L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato – a maggioranza – le “Norme per la ricostruzione delle aree colpite dagli eventi sismici del 2016″, predisposte dalla Giunta regionale.

I punti centrali del documento sono la riduzione della vulnerabilità sismica e il rafforzamento della percezione di sicurezza delle popolazioni.

Viene poi affrontato il tema delle delocalizzazioni, laddove le condizioni delle aree di sedime attuali di edifici e insediamenti non siano in grado di garantire sicurezza o per incrementare la sicurezza degli insediamenti e degli spazi pubblici. Per tutti i comuni del cratere, un migliore raccordo con la pianificazione di protezione civile.

Particolare attenzione viene posta alla ripianificazione, per riqualificare e mettere a sistema le aree trasformate a seguito del sisma e delle attività svolte nella fase di emergenza.

Previsto il ‘Master plan’ per lo sviluppo della Valnerina e Spoleto utile a raccordare la fase di ricostruzione con quella dello sviluppo delle aree maggiormente colpite.

LA SCHEDA

Il disegno di legge punta allo sviluppo economico delle aree colpite, alla semplificazione, alla sicurezza reale e percepita, alla qualità dell’edilizia con l’utilizzo di tecnologie innovative, alla prevenzione.

Viene previsto l’Osservatorio sulla ricostruzione, con funzioni di monitoraggio sulle attività di ricostruzione, al fine di verificarne lo stato d’avanzamento e si avvale della collaborazione dell’Ufficio Speciale Ricostruzione Umbria. L’Osservatorio sarà composto da personale dipendente della Regione e al suo funzionamento si provvederà nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Verrà istituita la Consulta regionale per la ricostruzione, composta da rappresentati delle associazioni interessate alle attività di ricostruzione e della quale può avvalersi l’Osservatorio sulla ricostruzione.

In merito alle Politiche per lo sviluppo e coordinamento con le attività della ricostruzione si darà vita al Master Plan per lo Sviluppo della Valnerina e del Comune di Spoleto, si tratta di un documento di indirizzo pluriennale nel quale vengono individuate le direttrici chiave e le direttrici di accompagnamento per lo sviluppo delle aree colpite dagli eventi sismici.

Viene istituito il Comitato istituzionale dell’Umbria dove verranno discusse e condivise le scelte strategiche per la programmazione e l’attuazione delle politiche e degli interventi previsti nel Master Plan.

I Comuni maggiormente colpiti (Norcia, Cascia, Preci e Monteleone di Spoleto) potranno revocare le PREVISIONI DEI PRG adottati se ostative per la realizzazione degli interventi di ricostruzione e potranno disapplicare alcune disposizioni del testo unico in materia di governo del territorio quali, ad esempio quelle che prevedono la distanza degli insediamenti dagli allevamenti zootecnici. Prevista la riduzione della fascia di transizione dalle AREE BOSCATE per alcuni interventi funzionali alla ricostruzione e per eventuali ampliamenti di insediamenti produttivi e per servizi esistenti.

I beni sparsi di interesse storico, architettonico e culturale devono mantenere le caratteristiche tipologiche ed architettoniche degli edifici. Qualora il Comune ritenga necessario provvedere ad una ‘RIPIANIFICAZIONE’ delle previsioni vigenti (Prg), in conseguenza degli interventi realizzati in fase di emergenza e da realizzare per la ricostruzione, al fine di migliorare le condizioni di sicurezza del territorio e riqualificare gli insediamenti esistenti.

Vengono disciplinate e accelerate le PROCEDURE SEMPLIFICATE per l’approvazione delle varianti generali e delle varianti parziali agli strumenti urbanistici comunali, effettuate anche attraverso piani attuativi. Prevista la possibilità di presentare la Scia in sanatoria in caso di interventi edilizi su edifici privati realizzati prima degli eventi sismici del 24 agosto 2016 in assenza o in difformità alla SCIA.

Viene ammesso l’UTILIZZO DI TECNOLOGIE EDILIZIE E MATERIALI INNOVATIVI, pur mantenendo il riferimento ai caratteri tipologici e architettonici degli edifici esistenti. Nelle zone rurali, per gli edifici residenziali è ammessa la DELOCALIZZAZIONE a seguito delle risultanze documentate di studi di microzonazione sismica o per cause impeditive dovute a dissesti del terreno.

La ricostruzione di edifici delocalizzati è ammessa in aree dove sono già presenti altri edifici, e preferibilmente in presenza di infrastrutture pubbliche per l’accessibilità, e dove potrà essere assicurato il più adeguato inserimento paesaggistico degli interventi. Inoltre, è previsto il ripristino ambientale delle aree ove era presente l’edificio demolito.

