L’assemblea dei sindaci non ha approvato – stamane – l’adozione della modifica dello statuto della Provincia di Terni, approvata precedentemente dal Consiglio provinciale, che all’ordine del giorno prevedeva la possibilità di sostituire in tempi rapidi il dirigente tecnico di Palazzo Bazzani il cui pensionamento è previsto dal 1° settembre.

L’atto, proposto dalla commissione consiliare statuto, introduceva il comma 6 all’art.35 stabilendo la possibilità che: “Eccezionalmente e con delibera motivata del presidente la copertura dei posti di responsabilità dei servizi o degli uffici di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione può avvenire mediante contratto a tempo determinato di diritto pubblico, fermi restando i requisiti richiesti dalla qualifica da ricoprire secondo quanto previsto dal regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi”.

Il meccanismo, secondo l’amministrazione, avrebbe garantito la continuità operativa anche della centrale di committenza per le gare d’appalto dei comuni del territorio. A norma di legge, la votazione dell’assemblea dei sindaci ha di fatto reso inapplicabile l’atto.

“Con la mancata approvazione della modifica statutaria da parte dell’assemblea dei sindaci ha detto il Presidente della Provincia di Terni Giampiero Lattanzi -

si va verso il blocco della centrale di committenza della Provincia di Terni. Il voto di astensione di alcuni Comuni che oggi ha fatto mancare il quorum per l’adozione è una scelta squisitamente politica ma che palesa in modo clamoroso una mancata assunzione di responsabilità, poiché si trattava di un atto prettamente tecnico che avrebbe garantito continuità alla centrale di committenza dal 1 settembre, data di collocamento in pensione dell’attuale direttore tecnico (Donatella Venti, ndr) che si occupa, tra l’altro, anche di altre due fondamentali settori come viabilità ed edilizia scolastica. Non potendolo sostituire in tempi rapidi, i milioni di euro a disposizione per le scuole, i fondi per le strade, oltre ai finanziamenti per i Comuni, rischiano seriamente di subire una paralisi operativa.

La centrale di committenza serve ben 32 Comuni del nostro territorio, tutti ad eccezione di Terni, il cui voto di astensione oggi ha pesato in modo determinante, e paventa l’interruzione di tutte le gare di appalto, oltre ad una perdita economica considerevole per gli enti locali. La scelta di oggi ha sorpreso ed era del tutto inaspettata, perché non c’era stato nessun tipo di segnale, tanto che, anzi, durante i lavori della commissione provinciale statuto nessun consigliere di minoranza aveva avanzato alcun tipo di osservazione. Atteggiamento che sorprende ulteriormente se si confronta poi con i proclami della Lega a livello nazionale sulla volontà di rilanciare le Province, mentre poi a livello locale il partito si comporta in maniera diametralmente opposta”.

Il sindaco di Narni e presidente Anci, Francesco De Rebotti, ha invece chiesto all’amministrazione provinciale “un quadro dettagliato della situazione che si potrebbe venire a creare con il blocco della centrale di committenza e i possibili danni che potrebbero subire i Comuni. Se ve ne saranno le condizioni – ha aggiunto – non è esclusa la possibilità di valutare la richiesta di intervento del prefetto”.