Il pianista Maurizio Baglini ha entusiasmato nel concerto che ha inaugurato la 41^ stagione concertistica dell’Associazione Filarmonica Umbra. Teatro Secci gremito e pubblico in visibilio. L’originalità del suo modo di fare musica e del suo virtuosismo strumentale hanno saputo catturare l’attenzione sin dalle prime note del ‘Chiaro di luna’ di Beethoven, in cui l’uso inconsueto del pedale ha sorpreso e trasportato in sensazioni inusuali: uno sperimentalismo colto, consapevole e di altissima capacità comunicativa, che ha gradualmente fatto emergere le mille sfumature espressive dei primi due movimenti della Sonata, terminata confermando quello stile allo stesso tempo improvvisativo e strutturato con acuta intelligenza formale. I Sei Grandi Studi di Liszt da Paganini hanno rappresentato una vera e propria avventura musicale, in cui il virtuosismo pianistico è stato funzionale all’evidenziazione delle situazioni musicali. Ne è venuto fuori una specie di grande ‘poema sinfonico’ lisztiano sulle folli idee dei Capricci di Paganini.

Nel secondo tempo, attraverso i ‘Quadri di un’esposizione’ di Musorgskij, un grande viaggio negli infiniti colori della Russia tardo ottocentesca, Baglini è riuscito pienamente a tenere il pubblico ‘inchiodato’ a seguire la sua interpretazione, decisamente originale, improntata ad una infinita fantasia, eppure rispettosa del testo. Il famoso pianista pisano ha poi regalato nei due deliziosi bis le cesellature sonore di una Sonata di Scarlatti e la profondità meditativa di un Corale di Bach trascritto da Busoni.

Le introduzioni ai vari pezzi, fatte dallo stesso Baglini, sono state molto gradite dal pubblico e hanno reso evidente la sua cifra interpretativa e il suo interessante percorso di ricerca, improntato a consapevolezza storico-stilistica, usata però per liberare tutta la sua creatività.