Viene ammessa la riduzione del numero di piani e l’ampliamento dell’area di sedime a parità di superficie costruita. I beni immobili di interesse storico possono essere delocalizzati solo se distrutti o gravemente danneggi.

Eventuali PREMIALITÀ sono legate ad interventi di sostenibilità ambientale.

In caso di delocalizzazione di attività zootecniche destinate a ricovero animali, l’incremento di superficie è possibile al fine di garantire condizioni ambientali favorevoli al miglioramento del benessere animale.

Nei CENTRI STORICI E BORGHI CARATTERISTICI sono ammessi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, il risanamento e restauro e la ristrutturazione edilizia; viene eliminato l’obbligo di dotarsi in via preventiva del piano attuativo qualora si ricorra ad interventi di ristrutturazione edilizia che prevedano modifiche di sedime e di sagoma.

Per gli edifici ricadenti negli insediamenti prevalentemente residenziali si consente elasticità negli interventi di ristrutturazione e ricostruzione, con possibilità di ridurre numero di piani e altezze e di ampliare l’area di sedime.

Per innalzare la capacità di resistenza sismica dell’isolato, è consentita la riduzione dei piani di alcuni edifici, per raggiungere la minore altezza degli edifici adiacenti o uniformare la stessa, in deroga a densità edilizia, distanze e altezza, fatti salvi i diritti di terzi. Tutti gli interventi ricadenti all’interno di insediamenti produttivi e per servizi hanno anche la finalità della riqualificazione dal punto di vista paesaggistico e della sostenibilità ambientale. Gli edifici danneggiati e ubicati in zone suscettibili di instabilità possono essere delocalizzati, ma all’interno di aree già destinate ad insediamenti dallo strumento urbanistico generale comunale.

La delocalizzazione può comportare l’utilizzo parziale di aree contigue al sito originario, aventi diversa destinazione, senza necessità di variante urbanistica.

Obiettivo primario del ddl è la RIQUALIFICAZIONE DELLE AREE interessate da insediamenti temporanei: Le aree in cui i Comuni hanno realizzato gli insediamenti temporanei in caso di loro dismissione parziale, totale o di riutilizzo delle aree stesse, devono essere oggetto di riqualificazione urbanistica al fine di migliorare e garantire un ordinato assetto e inserimento nel tessuto edilizio esistente e nel contesto paesaggistico.

Prevista una tempistica certa a carico dei Comuni che hanno subito danni a seguito del sisma del 2016 affinché adottino o aggiornino i PIANI DI

PROTEZIONE CIVILE in particolare rispetto al rischio sismico. I Comuni dovranno individuare nei propri piani urbanistici aree ed edifici pubblici da utilizzare in eventi emergenziali per il ricovero e la prima assistenza della popolazione, prevedendo anche il riutilizzo parziale o totale delle strutture realizzate in fase di emergenza.

I manufatti pertinenziali di edifici residenziali, per servizi o produttivi, nel limite di 40 mq. di SUC, realizzati a seguito degli eventi sismici del 2016 e 2017, o comunque che in futuro saranno realizzati, e che insistono nei Comuni di Norcia, Cascia, Preci e Monteleone di Spoleto, potranno essere utilizzati come presidi abitativi di emergenza o per attività produttive o per servizi. L’utilizzo viene tuttavia circoscritto nel tempo. Vengono definite TEMPORANEE tutte le opere per l’emergenza ed al completamento degli interventi di ricostruzione vanno ripristinate le condizioni antecedenti l’evento sismico.

Il processo di ricostruzione dei territori colpiti dal sisma deve tenere conto del paesaggio e dei suoi valori identitari. Per il corretto inserimento paesaggistico vengono individuate alcune tipologie di intervento che possono avere un particolare impatto sul paesaggio alle quali si applicano. La VERIFICA PAESAGGISTICA comporta il rilascio da parte del soggetto competente di un apposito parere necessario ai fini dell’approvazione dell’intervento dichiarato paesaggisticamente rilevante.

In merito all’attività di VIGILANZA E CONTROLLO sulle costruzioni in zona sismica vengono definite le modalità di presentazione della documentazione ai fini sismici da depositare presso l’Ufficio speciale per la ricostruzione tramite la piattaforma MUDE, e si prevede che il sorteggio per i controlli a campione sui progetti depositati sia demandato all’Ufficio speciale per la ricostruzione mentre i controlli in cantiere sul campione dei progetti depositati viene posto in capo alla struttura regionale competente in materia sismica.

Si potranno realizzare interventi edilizi per la ricostruzione su edifici ricadenti in specifiche zone del PIANO DI ASSETTO IDROGEOLOGICO (PAI) laddove vi sia preventivamente una specifica verifica geo-idrologica positiva effettuata da una tecnico incaricato.