Grido d’allarme della Fondazione anti-usura che, in Umbria, è rimasta senza i necessari fondi per aiutare le vittime ad uscire dalla pericolosa situazione nella quale sono incappate.

L’organizzazione, sorta nel 1996, si è impegnata, negli anni, a prestare assistenza, anche legale, alle vittime dell’usura e a coloro che, per le particolari condizioni in cui versano, possono cadere nella rete dell’usura. Fenomeno che, in Umbria, interessa circa 8mila famiglie. Ma l’assenza di sostegno economico sta rendendo sempre più difficile il suo intervento sul territorio. Tra i primi a raccogliere il grido d’allarme, il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (del gruppo consiliare Ricci presidente), che chiede l’impegno di tutte le istituzioni per la repressione del fenomeno e per dare una risposta alle persone coinvolte. “Il giro d’affari dell’usura in tutta l’Umbria – sottolinea – si attesta attorno ai 700 milioni di euro, 200 dei quali nella provincia di Terni. La richiesta di sostegno lanciato della Fondazione Umbra Anti-usura e della UIL bancari, non può lasciare indifferenti il Consiglio regionale, la commissione d’inchiesta sulla criminalità organizzata, ma anche la stessa presidente Marini e la sua Giunta”. Secondo De Vincenzi, “tutti siamo chiamati a dare risalto istituzionale ad una situazione drammatica e fortemente sommersa, che si nutre del complessivo stato di profonda crisi economica e sociale, ma anche delle nuove dipendenze che affliggono molti nostri concittadini che, attraverso il gioco compulsivo legale ed illegale, sperano di risolvere i problemi della propria esistenza. Terni, secondo gli ultimi dati Eurispes, ha una percentuale di permeabilità usuraia del 47% (contro il 35& di Perugia) ed è, fra le 18 province della macro-regione dell’Italia di mezzo, quella con il più alto tasso di attività illecite di credito. In questo panorama – ricorda il consigliere della minoranza – i cittadini dei comuni di Perugia e Terni non possono più contare sul fondo anti-usura, misura preventiva messa a disposizione per evitare di incappare nelle spire dei ‘cravattari’, perché sembra che non ci sia più denaro da poter mettere a disposizione”.

De Vincenzi conclude chiedendo l’impegno di tutte le componenti, dalla magistratura alle forze dell’ordine, nell’opera della prevenzione e repressione del fenomeno, e delle istituzioni sul versante del sostegno – morale ed economico – alle persone cadute nella rete degli usurai.