I positivi frutti dell’accordo sulle pensioni. Il Parlamentare del Pd Giampiero Giulietti, in rappresentanza del Governo e le organizzazioni sindacali, hanno messo nero su bianco un verbale di intesa molto importante e, nel suo insieme, largamente positivo. Dialogo sociale e confronto costruttivo tra le parti hanno posto le basi per un accordo di merito che credo il Paese tutto non possa che salutare con grande favore. Sei miliardi di euro in tre anni per affrontare i nodi più rilevanti e urgenti e per superare le distorsioni e le rigidità più evidenti del nostro sistema pensionistico sono infatti un passo avanti di non poco conto.

Soprattutto perché l’intero impianto dell’accordo si tiene insieme grazie ad un filo conduttore ben preciso, che è quello dell’equità e della giustizia sociale. Ora, certo, quei punti dell’intesa si dovranno tradurre concretamente negli articoli e nelle tabelle delle leggi di bilancio perché possano poi entrare in vigore ed essere applicati, con risorse che saranno necessariamente graduate nel prossimo triennio e con misure che dovranno essere meglio definite e articolate. Per passare, poi, a quella che nel verbale è definita la “fase 2”, cioè l’impegno a proseguire il confronto per ulteriori interventi di riforma del sistema contributivo che guardino in particolare al corretto rapporto tra generazioni per dare prospettive ai più giovani. L’incontro ha prodotto un verbale in cui si parla di misure per l’accesso alla pensione, laddove si sofferma sui lavoratori precoci, sui lavori usuranti, sul cumulo gratuito dei periodi contributivi, sulla flessibilità in uscita con particolari agevolazioni per alcune categorie di lavoratori in condizioni di maggior bisogno. Ma parla anche di interventi per chi è già pensionato, laddove introduce l’obiettivo di sostenere i redditi bassi da pensione, con la parificazione della fascia di reddito esente da imposta a quella del lavoro dipendente e con l’estensione della quattordicesima ai pensionati sotto i circa 1.000 euro lordi mensili. Nel merito rimando alla scheda allegata. Mi piace però sottolineare la profonda soddisfazione che provo per un lavoro di confronto positivo sulle questioni affrontate nell’accordo. So che, come sempre, tutto è perfettibile, che ci sarà ancora tanto da fare, che ci saranno certamente situazioni che non troveranno da subito una soluzione, che dovremo declinare con grande attenzione ogni passaggio legislativo. Tutto vero, ma è innegabile il fatto che, dopo anni di sacrifici molto pesanti utili del resto a togliere il Paese dal baratro in cui stava sprofondando, stavolta il Governo Renzi ha deciso di restituire ai lavoratori e ai pensionati un po’ di serenità e di equità, immettendo risorse proprio sul sistema pensionistico. Una svolta, insomma, davvero importante.

SCHEDA SINTESI CONTENUTI DEL VERBALE INCONTRO GOVERNO – OO.SS. DEL 28 SETTEMBRE 2016 FASE I PER I PENSIONATI 1.Riduzione Irpef su reddito da pensione : La fascia di reddito esente da imposta (la c.d. “no tax area”) viene parificata a quella dei lavoratori dipendenti (8.125 euro). 2.Estensione quattordicesima: La quattordicesima sarà estesa anche ai pensionati con redditi fino a due volte il trattamento minimo Inps (circa 1.000 euro lordi mensili, anziché gli attuali 750 euro mensili), allargando quindi la platea di circa 1,2 milioni di pensionati. Sarà inoltre aumentato l’importo erogato agli attuali beneficiari, già oggi differenziato in base ai contributi versati.

