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Sarà celebrata anche a Terni la 48^ giornata per la vita “Prima i bambini” il 1 febbraio con l’offerta delle “Primule per la vita nascente” nelle parrocchie, organizzata dal Movimento per la Vita. Il ricavato delle offerte raccolte ai banchetti sarà destinato al Movimento per la Vita – Centro di Aiuto alla Vita Onlus di Terni per l’aiuto economico e materiale alle mamme in gravidanza, in particolare per quelle tentate di abortire volontariamente.

La giornata sarà preceduta venerdì 30 gennaio alle ore 21 nella Cattedrale di Terni dalla veglia di preghiera per la vita presieduta dal vescovo Francesco Antonio Soddu.

L’esperienza di volontariato che il MpV e CAV di Terni ha vissuto da 20 anni nel territorio diocesano ha dato i suoi preziosi frutti: sono stati aiutati a nascere 402 bambini.

Nell’anno 2025, con il supporto del MpV sono nati 17 bambini (di cui un parto gemellare), a gennaio 2026 sono nati altri due gemelli e sono in attesa di nascere nel 2026 altri 2 bambini. 91 bambini sui 402 nati (22,8 %) hanno beneficiato di un sussidio economico mensile offerto dal CAV o di Progetto Gemma a distanza, grazie al quale non sono stati abortiti. Nel 2025 sono state aiutate 30 mamme con i loro bambini già nati, o ancora in gravidanza.

A questa azione di vera prevenzione dell’aborto volontario hanno concretamente contribuito tutte le comunità parrocchiali della Diocesi, attraverso le libere e generose offerte personali, da parte di ogni fedele, raccolte con le “Primule per la vita nascente” in occasione della Giornata per la Vita.

Nella 48^ Giornata per la vita”, i Vescovi, nel loro messaggio, invitano ad un «serio esame di coscienza». Dicono i Vescovi: «Pensiamo ai tanti, troppi, bambini “vittime collaterali” delle guerre degli adulti: uccisi, mutilati, resi orfani, privati della casa e della scuola, ridotti alla fame, come effetto di bombardamenti indiscriminati». E segue il lungo l’elenco delle sopraffazioni, tra cui ricordano «i bambini “fabbricati” in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti: a loro viene negato di poter mai conoscere uno dei genitori biologici o la madre che li ha portati in grembo». Questa pratica, detta anche dell’”utero in affitto”, non è ammessa in Italia, anzi è stata stigmatizzata come “reato universale”.

E poi, scrivono ancora i Vescovi: «Pensiamo ai bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere, probabilmente perché non risultano perfetti in seguito a qualche esame prenatale». Sono ancora più di 65 mila, ogni anno in Italia, i bambini e le bambine, anche sani, che vengono eliminati/e con l’aborto chirurgico e, sempre più in maggior percentuale con l’aborto chimico detto farmacologico, mediante la pillola RU486 e le prostaglandine. Pur nel grave declino demografico delle società occidentali, in particolare quella italiana, le maggiori Istituzioni mondiali (OMS) ed europee insistono nel promuovere l’aborto volontario come “diritto della salute riproduttiva della donna”. I Vescovi chiedono una vera conversione nel senso del: «Ritorno a una cultura che riscopra il valore della generatività, del “desiderio di trasmettere la vita” e di servirla con gioia. E del cambiamento come abbandono delle cattive inclinazioni di una società narcisista e indifferente, in cui gli adulti sono troppo occupati da loro stessi per fare davvero spazio ai bambini».