Presso il Salone d’Onore di Palazzo Donini l’Agenzia Umbria Ricerche ha presentato alcune anticipazioni dalla Relazione economico-sociale che sarà pubblicata nel corso del prossimo mese di gennaio, con gli aggiornamenti relativi al quadro congiunturale e prospettive per l’Umbria, con approfondimenti in particolare sui dati occupazionali e retributivi, sullo stato di avanzamento del PNRR e sul comparto del turismo.

Alla presenza della Presidente della Regione, Donatella Tesei, e dell’Amministratore Unico dell’Agenzia Umbria Ricerche, Alessandro Campi, i ricercatori seniores dell’Agenzia, Elisabetta Tondini, Mauro Casavecchia e Giuseppe Coco hanno illustrato le evidenze emerse dalle loro analisi.

“Ringrazio l’Agenzia Umbria Ricerche – ha voluto rimarcare la Presidente Tesei concludendo la presentazione – per il prezioso lavoro che sta svolgendo e del supporto che con i suoi rapporti sta dando alla Giunta regionale nell’analisi di fenomeni economici complessi. Comprenderne le dinamiche ci aiuta nel determinare le linee guida delle politiche da intraprendere e ci agevola nel verificare la bontà delle scelte compiute”.

Umbria 2023: quadro macro economico

Nel 2023 si assiste a un rallentamento della crescita, in Italia come in Umbria, conseguente alla decelerazione dell’economia a livello internazionale, anche per effetto dell’indebolimento dell’industria europea (a partire da quella tedesca) e della stretta monetaria, che frena la produzione manifatturiera e il commercio mondiale. Prosegue dunque il momento di difficoltà dell’apparato industriale, ancora alle prese con una domanda che nella ripresa post-pandemica si è indirizzata soprattutto al settore dei servizi.

Le cause di questo rallentamento vanno ricercate principalmente nel processo inflazionistico – che pure si va ridimensionando anche grazie al calo delle quotazioni delle materie prime energetiche – e nel conseguente rialzo dei tassi di interesse messo in atto dalle istituzioni finanziarie per contrastarlo. L’aumento del costo del credito ha determinato una brusca contrazione dei prestiti alle imprese e reso più difficile il ricorso a mutui da parte delle famiglie, frenando così l’effetto espansivo del rimbalzo post-pandemia attraverso la contrazione di investimenti e consumi.

Le previsioni dell’Istat per l’Italia danno una crescita del Pil dello 0,7% sia per il 2023 sia per l’anno successivo. Per quanto riguarda l’Umbria , le stime più recenti prefigurano un quadro di sostanziale allineamento al quadro nazionale: secondo Aur, il tasso di crescita reale nel 2023 dovrebbe aggirarsi intorno allo 0,6%, secondo Svimez allo 0,5%.

Il rallentamento della crescita risente della contrazione dell’export, il cui contributo alla variazione del PIL nel 2023, al netto delle importazioni, si stima essere sostanzialmente nullo. Viene meno dunque il forte impulso alla crescita economica verificatosi nello scorso biennio proveniente dalla domanda estera.

Nei primi nove mesi dell’anno, la dinamica nominale dell’export umbro è stata del -4,5%, quale risultato di una performance del +8,5% della provincia di Perugia e del -26,4% di quella di Terni.

Sul fronte della domanda interna, anche gli investimenti non riescono a esercitare un effetto propulsivo sulla crescita: le costruzioni scontano il progressivo esaurimento dell’impetuoso stimolo derivante dagli incentivi fiscali che ha trainato la crescita degli anni scorsi, mentre si sta ancora facendo attendere il pieno dispiegamento degli effetti propulsivi derivanti dall’attuazione del PNRR, ancora limitata rispetto alle previsioni originarie.

Pertanto, l’unica variabile in grado di contribuire, seppur debolmente, alla crescita del Pil nel 2023 è costituita dalla spesa per consumi delle famiglie le quali, pur dovendo fare i conti con l’indebolimento del reddito reale e con l’innalzamento dei costi del credito, hanno finora preferito diminuire la propensione al risparmio e sostenere il livello di spesa, in attesa di recuperare il potere d’acquisto nel 2024 a seguito del previsto rafforzamento della dinamica salariale.

Anche in Umbria, come a livello nazionale, l’andamento dei consumi ha subito un notevole rallentamento rispetto all’anno precedente, anche a causa del fenomeno inflattivo che, pur in progressiva attenuazione, si conferma nella regione più pesante che in Italia (2,4% contro 1,7% a ottobre 2023).