PER I LAVORATORI CHE ACCEDONO ALLA PENSIONE 1.Cumulo gratuito dei periodi contributivi: Si supera finalmente il meccanismo della c.d. “ricongiunzione onerosa”, permettendo così il cumulo gratuito di tutti i contributi previdenziali maturati in gestioni pensionistiche diverse. Tale possibilità potrà essere esercitata da tutti gli iscritti presso più forme di assicurazione obbligatoria dei lavoratori dipendenti, autonomi e degli iscritti alla gestione separata, in modo che possano conseguire un’unica pensione, che sarà calcolata pro-rata con le regole di ciascuna gestione. 2.Lavoratori precoci Si intendono per lavoratori precoci quelli con 12 mesi di contributi legati a lavoro effettivo anche non continuativo prima del compimento dei 19 anni di età. Per tali soggetti si prevedono interventi diretti a: – eliminare le penalizzazioni sulla pensione in caso di accesso al pensionamento anticipato prima dei 62 anni di età; – consentire l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi per disoccupati senza ammortizzatori sociali, persone in condizioni di salute che determinano una disabilità e lavoratori occupati in attività particolarmente gravose (che saranno individuate attraverso un ulteriore confronto tra Governo e organizzazioni sindacali). 3.Lavori usuranti Per le lavoratrici e i lavoratori occupati in mansioni usuranti previste dal d.lgs. n. 67/2011 si concorda di: – consentire l’accesso alla pensione 12 o 18 mesi prima rispetto alla norma attuale (che dà diritto ad un pensionamento anticipato fino a 5 anni), attraverso l’eliminazione delle attuali finestre di accesso; – prevedere che l’accesso al beneficio possa avvenire, a partire dal 2017, avendo svolto una o più attività lavorative usuranti, sia per un periodo di tempo almeno pari a 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa, togliendo però il vincolo di impiego in attività usurante nell’anno di raggiungimento del requisito, sia avendo effettuato l’attività usurante per un numero di anni almeno pari alla metà dell’intera vita lavorativa; – eliminare l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita a partire dal 2019.

4.APE ( Anticipo Pensionistico) Al fine di superare la rigidità nell’uscita dal mercato del lavoro per coloro che maturano la pensione di vecchiaia, viene introdotta una nuova forma di sostegno all’uscita flessibile, attraverso un meccanismo finanziario chiamato APE, per il quale è previsto un periodo di sperimentazione di due anni. All’anticipo pensionistico possono quindi accedere le lavoratrici e i lavoratori con età anagrafica pari o superiore a 63 anni di età e che maturano entro 3 anni e 7 mesi il diritto a una pensione di vecchiaia non inferiore ad un certo limite. Sono tre le tipologie individuate: – APE volontaria: l’Ape è richiesta presso l’Inps ed è finanziata da un prestito corrisposto da un istituto di credito di ammontare commisurato alla pensione di vecchiaia attesa al raggiungimento dei requisiti anagrafici previsti. A partire dalla data di pensionamento di vecchiaia effettiva, il soggetto dovrà restituire il prestito con rate di ammortamento costanti per una durata di 20 anni. Chi sceglierà l’Ape su base volontaria, quindi, subirà per 20 anni una riduzione della propria pensione pari alla rata da versare. – APE agevolata: viene prevista una forma di anticipo pensionistico rivolto a categorie di lavoratrici e lavoratori in condizioni di maggior bisogno, sulla base di alcuni requisiti: stato di disoccupazione senza reddito; lavoratori con parenti di primo grado conviventi con disabilità grave; gravosità del lavoro; condizioni di salute (la definizione degli ultimi due requisiti è rimandata ad un ulteriore confronto tra Governo e organizzazioni sindacali). L’Ape agevolata prevede bonus fiscali aggiuntivi o trasferimenti monetari diretti, al fine di garantire un reddito ponte interamente a carico dello Stato. – APE imprese: in caso di ristrutturazioni aziendali, gli accordi collettivi possono prevedere appositi fondi bilaterali per sostenere il costo dell’Ape, che sarà così a carico delle stesse imprese, senza gravare né sullo Stato né sul lavoratore. FASE II Nel documento c’è anche una “fase 2”, con interventi che non entreranno nella legge di bilancio, ma saranno oggetto di ulteriori confronti e approfondimenti tra governo e sindacati. Il più importante è la “pensione contributiva di garanzia” per i giovani che rischiano di avere un assegno troppo basso, al fine di garantire l’adeguatezza delle pensioni medio-basse. Molto interessante è poi l’obiettivo di tenere conto delle diversità nelle speranze di vita per le differenti categorie di lavoratrici e lavoratori, superando così l’attuale modalità di adeguamento all’aspettativa di vita che mette sullo stesso piano ogni tipologia di lavoro. Altro impegno fondamentale è quello di valorizzare e tutelare il lavoro di cura ai fini previdenziali. Infine, il Governo si impegna ad introdurre dal 2019 un meccanismo di rivalutazione degli assegni pensionistici legato all’inflazione (la c.d. “perequazione automatica”), tornando alle regole previste con la legge 388/2000.