Comunicato del Consigliere Comunale ternano Emanuele Fiorini (Forza Centro)

Dopo aver chiesto l’annullamento in autotutela del concorso di progettazione del Teatro Verdi a distanza di oltre 30 giorni, data la perdurante inerzia dell’amministrazione, mi sono trovato in obbligo di esporre i fatti alla Procura della Repubblica in merito alle procedure amministrative seguite ed in particolare in ordine all’apertura “delle buste” a porte chiuse anziché nella forma pubblica prevista nei documenti di gara, fatto di per se’ sufficiente ad invalidare l’intera procedura, nonché ad un presunto conflitto di interessi, in difesa della trasparenza, di quegli Studi professionali che hanno partecipato alla gara, degli ordini professionali e della città.

Oggi, dopo studi di approfondimento, emergono contraddizioni tra il bando di concorso per la progettazione e il relativo disciplinare da un lato e il progetto vincitore e la sua relazione illustrativa dall’altro.

Rimango alquanto esterrefatto che nessuno se ne sia accorto, specie della commissione giudicatrice che ha valutato tutti i progetti partecipanti assegnandogli un punteggio, fino a proclamare il progetto vincitore. L’amministrazione continua ad andare avanti, ma i punti oscuri di tale concorso diventano sempre più numerosi.

Da un’analisi tecnica si evince che è stato messo a bando di gara (da parte degli organizzatori del concorso) il mantenimento dell’intervento del Leoni nell’immediato dopo-guerra in quanto simbolo dello sforzo di ricostruzione post bellica, in accordo con le varie note della Soprintendenza che auspicavano il mantenimento del complesso con le trasformazioni subite nel tempo. Ciò trova riscontro anche dalle risposte ai vari quesiti dei concorrenti da parte del Rup, che richiedeva la riconoscibilità di quanto realizzato dall’Architetto Leoni nel 1949.

Come mai questo vincolo posto sul bando non è stato rispettato dai concorrenti vincitori? E gli altri concorrenti che lo hanno rispettato?

Il secondo pilastro della realizzazione del bando di concorso era il primo stralcio, ovvero il Teatro ridotto che doveva essere realizzato con la cifra stanziata di 3,2 milioni. Peccato che la scelta del progetto vincitore di collocare il ridotto sotto la sala principale costringe a spendere cifre ben maggiori e pertanto tale scelta risulta in palese contraddizione con le richieste del bando. Il ridotto sarebbe dovuto essere, sempre secondo il bando, perfettamente funzionante fin dal primo stralcio, ma ciò risulterebbe molto difficile da ottenere in quanto si troverebbe nell’interrato di un cantiere posto ai piani superiori. Dunque durante la seconda fase dei lavori (teatro grande) non sarebbe possibile utilizzare il ridotto poiché si avrebbe un cantiere sopra la testa con relativi rischi e rumori sia durante le prove che durante gli spettacoli. Immaginare di entrare in un interrato ad ascoltare musica mentre, al disopra del solaio, si sta costruendo un teatro diventa ridicolo solo pensarlo.

Quindi il foyer anche se verrà finito, rimarrà comunque inutilizzabile o a mezzo servizio. Per poter completare il ridotto è necessario aver completato tutta la parte strutturale, di consolidamento e di copertura del teatro maggiore, con costi enormemente superiori a quanto previsto nel primo stralcio. Ad aggravare tale ipotesi il progetto vincitore ha proposto di realizzare anche tutta la parte impiantistica sul tetto del teatro (tra l’altro aprendo un vano tecnico a tasca e a vista nel tetto con soluzione alquanto discutibile nonché probabilmente difforme dal regolamento edilizio) costringendo quindi ad ulteriore spesa per completare tutta la parte tecnologica, tutta la parte di copertura e tutto il consolidamento delle murature esterne che sono quelle più ammalorate e di difficile (e costoso) ripristino come evidenziato nelle relazioni strutturali. In pratica per poter utilizzare il ridotto bisogna aver completato tutto il resto almeno al rustico oltre ad aver completato anche le finiture per lo meno del foyer, scale, ecc…Anche la torre scenica sarà da mettere in sicurezza.

Inoltre, trattandosi di un edificio antico e comportando questa soluzione scavi (anche in ambito archeologico) i costi dell’intervento sono imprevedibili (diverso è realizzare un corpo ex-novo con costi certi, altra cosa intervenire su un teatro ottocentesco).

Non ultimi gli aspetti tecnici che, trattandosi di un concorso di progettazione, dovevano essere risolti ad un livello consono ad una fase preliminare di progettazione, in particolare gli aspetti antincendio e relativi alla macchina teatrale che appaiono totalmente carenti e non rispondenti alle richieste del bando che invece erano specifiche.

Com’è possibile che l’”esperto di Teatri” presente in commissione non si sia accorto che nel progetto vincitore vi era la totale mancanza del sottopalco e la mancanza di una cabina di regia indispensabile in un Teatro moderno?

Inoltre alcuni posti laterali della platea hanno una visuale ridottissima del palco, generando forti dubbi sul calcolo dei posti disponibili. Per non parlare dei posti che si perderebbero applicando le distanze imposte dalla normativa antincendi. La profondità del proscenio poi genera una sorta di effetto cannocchiale riducendo di molto la superficie visibile del palco.

E com’è possibile che non si siano accorti della mancanza di vie di fuga conformi alla normativa sui Teatri?

Infine la non curanza di realizzare la torre scenica vicinissima agli edifici intorno, al di là delle questioni legali relative alle distanze tra costruzioni.

Dunque è palese che il risultato della giuria fa a pugni con le indicazioni del bando!

Porterò la questione in quarta commissione consiliare per analizzare tutti questi punti che non sono stati rispettati dal progetto vincitore come richiesto dal bando e se necessario chiederò l’audizione della Soprintendenza per il mancato rispetto del vincolo previsto nel bando. Intanto rinnovo l’invito all’amministrazione a non procedere, perchè questa vicenda è piena di punti oscuri.