Sul versante dell’occupazione, i primi nove mesi dell’anno hanno sancito una ripresa del mercato del lavoro nella regione più sostenuta di quella nazionale (+2,8% tendenziale contro 2,0%), un fattore che ha contribuito a sostenere la domanda delle famiglie. Tuttavia va rimarcato il perdurare dello svantaggio retributivo del lavoro dipendente nel settore privato in Umbria, che nel complesso risulta inferiore dell’11,5% rispetto a quello medio nazionale (dato 2022), come conseguenza di un appiattimento verso il basso delle qualifiche lavorative nella regione e di una più generale minore competitività del sistema produttivo.

Scendendo nel dettaglio settoriale, nei primi sei mesi dell’anno l’industria umbra ha registrato una crescita modesta, combinata tuttavia con una sostenuta dinamica occupazionale, nettamente superiore a quella del resto d’Italia. In rallentamento anche l’attività del comparto edilizio, accompagnata anche in questo caso da una crescita occupazionale, in controtendenza rispetto al calo registrato invece a livello nazionale. In flessione la dinamica del settore commerciale, che in Umbria non ha ancora recuperato i livelli occupazionali del 2019 e in più ha perso ulteriori unità di lavoro. Note positive continuano ad arrivare dal settore turistico, che nei primi 9 mesi dell’anno ha già superato il livello record di 5,5 milioni di presenze.

Le prospettive per il 2024 sono fortemente condizionate dal perdurare del quadro di incertezza dovuto alle tensioni geopolitiche e al rallentamento della domanda globale. In un quadro sostanzialmente privo di elementi di dinamismo, la principale leva su cui poggiare le prospettive di crescita resta il PNRR, la cui attuazione dovrebbe finalmente entrare nel vivo e cominciare a dispiegare in modo più robusto gli effetti propulsivi sull’economia. Un esercizio di simulazione effettuato dall’Aur ha stimato che l’effetto espansivo sul Pil regionale derivante dalla spesa prevista in Umbria di 1,9 miliardi di euro circa a valere sul PNRR e sul Fondo complementare (PNC/PNC Sisma) nel quinquennio 2022-2026 si aggirerebbe intorno a 1,2 miliardi di euro, corrispondenti a circa un punto percentuale medio annuo.

 

Occupazione e disoccupazione al III trimestre 2023

Continua anche nel III trimestre 2023 l’aumento dell’occupazione in Umbria, pari al 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2022 (Italia 2,1%). Nei primi nove mesi dell’anno la variazione tendenziale è stata del 2,8%, superiore al 2,2% registrato in Italia.

Il tasso di occupazione è salito al 65,0% (61,6% nazionale) e in aumento rispetto a quello del III trimestre 2022 (era di 63,8%).

Continua la buona performance dell’industria, compresa quella delle costruzioni (in controtendenza rispetto al calo nazionale). L’occupazione cresce nei servizi, fatta eccezione del “commercio alberghi e ristoranti” che continua a perdere occupati (in Italia il settore è invece in forte recupero). Si segnala l’emorragia del settore agricolo, in Umbria più che in Italia, settore che pesa per il 3% sul totale occupati nella regione.

In parallelo, si registra una sostenuta contrazione delle persone in cerca di occupazione: rispetto al III trimestre dello scorso anno cala del 26,5% (-4,1% nazionale), soprattutto per la forte diminuzione delle persone che avevano perso un lavoro (i disoccupati veri e propri). Considerando i primi nove mesi dell’anno, le persone che cercano un lavoro in Umbria diminuiscono del 10,9% rispetto allo stesso periodo del 2022 (-4,2% Italia).

Il tasso di disoccupazione si porta così al 6,5% (era pari dell’8,6% un anno prima), a fronte del 7,4% nazionale.

 

Focus su lavoratori dipendenti e retribuzioni del comparto privato extra agricolo al 2022

 

Lavoratori dipendenti

 

  • In Umbria sono 226.599, di cui il 56% uomini (57% in Italia).
  • Il 61% operai (55% Italia), il 31% impiegati, l’1,7% quadri e lo 0,3% dirigenti. L’Umbria, più “operaia” dell’Italia, risulta sottodimensionata rispetto alle qualifiche più elevate e tale fenomeno si presenta trasversalmente in tutti i settori.
  • Gli uomini che ricoprono la qualifica di operai sono il 70% (65% Italia), le donne sono la metà (invece in Italia la metà delle lavoratrici risultano “impiegate”).
  • Per il 30,6% hanno meno di 35 anni (32,4% in Italia), e i giovani quadri e dirigenti sono il 4,3% del totale (in Italia più del doppio, 9,7%).
  • Il part time pesa per il 17,6% tra gli uomini (meno che in Italia) e per oltre la metà tra le donne (un po’ più che in Italia), per un grado di femminilizzazione pari al 69%.
  • In Umbria, il part-time nei tempi indeterminati sale al 52% (48% in Italia).
  • I contratti a tempo indeterminato sono il 75% (un po’ più che in Italia) e, in particolare, quelli full-time retribuiti l’intero anno (lavoro standard) sono 87.439, ovvero il 39% del totale (come in Italia).
  • L’industria in senso stretto assorbe il 27,7% dei lavoratori e le costruzioni l’8,1% (in Italia 25% e 7,1%) e tutto il comparto concentra oltre due quinti degli operai e il 69% delle figure apicali. In Italia sono invece i servizi ad assorbire la quota prevalente – il 58% – di figure dirigenziali, come conseguenza della maggiore specializzazione e strutturazione terziaria.

