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L’Umbria continua a perdere i suoi giovani più qualificati, registrando il dato peggiore di tutto il Centro-Nord. Secondo i dati Istat analizzati dalla Camera di Commercio, tra il 2019 e il 2025 la regione ha perso circa 2.700 laureati italiani tra i 25 e i 34 anni, trasferiti all’estero o verso altre regioni. Nonostante nel 2025 le partenze verso l’estero siano calate del 42,9%, questo rallentamento non rappresenta affatto una soluzione al problema.

Nella fascia tra i 25 e i 39 anni, l’Umbria segna un saldo negativo di 14,7 laureati ogni mille residenti. Si tratta del valore più basso tra le regioni vicine: le Marche si fermano a -13,7, mentre Toscana (+0,3) e Lazio (+5,0) riescono ad attrarre più laureati di quanti ne perdano. All’interno del territorio il divario è netto: Perugia registra un saldo di -12,0 ogni mille residenti, mentre Terni tocca quota -23,5, soffrendo un’emorragia di competenze quasi doppia rispetto al capoluogo.

Il paradosso dell’Umbria sta nel forte divario tra la formazione e le opportunità professionali. La regione attrae molti studenti universitari — quasi 30mila iscritti nel 2023-2024, in crescita del 22,7% in dieci anni — ma non offre uno sbocco lavorativo adeguato. Nel 2025, appena l’8,1% delle assunzioni programmate dalle aziende locali richiedeva una laurea, contro l’11,6% della media nazionale e il 12,2% del Centro Italia.

Per il presidente della Camera di Commercio, Giorgio Mencaroni, l’obiettivo fondamentale è rendere credibile la prospettiva di costruire un futuro in regione. Tra le soluzioni proposte figura un progetto pilota per centinaia di giovani: un contributo pubblico integrativo allo stipendio pagato dalle aziende, pensato per rendere le offerte di lavoro locali più competitive e incentivare i laureati a restare o a rientrare.