  inderogabile di salvare il patrimonio collettivo costituito dal Servizio Sanitario Nazionale”.