 

Lavoro standard – differenziali Umbria/Italia dell’articolazione dei lavoratori dipendenti privati a tempo indeterminato full-time retribuiti un intero anno per qualifiche e settori al 2022 (Italia=100)

 

Fonte: elaborazioni AUR su dati Inps

 

Retribuzioni

Totale lavoratori per qualifiche

Nel 2022 le retribuzioni complessive dei dipendenti del comparto privato extra agricolo[1] in Umbria ammontano a 4,6 miliardi di euro, per un importo unitario medio pari a 20.222 euro annui (22.839 euro in Italia).

Considerando il complesso dei lavoratori privati, l’Umbria si caratterizza per una retribuzione media annua degli operai un po’ superiore al dato nazionale e, viceversa, per valori più bassi in tutte le altre qualifiche (con una distanza massima, pari a -14,9%, tra i quadri).

 

Retribuzioni medie annue dei lavoratori dipendenti privati per qualifiche al 2022 (euro)

 

Fonte: elaborazioni AUR su dati Inps

Lavoratori standard per qualifiche

Isolando i soli lavoratori standard (quelli con contratti a tempo indeterminato full-time retribuiti dal datore di lavoro per un intero anno lavorativo), la retribuzione media annua in Umbria risulta pari a 30.872 euro e quella nazionale a 37.360 euro, per un delta territoriale secco di -17,4%, valore che scende a -11,0% se si depura dalla diversa composizione per qualifiche. Questo significa che, ceteris paribus, in Umbria si guadagna comunque di meno che in Italia. In sintesi, una struttura del lavoro locale a minore presenza di figure high profile contribuisce a deprimere verso il basso il livello medio delle retribuzioni del lavoro standard. Ma è anche vero che gli scarti retributivi territoriali si amplificano salendo nella scala gerarchica (da un -6,7% degli operai a un -16,1% dei dirigenti).

 

Retribuzioni medie annue per qualifica dei dipendenti privati con contratti full-time a tempo indeterminato pagati per l’intero anno lavorativo al 2022 (euro)

 

Fonte: elaborazioni AUR su dati Inps

 

Lavoro standard per settori e qualifiche

Anche le retribuzioni medie per qualifiche distinte per settori (sempre per i soli lavoratori standard) mostrano valori umbri diffusamente inferiori a quelli nazionali.

Differenziali retributivi unitari medi annui per qualifiche e per settori produttivi dei dipendenti del comparto privato impiegati a tempo indeterminato full-time retribuiti per l’intero anno al 2022

 

 

Fonte: elaborazioni AUR su dati Inps

Lavoro standard per genere e qualifiche

Si guadagna di meno se si è donna e, in generale, guadagnano di più le donne italiane che quelle umbre.

 

Retribuzioni medie per giornata retribuita, degli occupati nel settore privato con contratti full-time a tempo indeterminato pagati dal datore di lavoro per un intero anno per qualifica e per genere al 2022 (euro)

 

 

Fonte: elaborazioni AUR su dati Inps

 

 

L’analisi dei livelli retributivi medi a giornata dei contratti standard analizzati per genere e per qualifiche evidenzia che:

  • le donne, sia in Umbria che in Italia, guadagnano meno degli uomini, a rimarcare il fatto che i differenziali retributivi di genere prescindono da una minore presenza sul lavoro;
  • le lavoratrici umbre guadagnano di meno rispetto a quelle italiane ma il differenziale maggiore si registra tra i lavoratori umbri rispetto ai connazionali.

Poiché i minimi retributivi definiti dai contratti nazionali pongono un limite alla flessibilità verso il basso delle retribuzioni, la minore sperequazione di genere in Umbria è evidentemente conseguenza dell’appiattimento verso il basso delle retribuzioni degli uomini nella regione.

 

 

Differenziali territoriali Umbria/Italia per genere e qualifiche nelle retribuzioni del lavoro privato con contratti full-time a tempo indeterminato pagati dal datore di lavoro per un intero anno al 2022

 

Fonte: elaborazioni AUR su dati Inps

 

Il fattore organizzazione del lavoro e gestione delle risorse umane, che si riflette sui livelli medi complessivi retributivi (e l’Umbria continua a primeggiare nella graduatoria regionale della maggiore quota di lavoratori sovraistruiti), risulta fortemente interrelato, in un reciproco rapporto di causa-effetto, con il livello di innovazione incorporata nel management e negli assetti produttivi e dunque con la produttività del sistema. E, poiché a produttività elevate corrispondono salari e stipendi elevati e viceversa, alla fine è proprio una minore capacità media delle imprese locali a generare maggiore valore aggiunto unitario a spiegare compensi lavorativi umbri strutturalmente inferiori a quelli nazionali.

