Tra le regioni d’Italia che si sono attivate per fronteggiare il Covid-19, l’Umbria è drammaticamente in coda alla classifica. A Perugia non ci sono più posti in terapia intensiva. E in Umbria sono oggi soltanto 77 i posti totali quando prima della pandemia erano 70. Il Veneto, regione di provenienza dell’assessore alla sanità Luca Coletto, li ha quasi raddoppiati. La media nazionale dei ricoveri Covid in terapia intensiva sul totale dei posti disponibili è al momento pari all’8% con la soglia di allerta intorno al 30%. La percentuale dell’Umbria si attesta su un preoccupante 19%. E’ il dato più alto tra le regioni italiane. Seguono Campania e Sardegna con il 17% e Liguria con il 16%. I reparti Covid degli ospedali di Terni, Città di Castello, Foligno e Perugia sono già quasi pieni. E si torna a parlare della possibilità di identificare due strutture ospedaliere da dedicare esclusivamente ai pazienti Covid.

Com’è stato impiegato tutto questo tempo? Perché ricoprirsi di elogi per la gestione di una pandemia che in realtà, soltanto per puro caso, mai era concretamente arrivata in Umbria? Senza un vero e proprio piano di emergenza siamo ora costretti a fare i conti con questa impreparazione. Non sono state attivate le unità di supporto domiciliare, non esistono Covid hotel per decongestionare le strutture ospedaliere, non sono stati acquistati i tamponi rapidi, non c’è chiarezza sulle linee guida che devono adottare i medici di medicina generale per i tamponi in ambulatorio. La totale disorganizzazione della nostra regione emerge anche per quanto riguarda la problematica del personale. In Toscana i concorsi sono stati fatti e stanno partendo le prime assunzioni anche di personale che attualmente lavora in Umbria. Nella nostra regione invece i concorsi per anni sono stati bloccati oppure attivati non tempestivamente.

Non bastasse la drammatica situazione degli ospedali, presto dovremo far fronte anche alla cronica mancanza di medici, infermieri, personale tecnico e OSS, già oggi insufficiente. Il rischio è che dalla carenza di personale possa scatenarsi una paradossale competizione. Non vorremmo che qualcuno alla Usl Umbria 2 possa pensare di attingere ai professionisti attualmente in servizio nell’azienda ospedaliera. Una nuova struttura non si porta avanti senza personale qualificato. Siamo con l’acqua alla gola, l’emergenza non si può affrontare con questa impreparazione.