riportiamo la nota stampa integrale del Comitato Servizi Educativi

A Terni nel 2015 risiedevano 2.422 bambini di età compresa tra 0 e 2 anni, ma gli utenti del nido erano solo il 7,76% del totale, ben al di sotto di una media nazionale del 11,78%. Questi dati Istat, pubblicati sul Sole 24 ore di questi giorni, fanno il paio a quelli che emergevano appena un anno dopo nella relazione sui Servizi Scolastici Comunali, della Dirigenza del “Dipartimento Promozione Sistema Formativo e Sociale”:
- 277 bambini iscritti fra 6 nidi d’infanzia e 2 servizi integrativi comunali a fronte di 305 posti
disponibili
- 408 bambini iscritti fra 16 nidi d’infanzia e 11 tipologie collaterali private a fronte di 744 posti
autorizzati.
Già allora i numeri parlavano chiaro: pochi servizi e poche iscrizioni, principalmente indirizzate al privato. I motivi? Troppo facile intuirli: famiglie più povere e donne che lavorano e guadagnano sempre di meno e che, quando possono scegliere, scelgono l’offerta economicamente più vantaggiosa e capace di affrontare i problemi organizzativi della famiglia. Per una famiglia con due redditi, quindi con un ISEE probabilmente superiore ai 15.000 €, la retta mensile per un nido comunale va dai 219,00 € per il part-time ai 274,00€ del tempo pieno. Non poco, ma del resto anche l’incertezza delle graduatorie e i criteri di territorialità non aiutano nella scelta del pubblico, figuriamoci la chiusura delle scuole! Sembrerebbe paradossale, ma le politiche in tema d’infanzia adottate in questi ultimi anni dall’amministrazione comunale hanno fatto del pubblico il migliore alleato del privato. Non è dunque una scoperta che, nella sola Terni Nord, siano presenti ben sette strutture private che saranno le prime a beneficiare dell’avventata chiusura del nido comunale “Il Cucciolo”; una scelta politica, a meno che non si voglia credere che il sacrificio di una servirà a salvare tutti. Se al tempo dei “tavoli partecipativi” SI CHIUDEVANO LE MATERNE PERCHE’ C’ERANO LE STATALI, ORA SI CHIUDERANNO I NIDI PERCHE’ C’E’ IL PRIVATO? Non sarebbe una novità, visto che già qualche anno fa in quella stessa commissione emerse la proposta di allargare le convenzioni con il privato per ampliare l’offerta dei servizi per la fascia 0-3. Un’ipotesi allora scongiurata, ma che non è bastata per evitare che oggi si leggessero prime pagine su liste d’attesa per nidi privati. E così, mentre il governo propone nidi gratuiti ma solo per le famiglie italiane, a Terni non si ha la possibilità d’assicurare lavoro per i servizi sussidiari e dunque lo svolgimento del regolare servizio scolastico per oltre luglio 2019. Nel frattempo, sfuma anche il trasporto gratuito alla sede dell’Ipsia per gli alunni della scuola Carducci, tristemente in attesa di ristrutturazione da ormai due anni. Forse il vero problema non è perché le famiglie preferiscano scegliere il privato, ma perché il Comune continua ad attuare delle scelte a sfavore dei servizi scolastici. Il nostro comitato è nato anche per questo, per offrire una voce a quelle famiglie troppo spesso dimenticate o strumentalizzate, che chiedono solamente di far valere tutele e diritti per i loro
bambini, attraverso servizi per l’infanzia adeguati alle proprie esigenze e accessibili economicamente. Speriamo che qualche sindacalista in borsalino prima o poi se ne accorga.