 

Flussi turistici e Aeroporto

 

I Flussi Turistici

Presenze turistiche: i primi 9 mesi del 2023

Le presenze turistiche complessive dei primi 9 mesi del 2023 superano nettamente quelle degli anni presi come benchmark: per la prima volta si sfonda il muro dei 5,5 milioni. In valori assoluti, si va dai +484 mila rispetto al 2022 ai +1 milione e 120 mila rispetto al 2017; in termini di variazioni percentuali si oscilla dal +9,5% rispetto al 2022 al +25,3% rispetto al 2017.

 

Presenze turistiche: primi 9 mesi 2023 versus stesso periodo 2022, 2019, 2018, 2017 (*)
Umbria

2023

2022

2019

2018

2017

Gennaio

277.634

185.328

209.938

221.594

204.139

Febbraio

195.784

152.159

180.658

182.260

188.801

Marzo

290.402

210.467

295.322

296.325

248.920

Aprile

643.234

490.028

617.758

549.146

482.909

Maggio

597.572

497.805

534.815

536.228

435.672

Giugno

698.669

659.661

635.578

585.840

557.004

Luglio

909.145

919.580

840.466

857.124

766.954

Agosto

1.176.456

1.256.583

1.118.270

1.101.770

993.321

Settembre

763.030

696.263

587.487

602.853

553.781

Totale

5.551.926

5.067.874

5.020.292

4.933.140

4.431.501

Fonte: Elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Regione Umbria- Statistiche sul Turismo

(*) Per evitare le fluttuazioni dovute al covid, non sono stati presi in considerazione il 2020, 2021

 

Variazioni presenze primi 9 mesi 2023 versus lo stesso periodo 2022, 2019, 2018, 2017 (*)
Umbria

2023/22

2023/19

2023/18

2023/17

Variazioni assolute

+484.052

+531.634

+558.786

+1.120.425

Variazioni %

+9,5

+10,6

+12,5

+25,3

Fonte: Elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Regione Umbria- Statistiche sul Turismo

(*) Non sono stati presi in considerazione il 2020 e il 2021 sui quali ha inciso pesantemente il Covid

 

Presenze turistiche: una proiezione per il 2023

Gli andamenti dei flussi turistici ci mostrano che il settore è in salute e ha ampi margini di incremento.

Sotto un profilo analitico, proiettando la crescita del numero di presenze turistiche rilevata nei primi nove mesi sull’intero anno, emerge che il 2023 si candida ad essere l’anno migliore di sempre. Ha tutti i numeri a posto sia per superare il 2022 (quando erano già stati recuperati i livelli pre-pandemia), sia per avvicinarsi per la prima volta nella storia della regione alla soglia dei 7 milioni.

 

Umbria, presenze turistiche dal 2023** al 2008
2023**

Minimo

6,6 milioni

Massimo

6,9 milioni

2022 6.315.895 2017 5.484.573 2012 5.891.573
2021* 4.689.316 2016 5.986.392 2011 6.127.855
2020* 3.174.318 2015 5.910.632 2010 5.698.208
2019 6.151.578 2014 5.858.794 2009 5.624.744
2018 6.081.647 2013 5.763.799 2008 6.035.440
Fonte: Elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Regione Umbria- Statistiche sul Turismo

**proiezione per il 2023

 

Presenze turistiche: estati dal 2023 al 2010

Il 2023 consacra l’Umbria come meta turistica estiva in crescita, risultando migliore anche del 2022, sulle performance del quale aveva inciso in modo determinante la voglia di ritorno alla normalità del dopo Covid. Comunque sia, in entrambi gli ultimi due anni si è superata la soglia record dei 3,5 milioni di presenze.

 

Umbria -Presenze estati (giugno – settembre) dal 2023 al 2010 (*)
Giugno-settembre

Valori assoluti

Variazione assoluta del 2023 rispetto agli anni precedenti

Variazione % del 2023 rispetto agli anni precedenti

2023

3.547.300

2022

3.532.087

+15.213

+0,4

2019

3.181.801

+365.499

+11,5

2018

3.147.587

+399.713

+12,7

2017

2.871.060

+676.240

+23,5

2016

3.203.719

+343.581

+10,7

2015

3.123.895

+423.405

+13,5

2014

3.116.164

+431.136

+13,8

2013

3.093.988

+453.312

+14,6

2012

3.188.572

+358.728

+11,2

2011

3.287.665

+259.635

+7,9

2010

2.979.393

+567.907

+19,1

Fonte: Elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Regione Umbria- Statistiche sul Turismo

 

Arrivi turistici: primi 9 mesi 2023

Gli arrivi turistici complessivi dei primi 9 mesi del 2023 superano nettamente quelli degli anni presi come benchmark. E non si può mancare di sottolineare che viene superata per la prima volta la soglia dei due milioni (2.082.096).

