Dal risultato “eclatante” della Lega, passata dai 3 mila voti del 2013 ai 103 mila delle ultime elezioni, al consolidamento del M5S che sulla linea del successo delle politiche del 2013 diventa il primo partito della regione, fino ai voti persi dal Pd in varie direzioni e che hanno superato le 100 mila unità e quelli di Forza Italia con 44 mila consensi in meno: è questa la prima considerazione che emerge dall’analisi “Chi vince, chi perde: come è cambiata l’Umbria politico-sociale nelle elezioni del 4 marzo”, presentata a palazzo Cesaroni dal professor Bruno Bracalente.

Lo studio è stato curato dal Dipartimento di economia dell’Università di Perugia in collaborazione con il Servizio studi, valutazione delle politiche e organizzazione dell’Assemblea legislativa.

L’elettorato, “fortemente mobile” come lo ha definito Bracalente, conferma di voler rivolgere alle forze politiche “una domanda di cambiamento radicale” più che “essere attratto dalla personalità o simpatia dei leader”.

“Il voto di appartenenza – e’ stato detto – esiste ancora, c’è uno zoccolo duro di elettori che si muovono tra diverse sigle, ma restando fedeli ad uno schieramento. Il quadro emerso alle Politiche del 2018 non può comunque essere proiettato sulle prossime Amministrative: i 150mila elettori in più che si sono registrati il 4 marzo, al prossimo appuntamento resteranno probabilmente a casa e sono costituiti perlopiù da elettori di Centrodestra. I giovani hanno dimostrato una maggiore propensione al voto rispetto al resto del corpo elettorale. C’è un elettorato molto mobile da cui proviene una forte domanda di radicale cambiamento, intercettata prima dal M5S (nel 2013), poi dal Pd di Renzi (nel 2014) ed ora dalla Lega (che beneficia di flussi di voti da Pdl, M5s e PD). Una domanda – ha concluso il Prof. Bracalente – che permane e che potrà portare dunque ad ulteriori rilevanti modifiche nei flussi elettorali”.