Più giornalisti (in proporzione al numero degli abitanti) delle altre regioni del Centro, meno lettori della media, meno aziende rispetto al dato nazionale, imprese assai più fragili con una redditività al lumicino, addetti molto meno pagati se si prende in considerazione il Settore Editoria “allargato” (che comprende anche la produzione di libri), con il divario negativo che resta, ma si riduce, se invece si prende in considerazione la sola “Editoria giornalistica”, dove si concentra maggiormente il numero dei giornalisti (Edizione di quotidiani, Edizione di riviste e periodici, Trasmissioni radiofoniche, Attività di programmazione e trasmissioni in televisive, agenzie di stampa).

Se poi si guarda al solo settore “Pubbliche relazioni e Comunicazione”, settore ‘spurio’ dove operano anche non giornalisti ma dove gli iscritti all’ordine si dirigono sempre più e dove avere un contratto di tipo giornalistico è una chimera, la débacle dell’Umbria è totale: ROI per impresa  (ritorno sugli investimenti effettuati) allo zero virgola, che addirittura diventa negativo nel 2022 (-0,2%), mentre il costo per addetto per impresa è di appena 7mila 730 euro anni nel 2022, con un certo aumento rispetto ai due anni precedenti ma sotto i livelli pre-pandemia del 2019, quando era a 9mila 916 euro (nel 2022, per avere qualche parametro di riferimento, il costo per addetto nel settore “Pubbliche relazioni e Comunicazione è di 21mila 724 euro annui in Toscana, 21mila 232 nelle Marche, 17mila 014 in Abruzzo).

Non se le passa davvero bene in Umbria il settore dell’Editoria e dell’Informazione in Umbria – ancora peggio di quanto già non la passi male in tutta Italia – secondo la mole dei dati elaborati dal Primo Rapporto redatto dall’Osservatorio sull’Occupazione e l’Editoria dell’Umbria, presentato stamattina presso la Sala Rossa dell’Ente camerale e curato dalla Camera di Commercio dell’Umbria (team composto dal Prof. Luca Ferrucci, Ordinario presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia, e da Andrea Massarelli e da Giuseppe Castellini), in collaborazione con l’Università di Perugia, il Corecom Umbria, l’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria e Associazione Stampa Umbra, dando attuazione al protocollo d’intesa che gli stessi soggetti siglarono lo scorso 12 giugno, al fine di monitorare la situazione del settore nella nostra regione.

Il Professor Ferrucci ha tenuto il fil rouge delle numerose schede del Rapporto, evidenziando gli elementi caratterizzanti e creando sinteticamente, nella sua relazione, un affresco preciso della situazione dell’Editoria in Umbria.

Il Report in estrema sintesi. Divisione in quattro parti (la quarta parte, quella relativa al Settore Pubbliche relazioni e Comunicazione, non è presentata in quanto già inglobata nelle considerazioni sopra

Prima parte La domanda di editoria cartacea e digitale

È presentato un quadro generale, per l’Italia e anche per le regioni del Centro inteso come Umbria,  Marche, Toscana e Abruzzo, escludendo il Lazio perché, soprattutto per quanto riguarda i bilanci delle imprese, in quest’ultima regione afferiscono imprese di carattere nazionale  che alterano i dati (ovunque l’impresa operi, dal fatturato agli utili e così via, i dati afferiscono tutti alla regione in cui l’impresa è iscritta nel Registro camerale, a meno che non abbia società collegate in altre regioni, per cui ad esempio tutta l’attività della Rai svolta a livello di bilancio confluisce sui dati di bilancio Rai del Lazio).

In questa prima parte emerge, tra l’altro, come l’Umbria sia ultima, tra le regioni del Centro considerate, in termini di percentuale di abitanti che nel 2022 hanno acquistato una copia di un quotidiano (2,2%, contro il 3,2% della Toscana, il 3% delle Marche e il 2,6% dell’Abruzzo), mentre va meglio nell’acquisto dei settimanali (penultima nel Centro con il 5.9%, ultimo l’Abruzzo con  5,5%) e nei mensili (Umbria 3,4%, penultima). Sia per i quotidiani che per i settimanali e i mensili, i dati 2022 arretrano in maniera visibile rispetto al 2021.

D’altronde il calo riguarda tutta l’Italia: nel 2019 le copie giornaliere vendute nel semestre gennaio-giugno, comprese le copie digitali, erano 2,12 milioni, mentre nello stesso periodo 2022 sono crollate a 1,43 milioni.