Il 2023 rispetto al 2022 fa registrare un +264 mila (+14,5%) e rispetto al 2019 un + 124 mila (+6,3%); la differenza più grande si ha col 2017: +444 mila (+27,1%).

 

Arrivi turistici: primi 9 mesi 2023 versus stesso periodo 2022, 2019, 2018, 2017 (*)
Umbria

2023

2022

2019

2018

2017

Gennaio

106.490

63.719

84.043

90.774

67.186

Febbraio

82.166

63.571

84.719

85.962

72.229

Marzo

135.743

93.762

147.801

152.194

107.773

Aprile

290.851

222.277

286.701

253.958

219.208

Maggio

254.855

210.653

241.790

240.663

190.236

Giugno

273.629

252.917

260.127

247.519

225.271

Luglio

296.321

288.781

261.681

264.871

238.591

Agosto

347.460

364.666

339.624

329.182

286.209

Settembre

294.581

257.317

251.401

260.162

230.715

Totale

2.082.096

1.817.663

1.957.887

1.925.285

1.637.418

Fonte: Elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Regione Umbria- Statistiche sul Turismo

 

Variazioni arrivi turistici primi 9 mesi 2023 versus stesso periodo 2022, 2019, 2018, 2017 (*)
Umbria

2023/22

2023/19

2023/18

2023/17

Variazioni assolute

+264.433

+124.209

+156.811

+444.678

Variazioni %

+14,5

+6,3

+8,1

+27,1

Fonte: Elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Regione Umbria- Statistiche sul Turismo

 

Comprensori: un confronto tra i primi 9 mesi del 2023 con quelli del 2019

Le presenze turistiche nei comprensori umbri nei primi 9 mesi del 2023

A livello di singoli comprensori, confrontando le presenze turistiche dei primi 9 mesi del 2023 con quelle del 2019, i top tre per crescita in termini assoluti sono l’Assisano, il Perugino e il Ternano. I top cinque per crescita in termini percentuali sono nell’ordine l’Amerino, il Ternano, la Valnerina, l’Assisano, e lo Spoletino. Le aree che decrescono (di poco) rispetto al 2019 sono soltanto due (tab. 5).

Gli arrivi turistici nei comprensori umbri nei primi 9 mesi del 2023

Spostandoci sul versante degli arrivi turistici i top cinque comprensori per crescita in termini assoluti sono l’Assisano, il Trasimeno, il Perugino, la Valnerina e il Ternano. I top cinque per crescita in termini percentuali sono nell’ordine l’Amerino, la Valnerina, il Trasimeno, il Ternano e l’Alta Valle del Tevere. Le aree che decrescono rispetto al 2019 sono tre (tab. 6).

In conclusione, va sottolineato che l’Orvietano è l’unico comprensorio che fa registrare, rispetto all’anno benchmark 2019, il segno meno sia sul fronte delle presenze che degli arrivi turistici.

Tab. 5 – Comprensori umbri e presenze turistiche: un confronto tra i primi 9 mesi del 2023 con quelli del 2019

Comprensorio

2023

2019

2023 vs 2019

Variazione Ass.

Variazione %

ASSISANO

1.177.556

1.008.674

+168.882

+16,7

VALNERINA

251.935

211.958

+39.977

+18,9

TRASIMENO

809.484

777.686

+31.798

+4,1

ALTA V. DEL TEVERE

263.885

251.975

+11.910

+4,7

FOLIGNATE

476.751

437.987

+38.764

+8,9

EUGUBINO

264.815

274.650

-9.835

-3,6

PERUGINO

995.201

902.761

+93.440

+10,2

SPOLETINO

267.705

235.417

+32.288

+13,7

TUDERTE

223.280

206.192

+17.088

+8,3

AMERINO

84.142

63.377

+20.765

+32,8

ORVIETANO

360.387

361.892

-1.505

-0,4

TERNANO

376.785

287.723

+89.062

+31,0

Fonte: Elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Regione Umbria- Statistiche sul Turismo

 

Tab. 6 – Comprensori umbri e arrivi turistici: un confronto tra i primi 9 mesi del 2023 con quelli del 2019

Comprensorio

2023

2019

2023 vs 2019

Variazione Ass.

