“A questo punto è urgente – dichiarano i consiglieri comunali del Pd Francesco Filipponi, Valdimiro Orsini, Tiziana De Angelis – una audizione della presidente di Acea, Michaela Castelli, nel consiglio comunale di Terni. Occorre fare chiarezza infatti su quanto sta avvenendo sia per l’impianto di incenerimento di Acea presente a Maratta sia sulle interlocuzioni in corso tra l’Amministrazione Comunale, in particolare tra l’assessore alle Partecipate, Fabrizio Dominici, per l’ingresso di Acea in Asm.

Il partito democratico ribadisce la netta contrarietà sia all’implementazione delle attività degli inceneritori presenti sul territorio comunale sia alla cessione di Asm. Si tratta di due aspetti che, a causa di questa amministrazione comunale, fanno parte, purtroppo, della stessa medaglia. I cittadini non possono fidarsi di una Amministrazione comunale che da una parte vede il sindaco e l’assessore all’Ambiente fare comunicati contro l’impianto di Acea e contemporaneamente l’assessore alle Partecipate intavolare una trattativa che vede al centro della questione sia il servizio idrico che il futuro di Asm.

Quale credibilità hanno un sindaco e una giunta che dicono di battersi contro l’inceneritore che però è di proprietà della stessa società con la quale sempre l’attuale Amministrazione vorrebbe diventare soci?. Si tratta di una palese contraddizione.

L’audizione del vertice di Acea potrebbe anche essere l’occasione per delineare una volta per tutte l’ipocrisia del sindaco di Roma che si dice contraria agli impianti di incenerimento dei rifiuti, ma a questo punto sembra di capire solo agli impianti nel suo territorio comunale. L’impianto di Terni, utile per bruciare anche parte dei rifiuti che Roma non riesce a smaltire, invece andrebbe bene.

Il gruppo del Pd chiede che si smetta di giocare a risiko con le quote societarie pubbliche, che si smetta soprattutto di lavorare a baratti che vedono la salute dei ternani sacrificata sull’altare di un accordo su Asm che, oltretutto. altro non sarebbe che una acquisizione in Acea, perdendo autonomia, politiche industriali proprie, trasferendo solo utenze e ricchezza”.