Con 21 voti favorevoli e 9 contrari, il consiglio comunale di Terni ha approvato – nella serata di ieri – la delibera di scioglimento della Fondazione cellule staminali.

Il documento prende atto della richiesta dall’assemblea ordinaria dei soci fondatori che, riunitasi in remoto il 23.12.2020, ha ratificato le dimissioni del presidente del consiglio di amministrazione e stabilito la necessità di scioglimento per l’impossibilità di continuare a perseguire il proprio scopo sociale di promozione e finanziamento della ricerca, essendo le risorse a disposizione insufficienti. Il Comune di Terni, socio fondatore nel 2006 insieme all’Istituto Superiore di Sanità, alla Camera di Commercio di Terni, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni e alla Diocesi di Terni, Narni e Amelia, dovrà ora convocare l’assemblea straordinaria dei soci fondatori per la deliberazione sullo scioglimento, esprimendo parere favorevole allo stesso.

L’assessora alla Ricerca e Formazione, Cinzia Fabrizi, ricostruendo al momento dell’illustrazione dell’atto la complessa vicenda della fondazione, ha evidenziato come gli elevati costi di gestione, per una spesa annua tra i 500 e i 600 mila euro, insieme alle oggettive difficoltà di contribuzione da parte dei soci, abbiano portato alla situazione attuale, ricordando che già nel 2019 si era resa necessaria una modifica dello statuto per consentire il coinvolgimento di ulteriori finanziatori e soci privati, purtroppo rimasta senza esito positivo. Esprimendo il rammarico per lo scioglimento di questa preziosa esperienza, l’assessore ha evidenziato come questa si sia comunque conclusa positivamente nell’ambito della prima fase e che la collaborazione tuttora in atto tra l’Azienda Ospedaliera Santa Maria e l’Istituto casa di cura e sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo consentirà di portare avanti in qualche misura la ricerca.

L’attività potrà proseguire grazie anche alla permanenza di 6 ricercatori, resa possibile per 5 di loro proprio dalla collaborazione tra i due soggetti, e grazie al fatto che le autorizzazioni frutto della ricerca sono intestate all’Azienda Ospedaliera Santa Maria, così come la Cell factory.

“Ritengo che in questa vicenda gli sviluppi del 2020, ma anche del 2019 – ha concluso l’assessora Cinzia Fabrizi – siano frutto di quanto avvenuto nel passato e di un cambiamento di una situazione tale da non aver consentito a questa attività di poter andare avanti, ma quello che c’è stato e l’attività svolta credo non siano andati perduti, come riferito anche dal presidente della fondazione, perché c’è stato un punto di arrivo che potrà proseguire attraverso un’ulteriore attività di ricerca che avverrà però senza il contributo di questa fondazione”.