Variazione %

ASSISANO

500.748

464.662

+36.086

+7,8

VALNERINA

118.310

97.940

+20.370

+20,8

TRASIMENO

200.809

174.123

+26.686

+15,3

ALTA V. DEL TEVERE

79.140

70.014

+9.126

+13,0

FOLIGNATE

185.828

188.855

-3.027

-1,6

EUGUBINO

104.093

102.400

+1.693

+1,7

PERUGINO

378.191

357.279

+20.912

+5,9

SPOLETINO

108.133

96.039

+12.094

+12,6

TUDERTE

73.026

80.596

-7.570

-9,4

AMERINO

32.947

27.217

+5.730

+21,1

ORVIETANO

164.596

178.850

-14.254

-8,0

TERNANO

136.275

119.920

+16.355

+13,6

Fonte: Elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Regione Umbria- Statistiche sul Turismo

 

I Top 20 Comuni umbri per presenze nell’estate 2023

In cima alla classifica dei singoli Comuni per presenze turistiche nell’estate 2023 (giugno-settembre) troviamo Assisi che da solo rappresenta il 17% del totale; a seguire c’è Perugia col 13%; tra il 3 e il 5 percento ci sono Città di Castello, Passignano, Spoleto, Terni, Orvieto, Gubbio, Magione. Assisi e Perugia insieme hanno fatto registrare il 30% delle presenze totali dell’estate 2023: 1 milione e 67 mila dei 3 milioni 547 mila totali della regione.

 

I top 20 Comuni umbri per presenze nell’estate 2023 (giugno – settembre)
Posizione Comune Presenze giu./sett. 2023 Quota % sul tot.  regionale
1 Assisi 602.190 17,00%
2 Perugia 465.545 13,11%
3 Castiglion del Lago 171.198 4,82%
4 Passignano 147.707 4,14%
5 Spoleto 144.079 4,06%
6 Terni 142.824 4,00%
7 Orvieto 140.160 3,95%
8 Gubbio 131.675 3,69%
9 Magione 124.613 3,49%
10 Foligno 106.978 2,99%
11 Cascia 106.109 2,99%
12 Todi 84.631 2,37%
13 Tuoro 84.274 2,36%
14 Città di Castello 78.375 2,20%
15 Umbertide 42.029 1,18%
16 Bevagna 40.047 1,13%
17 Narni 38.587 1,07%
18 Collazzone 37.036 1,04%
19 Spello 36.555 1,01%
20 Nocera Umbra 36.172 1,00%
Totale Regione 3.547.300 100%
Fonte: Elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Regione Umbria- Statistiche sul Turismo

 

Aeroporto dell’Umbria

Un confronto tra i primi 10 mesi del 2023 col corrispondente periodo del 2019

I Passeggeri

Nei primi dieci mesi del 2023 lo scalo umbro fa registrare importantissimi tassi di crescita dei passeggeri rispetto allo stesso periodo del 2019 (anno pre-Covid): si va dai circa +45% di gennaio ai +203% di agosto. Complessivamente si ha una crescita di oltre il 160%.

Aeroporto dell’Umbria – Passeggeri gen./ott. 2023 vs gen./ott. 2019
  gen.-ott. 2023 gen.-ott. 2019 Var. %
Gennaio 16.538 11.416 +44,9
Febbraio 17.080 10.009 +70,6
Marzo 26.147 12.471 +109,7
Aprile 56.837 21.751 +161,3
Maggio 57.043 21.427 +166,2
Giugno 60.881 21.731 +180,1
Luglio 67.852 23.428 +189,6
Agosto 71.216 23.502 +203,0
Settembre 62.759 21.870 +187,0
Ottobre 53.913 20.001 +169,6
Totale 490.696 187.606 +161,6
Fonte: elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Assaeroporti, Aeroporti 2030.

 

I Movimenti

Nei primi dieci mesi del 2023 lo scalo umbro fa registrare importantissimi tassi di crescita dei movimenti (atterraggi e decolli degli aeromobili in un determinato aeroporto) rispetto allo stesso periodo del 2019 (anno pre-Covid): si va dai circa +59% di gennaio ai +215% di agosto. Complessivamente si ha una crescita di oltre il 170%.

Aeroporto dell’Umbria – Movimenti gen./ott. 2023 vs gen./ott. 2019
  gen.-ott. 2023 gen.-ott. 2019 Var. %
Gennaio 140 88 +59,1
Febbraio 126 68 +85,3
Marzo 188 80 +135,0
Aprile 370 140 +164,3
Maggio 382 134 +185,1
Giugno 401 132 +203,4
Luglio 431 146 +195,2
Agosto 454 144 +215,3
Settembre 414 134 +208,9
Ottobre 360 134 +168,7
Totale 3.266 1.200 +172,2
Fonte: elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Assaeroporti, Aeroporti 2030.

 

I Top 10 aeroporti italiani per crescita nei primi dieci mesi del 2023 rispetto al 2019

Il San Francesco si colloca al secondo posto tra i top dieci aeroporti italiani per crescita (*) nei primi dieci mesi del 2023. Rispetto al 2019 fa registrare un +161,6%. Meglio di lui fa solo Trapani, mentre il terzo scalo è sotto di oltre centodieci punti percentuali.

