Tiene ancora banco, nel mondo politico e istituzionale, la questione legata al futuro dell’Ospedale di Terni, da alcuni ritenuto in odore di “ridimensionamento”. Dopo quella dei giorni scorsi presso la sede comunale ternana di Palazzo Spada, l’assessore regionale alla Salute, Luca Barberini, è stato questa volta ascoltato presso la Terza Commissione dell’assemblea legislativa umbra, presieduta da Attilio Solinas, su specifica richiesta del consigliere del M5S Andrea Liberati. Sull’argomento avevano chiesto chiarimenti anche i consiglieri Marco Squarta (FDI), Emanuele Fiorini (Lega) e Maria Grazia Carbonari (M5s).

L’assessore alla Salute, ha ricordato come nonostante sia il più vecchio come struttura, l’Ospedale di Terni offra una alta specializzazione consolidandosi come attrattivo per i pazienti da fuori regione. Ma la risposta alla ‘bassa complessità’ – ha detto Barberini – la devono dare anche gli ospedali che non fanno solo quello. Per questo occorre mettere in correlazione ospedali di territorio che facciano riferimento alle aziende ospedaliere, affinché queste possano concentrarsi sull’alta specializzazione. A Terni – ha detto Barberini – ci sono due ospedali di territorio, Narni e Amelia, con l’innovativo progetto di accorpamento da 58milioni di euro. Ci saranno 20 posti di residenza sanitaria assistita, 60 di riabilitazione intensiva, 4 per l’osservazione breve intensiva, 14 per la diagnosi ambulatoriale e ulteriori 16 posti letto. A maggio sarà valutato il progetto definitivo, nel secondo semestre il capitolato e quindi sarà pubblicata la gara. “Se Narni-Amelia costa 58milioni – ha aggiunto l’assessore umbro – si può immaginare quanto possa costare Terni con 600 posti letto. I fondi ordinari non sono sufficienti, serve un grande intervento di edilizia sanitaria che riscuota interesse a livello nazionale. Ma nel frattempo – ha proseguito – non lasceremo l’ospedale di Terni senza migliorie: solo in tecnologia l’anno scorso sono stati investiti 12milioni di euro. A marzo le sale operatorie passeranno da 10 a 12, con le nuove di chirurgia vascolare e neurochirurgia, quasi 6milioni di investimento sull’alta complessità. Siamo consapevoli – ha sottolineato Barberini – che ci sono problemi, come indica la mobilità passiva che è costituita per più di un terzo da protesi e riabilitazione, che mostrano un indice di fuga particolarmente elevato nella zona Sud dell’Umbria”.

“Sul discorso azienda unica – ha concluso l’assessore regionale alla salute – non ho nulla da dire perché – ha detto – non rispondo a Fake News, mentre per il Piano sanitario si può dire che c’è stata la partecipazione di chiunque lo abbia richiesto, cittadini, professionisti e associazioni, sono stati svolti anche 15 tavoli tematici e sono stati messi insieme i contributi di tutti, ma siamo ancora alle bozze. In febbraio ci saranno gli ultimi tavoli tematici e poi il documento definitivo verrà preadottato, con una partecipazione in tutte le dodici zone sociali dell’Umbria”.