Confcommercio Umbria chiede una sospensione della Tari per l’anno in corso, a beneficio di tutte le imprese danneggiate dall’emergenza sanitaria e, di conseguenza, economica.

“La tassa rifiuti Tari continua a rappresentare per le imprese del nostro territorio un peso insostenibile e spesso ingiustificato, se si considerano le iniquità che lo caratterizzano”, dice il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni, sulla base dei dati raccolti dal portale Confcommercio www.osservatoriotasselocali.it e resi noti oggi.

I dati raccolti ed analizzati da Confcommercio confermano il peso eccessivo della Tassa sui rifiuti pagata da cittadini e imprese, nonostante l’emergenza da Covid-19 abbia obbligato molte attività a chiudere e nonostante si sia registrata nel 2020 una contrazione del Pil di quasi 9 punti percentuali, con conseguente riduzione di consumi e di rifiuti. Nell’andamento regionale per capoluoghi, l’Umbria conferma l’andamento nazionale: la differenza percentuale tra Tari pro-capite 2020 e Tari pro-capite 2019, sia a Perugia che a Terni, è infatti pari a zero. Gli interventi di alcuni Comuni umbri, che hanno concentrato le riduzioni di costo sulla parte variabile della tassa come da indicazione dell’Arera, complessivamente non hanno inciso in maniera significativa sul peso sopportato dalle imprese. In Umbria i negozi di abbigliamento, ad esempio, sono quelli che pagano di più in Italia, con una tariffa di 9,72 euro a metro quadrato. Stesso “record” per gli alberghi senza ristorante, mentre quelli con ristorante sono secondi, dopo la Campania. Primato della tariffa più alta in Italia anche per gli studi professionali, gli autosaloni e perfino per i banchi di mercato dei beni durevoli. Per Conficommercio, servono anche interventi strutturali affinché venga recepito il nuovo metodo tariffario determinato dall’Arera, vincolando la Tari al rispetto del principio europeo “chi inquina paga”.