Aeroporti italiani: i Top 10 (*) per crescita gen./ott. 2023 vs gen./ott. 2019
Posizione Aeroporto Var. % 2023 vs 2019
1 Trapani +245,8
2 Perugia +161,6
3 Milano Linate +50,8
4 Crotone +38,0
5 Pescara +28,8
6 Brindisi +21,2
7 Lampedusa +20,8
8 Bari +19,5
9 Trieste +19,4
10 Palermo, Napoli +17,2
Fonte: elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Assaeroporti, Aeroporti 2030.

(*) Aeroporti con volumi di passeggeri maggiori di 200.000.

 

Scalo umbro: il 2023

A questo punto, sotto un profilo analitico, se proiettiamo la crescita dei primi dieci mesi del 2023 sull’intero anno, emerge che siamo di fronte all’anno solare in cui per la prima volta verrà sfondata la fatidica soglia del mezzo milione di passeggeri.

Nella sostanza, a consuntivo, si può affermare che lo scalo umbro ha vinto la sfida del suo rilancio e quindi può guardare con ottimismo al futuro, sia in un’ottica nazionale che internazionale.

 

Aeroporto dell’Umbria, Passeggeri 2023-2000
2023*

Minimo

Massimo

530 mila

570 mila

       
2022 369.222 2010 113.361
2021 144.939 2009 123.432
2020 77.260 2008 114.072
2019 219.183 2007 97.027
2018 223.436 2006 45.281
2017 250.133 2005 54.815
2016 221.941 2004 56.320
2015 274.027 2003 58.822
2014 209.364 2002 56.221
2013 215.550 2001 58.538
2012 201.926 2000 52.802
2011 175.629
Fonte: Elaborazioni Agenzia Umbria Ricerche su dati Assaeroporti, Aeroporti 2030

*Proiezione per il 2023

 

500 mila passeggeri: i potenziali effetti su occupazione e redditi

Valutare la portata che l’ottimizzazione di un’infrastruttura può avere sullo sviluppo economico di un’area non è un’operazione facile. E non è una questione solo metodologica quanto una faccenda connessa alla complessità dei meccanismi che si innescano quando si va a modificare l’accessibilità di una determinata area geografica.

Detto questo, seguendo un approccio di tipo analogico-qualitativo, nel grafico che segue viene proposta una stima di cosa può significare per l’Umbria, in termini di occupazione (diretta, indiretta e indotta) e di redditi, il raggiungimento (sostanzialmente molto probabile per il 2023) dei 500 mila passeggeri per lo scalo.

Grafico – Aeroporto dell’Umbria: stima occupati e redditi derivanti da 500 mila passeggeri

 

Il PNRR in Umbria

Lo stato di avanzamento dell’attuazione

In generale, ad oggi si può dire che a livello nazionale siamo abbastanza avanti per quanto riguarda l’allocazione delle risorse su progetti identificati dai soggetti attuatori, ma resta basso il livello dei pagamenti. In altre parole, è stato ormai deciso che cosa fare, ma i lavori di realizzazione delle opere vanno ancora a rilento rispetto ai tempi previsti.

Una recentissima memoria dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio sullo stato di attuazione del PNRR evidenzia che a livello nazionale, a fine novembre 2023, su un complesso di 176,5 miliardi di euro (l’analisi si concentra sui progetti provvisti di CUP e CLP, escludendo ogni tipo di incentivazione e agevolazione fiscale), oltre due terzi (67%) delle risorse stanziate sono stati assegnati ai soggetti attuatori, ma le procedure di gara sono state avviate solo per un quarto del valore dei progetti (45 miliardi, pari al 25,4%) e le aggiudicazioni sono avvenute solo per la metà dell’importo messo a gara (22,6 miliardi, il 12,8% del valore dei progetti).

Scendendo sui territori, si può osservare che la fase di assegnazione è stata gestita con velocità analoga tra Nord, Centro e Mezzogiorno. Le differenze tra le aree invece si amplificano quando si guarda alla capacità di bandire, di mettere a gara e di aggiudicare i lavori. Lo storico punto debole nazionale degli appalti dei lavori pubblici, che riguarda soprattutto le stazioni appaltanti di piccole dimensioni, si evidenzia particolarmente nel Mezzogiorno, che mostra maggiori difficoltà nella preparazione e nello svolgimento delle gare.

Le regioni del Centro e del Nord registrano quote di gare avviate rispettivamente del 30,1% e del 27,7%, mentre su progetti localizzati nelle regioni del Mezzogiorno sono state a oggi avviate gare per un importo pari al 19,3%. Le percentuali di aggiudicazione seguono una dinamica simile, attestandosi sulla metà degli importi messi a gara: 15,2% e 14,1% rispettivamente nel Centro e nel Nord e 9,4% nel Mezzogiorno.