I giornalisti (per essere tali occorre essere iscritti all’Ordine dei Giornalisti) in Umbria sono 1.489, di cui 1.059 pubblicisti e 421 professionisti. Un numero, fatte le dovute proporzioni, superiore a quello delle altre regioni del Centro e anche dell’Emilia Romagna (Umbria 19,2 giornalisti ogni 10mila abitanti, Abruzzo 17,8, Toscana 15,4, Emilia Romagna 127,8, Marche 14,3).

Seconda parte – Settore “Editoria Allargata”

sono presentati i dati bilanci che le imprese (di capitali, quindi S.r.l., S.p.A., cooperative e altre), con un periodo d’osservazione 2019-2022.

Il settore preso in considerazione è quello dell’Editoria allargata, quindi ad esempio anche la pubblicazione di libri. Qui l’Umbria registra, nel centro Italia, un numero di imprese più basso (2 ogni 10mila abitanti), come anche un numero di addetti più basso (5,45 ogni 10mila abitanti contro i 14,07 della media italiana,  gli 11,34 delle Marche, i 15,19 della Toscana). L’Umbria presenta, nell’Editoria allargata, un valore della produzione più basso tra le regioni del Centro (massimo le Marche con un milione 379mila euro, minimo l’Umbria con 407mila 932 euro). Idem per il valore aggiunto che, essendo molto basso (86mila 529 nel 2022), non riesce a “pagare” lavoratori, investimenti, interessi e coì via, finendo per presentare un utile netto negativo in tre anni su quattro (nel 2022 -48mila 885 euro per impresa).

Quanto al costo del lavoro per addetto nell’Editoria allargata, in Umbria è decisamente inferiore a quello delle altre regioni di confronto(minimo 2022 Umbria con 16mila 163 euro, massimo Toscana con 24mila 182 euro, Marche 23mila 289 e Abruzzo 21mila 82). Molto alto l’indebitamento delle imprese umbre del settore, nel 2022 i debiti sono il 243,3% dell’attivo patrimoniale.

Terza parte – Settore Editoria giornalistica

I dati di bilancio delle imprese umbre del settore dell’Editoria Giornalistica (Edizione di quotidiani, Edizione di riviste e periodici, Trasmissioni radiofoniche, Attività di programmazione e trasmissioni in televisive, agenzie di stampa), meno vasto di quello precedente e dove i giornalisti maggiormente si concentrano, segue più o meno le tendenze delle aziende umbre dell’Editoria allargata. Imprese con un numero medio di dipendenti più basso (2,7 addetti per impresa) di quello delle altre regioni del Centro, produzione per impresa e valore aggiunto per impresa notevolmente inferiori ad Abruzzo, Marche e Toscana, utile netto negativo tre anni su quattro (nel 2022 -156mila 176 euro), ROI, ossia ritorno sugli investimenti per impresa, al 2,4% nel 2022, molto basso ma stavolta superiore a quello delle altre regioni del Centro. Anche in questo caso il costo del lavoro per addetto è inferiore alle altre regioni di confronto, ma meno rispetto al divario registrato nell’Editoria Allargata (nel 2022 massimo Marche con 25mila 593 euro per addetto, minimo Umbria con 20mila 907 euro).

Le Dichiarazioni:

Luca Ferrucci, Professore Ordinario presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia: “Il quadro dell’Editoria umbra che emerge dal Report della Camera di Commercio dell’Umbria è pieno di problematicità molto serie: meno lettori che nelle altre regioni, più giornalisti, imprese fragili, ritorni sugli investimenti bassissimi, bilanci chiusi in negativo tre anni su quattro dal 2019 al 2022, retribuzioni minori, spesso molto minori, rispetto alle altre regioni dell’Umbria. In questo lavoro ci sono molti elementi che dovrebbero dare vita a un dibattito pubblico serio su come l’Editoria umbra possa uscire da questa situazione difficile, perché un’informazione accessibile, vasta e di qualità significa una potente garanzia democratica. I cittadini hanno diritto a essere bene informati”.

Mino Lorusso, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria: “La situazione che emerge dal Report della Camera di Commercio sull’Editoria dell’Umbria, messa a confronto con quelle delle altre regioni del Centro e con quella nazionale, evidenzia criticità anche più gravi di quelle che erano ipotizzabili. Sulla base di questi dati va rilanciato un confronto con le Istituzioni per uscire da una situazione ormai, francamente, insostenibile e su certi aspetti indecorosa per una regione civile. Con questo report si è dato concretamente il via all’attività dell’Osservatorio permanente sull’Occupazione e l’Editoria”.