Il Comune di Terni sarà penalizzato per oltre un milione di euro dai tagli e dalle nuove regole sulla contabilità comunale introdotte dalla nuova Legge di stabilità presentata dal governo.

E’ questo il dato che emerge dallo studio presentato oggi dal quotidiano Sole 24 Ore, che simula la situazione che si verificherà nelle casse dei comuni capoluogo italiani nel 2015, mettendo su un piatto della bilancia gli ulteriori tagli ai trasferimenti ai comuni previsti dalla manovra finanziaria, e sull’altro i maggiori investimenti liberati dall’allentamento del patto di stabilità.

A prima vista potrebbe sembrare un’operazione a somma zero: 1,5 miliardi di tagli aggiuntivi previsti dal governo per i comuni, a fronte di una riduzione del 70% dell’obiettivo fissato dal patto di stabilità, che consentirebbe maggiori investimenti locali per circa 1,6 miliardi di euro.

In realtà in mezzo ci sono le nuove regola sulla contabilità comunale, che dal 2015 impongono ai comuni di coprire con un fondo definito “per crediti di dubba esigibilità” i problemi derivanti dalla mancata riscossione di entrate iscritte nei bilanci degli anni precedenti.

Insomma, mentre i tagli ulteriori ai trasferimenti da parte dello Stato sono certi, le risorse comunali per gli investimenti in opere pubbiche e servizi locali sono condizionate dall’entita di questo “fondo-paracadute”.

Tornando ai dati, secondo lo studio del quotidiano di Confindustria, il Comune di Terni avrà nel 2015 un taglio ulteriore ai trasferimenti statali pari a circa 3,2 milioni di euro, a cui tuttavia andrebbero aggiunti gli oltre 4,2 milioni di euro da accantonare nel nuovo fondo crediti, per un totale di circa 7,4 milioni di minori disponibilità, mentre l’effetto della riduzione del patto di stabilità libererebbe risorse nel prossimo anno per circa 6,3 milioni di euro.

Da qui il saldo negativo di 1,1 milioni di euro, corripondente a circa 10 euro per ciascun cittadino ternano.

Nella graduatoria dei comuni italiani più penalizzati Terni risulta – secondo la proiezione del Sole 24 ore – al 31esimo posto sui 106 capoluoghi italiani.

Peggio ancora andrebbe per Perugia, che avrebbe un saldo negativo di oltre 6,8 milioni di euro, pari a 41 euro per abitante.

Agli estremi di questa classifica Reggio Calabria e Milano, rispettivamente con 172 e 138 euro pro-capite di saldo negativo per le finanze dei rispettivi comuni, e – sul versante opposto – Pavia e Siena, le cui casse comunali vedrebbero invece, tra tagli, fondo paracadute e alleggerimento del patto di stabilità, un saldo positivo rispettivamente di 44 e 61 euro per ogni abitante.