L’Umbria registra percentuali migliori della media italiana e anche delle altre regioni del Centro, sia sul versante dell’importo dei progetti messi a gara (procedure avviate) sul totale delle risorse assegnate, sia sul fronte dell’importo dei lotti aggiudicati.

 

Progetti PNRR: procedure di gara avviate e aggiudicate (quota su valore progetti) – novembre 2023

Procedure avviate

Aggiudicazioni

Italia

25,4

12,8

Centro

30,1

15,2

Umbria

32,2

20,1

Fonte: UPB

 

Una stima dell’impatto del PNRR in Umbria

L’Aur ha effettuato un esercizio di simulazione per provare a misurare l’impatto prodotto dalle risorse del PNRR stanziate per l’Umbria. Allo scopo, sono state utilizzate le tavole Input-Output biregionali costruite da Irpet, un modello dedicato proprio a stimare gli effetti che, in Umbria e nel resto d’Italia, derivano da un impulso di domanda finale – nel nostro caso la spesa in investimenti del PNRR – effettuato all’interno della regione.

L’impatto stimato comprende tre tipi di effetti: quelli diretti, strettamente legati all’attività realizzata; quelli indiretti, che discendono dall’esistenza dei legami intersettoriali; quelli indotti, che derivano da ulteriori aumenti di domanda finale generati dagli incrementi di reddito prodotti dagli effetti precedenti.

L’entità delle risorse stanziate per l’Umbria è stata stimata attraverso le informazioni relative a tutti i progetti ammessi a finanziamento con i fondi del PNRR e ubicati nel territorio regionale, estrapolate alla data del 29 settembre 2023 dal portale ReGiS.

A quella data risultavano censiti dal portale 3.475 progetti, per una spesa complessiva prevista entro il 2026 di 4,883 miliardi di euro. Tale importo è comprensivo del finanziamento PNRR (pari a circa il 72% del finanziamento totale) e di altri contributi e risorse proprie dei soggetti attuatori, in larga parte di natura pubblica (la quota di finanziamento privato ammonta a circa il 7% del totale).

Una cospicua quota dell’importo complessivo, pari a 3,316 miliardi di euro (il 68% del totale), è destinata alla realizzazione di progetti infrastrutturali interregionali da parte di grandi aziende a partecipazione pubblica, nei settori delle reti ferroviarie, energetiche, di telecomunicazioni. Tali progetti hanno valenza nazionale e ricadute positive anche per l’Umbria, ma le loro caratteristiche non consentono di isolare la quota di risorse attribuibile alla singola regione. Per questo motivo questo gruppo di progetti non è stato incluso nel computo dell’esercizio di simulazione.

Sono stati invece inclusi anche i 29 interventi finanziati dal Fondo complementare al PNRR (PNC), compresi anche quelli focalizzati sulle aree colpite dal sisma del 2009 e del 2016, per un ammontare di 363,63 milioni di euro.

L’importo complessivo per l’Umbria preso in considerazione in questo esercizio è dunque pari a 1,93 miliardi di euro.

 

Risorse per l’Umbria considerate ai fini della stima di impatto (milioni di euro)

In estrema sintesi, l’effetto espansivo in Umbria delle misure previste dal PNRR (al netto degli interventi infrastrutturali interregionali) e dai progetti PNC sul livello del Pil regionale si aggirerebbe intorno a 1,23 miliardi di euro complessivi.

Questo significa che ogni 100 euro di spesa si stima generino solo in Umbria 64 euro di Pil aggiuntivi rispetto alla baseline. Ulteriori 33 euro di Pil derivanti dalla medesima spesa vengono prodotti nel resto d’Italia, a causa dell’effetto dispersivo determinato dall’aumento di importazioni da parte dell’Umbria dalle altre regioni (dei 934 milioni di euro di importazioni totali generate, 673 milioni provengono dal resto d’Italia).

Supponendo che la spesa delle suddette risorse venga spalmata nel quinquennio 2022-2026, l’impatto positivo sul Pil regionale, rispetto a uno scenario base (l’anno 2021) senza PNRR e PNC, si aggirerebbe intorno a 1,1 punti percentuali medi annui.

Dal punto di vista occupazionale, nel quinquennio in Umbria si attiverebbero in media circa 5.300 unità di lavoro ogni anno.

 

Effetto della spesa complessiva PNRR-PNC

Produzione

Redditi

Pil

Occupati

Milioni di euro

Migliaia di ULA

Umbria

2.443

1.207

1.229

26,5

Resto Italia

1.385

621

635

9,0

Totale

3.828

1.828

1.864

35,5

quota in Umbria

64%

66%

66%

75%

 

Fonte: elaborazioni Aur


[1] Per retribuzioni si intendono dunque gli imponibili a fini previdenziali, comprensivi dei contributi a carico del lavoratore, nel periodo di tempo considerato.