Illustrati stamane, presso la sede municipale ternana di Palazzo Spada, i contenuti della delibera di assegnazione delle sedi dei centri sociali.

“Si parte dall’anno zero – ha detto l’assessore Marco Celestino Cecconi – per ciò che riguarda i centri sociali e le associazioni di carattere sociale che potranno concorrere attraverso il bando, all’assegnazione delle sedi. Abbiamo lavorato con gli uffici preposti – evidenzia l’assessore – in piena conformità con quanto stabilito nella delibera sulla concessione a terzi di immobili di proprietà comunale che stabiliva anche dei criteri come quello che a maggiore socialità, corrisponde una diminuzione del canone di locazione fino allo zero come poi è stato per tutti. Si continua con la delibera 2018 del Commissario straordinario che mette a scadenza le strutture e con la delibera di giunta del 2019 della nuova amministrazione, nella coerenza di un percorso trasparente e condiviso con tutte le associazioni dei centri, con il risultato di mettere a bando le sedi. Quindi le associazioni, che hanno naturalmente la possibilità di continuare le attività – continua Cecconi – saranno sollecitate, anche attraverso una messa in discussione, come capita nella vita a tutti noi quando si intraprende una nuova avventura, a rifare i loro piani sociali da applicarsi nella vita dei cittadini e nell’attività di prossimità come quella dei portieri sociali, di Fresca estate, delle ripetizioni per lo scambio intergenerazionale con i giovani, per continuare quindi al meglio la loro attività partecipando al bando. Nel rimettere a sistema un grande meccanismo molto complesso tutti gli uffici hanno fatto un grande lavoro”.

Nello specifico, sono 13 gli immobili di proprietà comunale interessati dai due bandi (quello per i centri sociali e quello per le associazioni sociali): due fabbricati in Via Montefiorino n. 12; un fabbricato in via della Fontanella n. 29, via Gabelletta n. 96, strada Fontana della Mandorla n. 14, via Conti Menotti n. 1 a Marmore, Via Aleramo n. 19/20, Via Mola di Bernardo n. 22, Via del Tordo, dell’Arringo n. 27; una porzione dell’immobile di via dell’Amore, via delle Terre Arnolfe n. 46 e di Corso Tacito n. 146, un locale in via Carrara n. 6.

La durata dell’affidamento per i centri sociali è triennale e potranno concorrere al bando sia i “soggetti che operano nel campo del volontariato e dell’associazionismo”, sia quelli che operano “nel campo della cooperazione sociale”. Potranno partecipare solo coloro che hanno finalità no profit. “L’allargamento della platea dei potenziali concorrenti va letto – afferma Cecconi – in combinato disposto con un’articolata gamma di meccanismi premiali che invece vanno a favore di soggetti che comprovino una consolidata attività ed esperienza nel campo specifico trattato e che le attività messe a bando non sono in ogni caso, commerciali”.

Il “Centro di comunità Valenza” nell’immobile comunale di via Ippocrate rappresenta di per sé un’eccezione in quanto la scadenza dell’affidamento è prevista nel 2020, come conseguenza di una delibera della precedente giunta comunale del 2017 anche se una porzione dello stesso immobile è stata peraltro scorporata e ripresa nella piena disponibilità dell’Ente e quindi inserita nel bando attuale. Lo stesso Centro dovrà inoltre terminare di pagare gli arretrati del canone di locazione, affitto già disposto dalla precedente amministrazione, da questa ridotto fino a zero, in coerenza con l’aumento-miglioramento del piano sociale e con un piano di rientro articolato in 30 rate fino al 2020.

“Dalla riduzione del canone, alla condivisione di un piano di rateizzazione, è evidente – conclude l’assessore ai servizi sociali – come alla base delle motivazioni dell’amministrazione vi sia il profondo apprezzamento degli obiettivi, delle attività, dei servizi che vengono forniti presso il Centro alla nostra comunità: nel pieno rispetto delle norme del Comune e di legge e, più che mai, di un’istanza di equità e trasparenza che ricolloca il centro di Valenza in linea con tutti gli altri centri sociali della città, nessuno dei quali (eccezion fatta per “I Pini di Toano”, poco più di 1416 euro/anno), ha mai corrisposto al Comune alcunché per l’utilizzo della sede, beneficiando storicamente di esenzioni totali”.