Il Presidente ed il Direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Umbria e Marche, rispettivamente Paolo Lilli e Silvano Severini, hanno presentato presso la Prima commissione regionale il report sull’attività svolta nell’anno 2014. L’atto, che per la prima volta viene sottoposto all’Assemblea legislativa, verrà ora inviato in Aula per la presa d’atto.

Nel loro intervento i due amministratori hanno ricordato come l’Istituto Zooprofilattico sperimentale nasca 79 anni fa come gemmazione della facoltà di veterinaria dell’Università di Perugia. La struttura opera come strumento tecnico scientifico dello Stato e delle Regioni Umbria e Marche, con l’obiettivo di assicurare la tutela della salute dell’uomo garantendo ai cittadini la risposta ai bisogni di salute pubblica, di sicurezza alimentare, di sanità e benessere degli allevamenti, oltre al corretto rapporto tra insediamenti umani, animali ed ambiente. Fondamentale, poi, il lavoro svolto sul versante della prevenzione della trasmissione delle malattie dall’animale all’uomo offrendo sostegno alle produzioni e trasformazioni agroalimentari. L’Izsum ha chiuso il 2014 con un avanzo di amministrazione di un milione e 850.000 euro su un bilancio di 23 milioni: di questi, 19 milioni provengono dal fondo sanitario nazionale, 500.000 dalle due Regioni a fronte dei progetti che vengono svolti, 500.000 euro dalla vendita dei vaccini e gli altri dalle oltre 250 convenzioni con privati.

“Negli ultimi 5 anni – hanno spiegato il Presidente ed il Direttore generale – sono stati investiti 10 milioni di euro di risorse proprie dell’Istituto e nei prossimi 3 anni si conta di investirne altri 11 soprattutto per potenziare l’officina farmaceutica di Perugia e la sede di Ancona. Il 50% degli investimenti è stato fatto in alta tecnologia innovativa, per mantenere la ricerca ad alti livelli”.

L’Istituto zooprofilattico sperimentale di Umbria e Marche conta 226 dipendenti, 40 borsisti e circa 45 tirocinanti. Nel 2014 sono state effettuate 776.000 prove di laboratorio tra sicurezza alimentare, sanità animale, benessere animale e produzione di terreni e vaccini. Una attività importante – hanno ricordato – dato che la gran parte delle malattie dell’uomo hanno origine animale”.

Attualmente è coinvolto in attività di cooperazione internazionale con molti paesi, tra cui la Repubblica di Macedonia, Ucraina, Germania, Turchia, Argentina, Albania e Algeria.

Per la Regione Umbria ha curato lo sviluppo del progetto di sorveglianza delle zoonosi emergenti, l’implementazione del centro regionale di farmacovigilanza e il consolidamento del registro dei tumori animali. Importante anche il lavoro di sorveglianza epidemiologica, di assistenza agli allevatori e di formazione. Rilevante anche l’attività di ricerca con 71 studi effettuati nel 2014 e 60 pubblicazioni su riviste scientifiche. Stiamo anche portando avanti sul corretto utilizzo di nitrati e conservanti e sull’uso di farmaci e antibiotici negli allevamenti. Questo perché la sicurezza alimentare è uno dei nostri obiettivi principali.

“Concludendo – hanno rilevato Lilli e Severini – si può dire che è un ente sano, con buone potenzialità ed un trend positivo che gli hanno permesso di raggiungere gli obiettivi che si era prefissato. L’Istituto si sta aprendo all’esterno puntando molto sulle sinergie tra pubblico e privato, favorendo la crescita delle aziende del territorio”.