“Ci attende un lavoro molto difficile ma che in qualche modo sarà epocale perché dovrà rappresentare un nuovo modo di concepire non soltanto la ricostruzione ma anche la messa in sicurezza e la valorizzazione del grande patrimonio culturale della nostra Regione“. E’ quanto ha affermato la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, intervenuta questa mattina, nel Salone d’Onore di Palazzo Donini, all’iniziativa organizzata dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria per presentare il programma, progettato dai suoi tecnici, che consente di visualizzare attraverso un ricco repertorio di immagini tutti i lavori che si sono svolti nei principali cantieri di ‘messa in sicurezza”, a due anni dalla scossa di terremoto che ha gravemente colpito i comuni della Valnerina, producendo danni notevolissimi al patrimonio culturale riferibile sia ai beni immobili (principalmente chiese) che ai beni mobili di carattere storico-artistico.

“In una delicata fase di passaggio dall’emergenza alla ricostruzione – ha sottolineato la soprintendente dell’Umbria, Marica Mercalli, questo materiale, che potrà essere consultato on line nel sito della Soprintendenza, costituisce un indispensabile archivio documentario che non solo racconta ai cittadini quali sono state le fasi degli interventi, ma che potrà anche essere la base per ogni progetto di ricostruzione. La comunicazione – ha proseguito Mercalli che ha anche ringraziato la Regione Umbria per la collaborazione e la messa a disposizione del prezioso deposito di Santo Chiodo a Spoleto, dove sono state messe in sicurezza circa 6500 opere – diviene così conoscenza di operazioni tecniche che vanno dalla selezione delle macerie, ancora in corso in numerose chiese di Norcia e degli altri comuni, ai primi prelievi delle opere mobili, avvenuti con le squadre di pronto intervento anche quando le macerie non erano ancora state sgomberate dall’interno degli edifici, alla raccolta e catalogazione dei frammenti di affreschi, come nel caso emblematico di San Salvatore a Campi, per i quali sono in corso progetti di ricomposizione per una loro ricollocazione, curati dall’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro del MIBAC”.

“La ricostruzione del patrimonio culturale non è soltanto necessaria e dovuta – ha sostenuto la presidente Marini nel suo intervento -, ma dovrà essere anche un simbolo della rinascita del territorio. Ed il racconto “in diretta” del restauro delle opere e degli edifici storico-culturali potrà essere anche un grande momento di promozione della nostra regione. Ma questo momento ci permetterà di creare un modello di ricostruzione che migliori il livello di sicurezza del patrimonio culturale, così come è avvenuto, nel 1979 e nel 1997, per le abitazioni ed il patrimonio privato. Contemporaneamente andrà assicurato anche un lavoro accurato di prevenzione su tutto il territorio regionale. E ciò, ricostruzione e prevenzione, potrà avvenire soltanto attraverso la massima collaborazione tra tutti i soggetti, Stato, Regioni, Enti locali, Diocesi, Università ed enti di formazione e di ricerca, che sono impegnati in questo grande processo, così come è avvenuto nella fase dell’emergenza post-sisma con il contributo prezioso dei nuclei specializzati e dei volontari della Protezione Civile. Non sarà un lavoro breve – ha concluso la presidente Marini – ma sarà un lavoro che restituirà un patrimonio di fede, di storia, di cultura ed anche colonna portante dell’economia umbra, ai nostri cittadini che potranno tornare ad avere a disposizione questa autentica ricchezza”.