Un compromesso da 11 miliardi di dollari per 125.000 richieste di risarcimento. E’ questa l’entità del maxi accordo sottoscritto dalla Bayer per i danni causati dal glifosato presente nel diserbante Roundup, dopo l’acquisizione della Monsanto nel 2018 per 63 miliardi di dollari.

Si tratta di 125.000 cittadini che negli Stati Uniti si considerano vittime dell’erbicida a base di glifosato, sospettato di essere cancerogeno e provocare il linfoma non-Hodgkin. E a proposito del quale un’interrogazione del Movimento 5 Stelle, rimasta ancora senza risposta, chiedeva lo scorso mese di febbraio alla Regione Umbria di fare chiarezza. Chiedevamo se la giunta intendesse promuovere alternative al glifosato attraverso disincentivi graduali come, ad esempio, l’esclusione dai premi del Programma di sviluppo rurale per quelle aziende che ne fanno uso. Inserendo anche delle premialità per le aziende che promuovono pratiche più adatte a sostenere approcci agro-ecologici per migliorare la fertilità dei suoli, diversificare le produzioni, aumentare la capacità di sequestro di carbonio, garantire raccolti adeguati ed affrontare il controllo dei parassiti e delle erbe seguendo e monitorando le dinamiche naturali.

Che linea intende tenere la Regione Umbria nei confronti del glifosato e di altri prodotti analoghi? Una risposta chiara e trasparente sarebbe quanto mai opportuna dopo che diverse associazioni di categoria del mondo agricolo sono scese in campo per difendere l’utilizzo dei diserbanti. Crediamo che l’Umbria delle eccellenze debba puntare su altri paradigmi di sviluppo, soprattutto oggi che a livello globale c’è sempre più attenzione verso la qualità, il biologico, la sostenibilità. L’Italia è al primo posto in Europa per numero di aziende che si occupano di coltivare prodotti biologici. E secondo la Camera di commercio di Perugia nel corso del 2019 sono salite a 1422 le imprese certificate ‘Bio’ operanti in Umbria ovvero il 2,3% del totale delle imprese biologiche italiane.

Cosa aspetta la Regione Umbria a prendere una posizione chiara e netta nei confronti di pratiche agricole che mal si conciliano con la qualità del made in Umbria e con l’immagine di regione verde e sostenibile che ci contraddistingue da sempre come il cuore verde d’Italia? Il rapporto 2016 dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale sui pesticidi nelle acque italiane segnala che le sostanze maggiormente rinvenute sono proprio il glifosato, presente nel 39,7% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali, ed il suo principale metabolita, l’acido aminometilfosfonico, presente nel 70,9% dei punti di campionamento. Inoltre il Ministero della salute ha stabilito nel 2016 che il glifosato non può essere usato in parchi, giardini, campi sportivi, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie e nella fase di pre-raccolta.

In attesa di una risposta alla nostra interrogazione, ricordiamo che lo Statuto della Regione Umbria dice all’articolo 13 che “La Regione promuove la salute quale diritto universale … La Regione adotta misure volte a garantire la salubrità dell’ambiente di vita e di lavoro, mediante la prevenzione e la progressiva eliminazione delle cause di inquinamento”. Soluzioni alternative ci sono e vanno incentivate, cambiando radicalmente il paradigma, esempio su tutti quello delle consociazioni, delle cover crops, della pacciamatura e dei bio-erbicidi di origine naturale. Un’immagine che oltre a sostenere il comparto delle produzioni agricole e zootecniche, è fondamentale per lo sviluppo del settore turistico, visto che la qualità, la bellezza e la sostenibilità sono il nostro patrimonio più importante, un brand spendibile in tutto il mondo e che molti ci invidiano.