La segreteria provinciale del PD ternano esprime contrarietà e sconcerto in merito alle liste elettorali dell’Umbria, approvate nel corso della notte dalla direzione nazionale.

La nostra assemblea – si legge in una nota – è stata tra le poche realtà che ha dato vita ad un percorso lineare e trasparente con il quale, all’unanimità, si è approvato un documento con una proposta precisa, che andava ben oltre dinamiche di componenti interne, esprimendo una valutazione positiva per il lavoro del senatore uscente Gianluca Rossi, ritenendo di partire dalla sua ricandidatura e avanzando contestualmente al Partito Democratico Nazionale e Regionale la richiesta di poter disporre di due candidature.

Nessuno dei nomi in lista che afferiscono a questa provincia, è stato condiviso nelle sedi del partito territoriale, in particolare quelli collocati nei primi posti delle liste proporzionali e nei due collegi comprendenti la nostra provincia. Le decisioni assunte dal nazionale, con un avallo del livello regionale, sono passate per meccanismi non trasparenti e rappresentano una delegittimazione degli organismi e del percorso democratico da noi costruito, attraverso scelte incomprensibili dalle quali chiediamo di tornare indietro. Scelte avulse dalle comunità che dovremmo rappresentare e premianti dall’esterno figure uscite sconfitte dai recenti passaggi congressuali. La complessa situazione politica del paese e la difficile situazione locale, in particolare della città di Terni – prosegue le segreteria provinciale del Pd – avrebbero richiesto una maggiore attenzione ed un maggior rispetto di un percorso condiviso e di un partito chiamato in tutto il territorio provinciale ad un lavoro importante per la ricerca del consenso al Pd.

A Terni servivano scelte comprensibili dalla comunità, che aiutassero a superare le attuali difficoltà di una città che è sempre stata perno della Regione. Non intendiamo sottovalutare e soprassedere rispetto a quanto avvenuto che certamente rende più difficile un lavoro teso al coinvolgimento di tutte le energie che il Pd esprime sul territorio.

Per queste ragioni, la segreteria provinciale, avendo a cuore l’esito delle politiche del 4 marzo e la sua incidenza sugli imminenti appuntamenti elettorali amministrativi, che coinvolgeranno i nostri territori, chiede alla segreteria regionale e nazionale di valutare la possibilità di ritornare sulle proprie decisioni nei tempi utili premiando i rappresentanti del territorio, come in queste ore esponenti nazionali del PD stanno dando esempio in varie parti di Italia. Tutto questo per scongiurare il prevalere di forze di destra e populiste che riteniamo dannose per il paese.

Sull’argomento intervengono anche i “Nativi Democratici” che – riferendosi alle candidature parlano di “un’altra brutta pagina”.

“Gli ultimi giorni si qualificano come il peggior biglietto da visita del PD di Terni in vista delle prossime politiche e della gestione della fase amministrativa dinanzi a noi.

Le candidature in campo azzerano la città di Terni, mettendo a serio repentaglio una rappresentanza del centrosinistra territoriale nel contesto nazionale. L’evidente criticità è definita sia da un metodo che ha esautorato gli organismi locali e ha riversato le fratture apicali sulla scelta delle rappresentanze nazionali, sia dall’aggravante di una evidente inopportunità di candidare un funzionario della Prefettura quando tanta parte del destino prossimo della città dipende proprio da quell’istituzione.

Con questa scelta il PD nazionale, dopo aver rinunciato all’essenza del Partito Democratico, cioè la selezione della classe dirigente tramite primarie aperte, certifica l’inadeguatezza della gestione del partito locale. Questo implicherebbe, laddove ci fosse un minimo di dignità politica, le dimissioni dell’attuale esecutivo del partito cittadino che palesa l’incapacità di esprimere una linea che sappia rappresentare le istanze del partito e del territorio ternano.

Incapacità già evidenziata nell’irricevibile documento sottoposto all’assemblea sulla situazione del Comune derivata dalla bocciatura del piano di riequilibrio. Il modo con cui in quel documento ci si scarica dalle responsabilità dopo quasi vent’anni di governo della città, nascondendo sotto un tappeto di arroganza le colpe evidenti nella selezione della classe dirigente prestata alle istituzioni e nell’incapacità di dare una guida politica alla città in grado di costruire soluzioni, è una mancanza di rispetto che la città stessa non merita.

Così come non merita tanta tracotanza, nei metodi innanzi tutto, nella selezione delle rappresentanze nazionali, che non si discosta dalle logiche che hanno innescato la spirale verso un dissesto che è politico prima ancora che istituzionale. Laddove ci si sarebbe aspettati, ed è stata richiesta, un po’ di umiltà e coesione, almeno nel sostenere i meriti della migliore legislatura che il paese abbia avuto negli ultimi anni, quella a guida PD, è arrivata invece una brutta pagina di prepotenza. Una pagina che avremmo preferito voltare in maniera diversa”.