“No ad un surrettizio indebolimento della sanità pubblica a favore di quella privata, attraverso l’allungamento delle lista di attesa, no ad ogni ipotesi di azienda ospedaliera o di Asl unica regionale”. E’ il Pd di Terni a schierarsi convintamente su questo fronte. L’argomento è stato al centro di una conferenza stampa che si è svolta stamane presso la sede di Terni del partito. Presenti il coordinatore comunale

Adriano Padiglioni, il segretario circolo sanità di Terni Saverio Lamanna, il consigliere regionale Fabio Paparelli e la consigliera comunale del Pd Tiziana De Angelis.

Gli esponenti democratici hanno segnalato, tra l’altro, “una situazione di emergenza per quanto riguarda l’Umbria del sud in quanto – hanno detto – si prospetta per l’ospedale di Terni un anomalo potenziamento dei posti di terapia intensiva, sub intensiva, malattie infettive e pneumologia il che significherebbe, in caso di nuova pandemia, un blocco delle attività ospedaliere sia ordinarie che di alta specialità del nosocomio ternano, il quale diventerebbe a tutti gli effetti il principale punto di riferimento Covid-19 dell’Umbria”.

Per il Santa Maria, sempre secondo i dem ternani, deve invece essere incentivata la mobilità attiva dei pazienti, di cui è già protagonista nella regione.

In merito all’ipotesi di azienda unica, il Pd avanza la proposta della realizzazione di due aziende integrate tra ospedale e territorio, una Umbria nord e una Umbria sud, entrambe convenzionate con l’università e con una rete ospedaliera comprendente e nosocomi, sede di Dea di primo e secondo livello, ospedali di comunità, hospice, strutture di riabilitazione avanzata, rsa, casa della salute, medicina territoriale potenziata e riorganizzata.

“Solo con questo modello – è stato detto in Via Mazzini – sarà possibile realizzare quella integrazione tra medicina e territorio che rappresenta l’unico vero punto di avanzamento sanitario pubblico, così come avvenuto negli ultimi decenni in Umbria”.

L’auspicio del Pd è che “l’era Covid e post covid possa vedere un rilancio del servizio sanitario pubblico regionale, oppure si rischia – hanno concluso Lamanna, Padiglioni, Paparelli e De Angelis – il corto circuito generato dal combinato disposto di operatori insufficienti, liste di attese lunghissime, chiusure inspiegabili di servizi essenziali, blocco quasi completo degli interventi chirurgici”.