La crisi a Terni non è effetto della pandemia, semmai con questa subisce una accelerazione. Solo una svolta può evitare il declino della città: un “pacchetto” di interventi strategici, integrabile, ma non frammentabile. Questo “pacchetto” è il contenuto dell’agenda che presentiamo, nata come sviluppo delle priorità contenute nel “Manifesto dei 51” (non più un numero, ma un brand) presentato alla città ad aprile 2020. Un’agenda fatta di interventi realistici: per essi ci sono sia risorse che attori. Le azioni di questa agenda rispondono a tre opzioni strategiche, tre veri spartiacque.

Al di qua il crollo, al di là la ripresa: 1) riprendere a crescere 2) rimanere città 3) ripensare Terni in un orizzonte globale. Offrire questa agenda non è una scelta politica: perché qualsiasi protagonista della vita pubblica può farla propria. Offrire questa agenda è una scelta politica: perché comporta una visione alternativa ad altre, o a non averne alcuna. Riprendere a crescere e continuare ad essere città in questi tempi nuovi non è opera alla portata di pochi né solo della politica. E Terni non è l’ultima briciola di Umbria; Terni può essere il perno della “questione dell’Italia centrale” come questione di rango europeo. In queste pagine vi sono cinque (gruppi di) proposte perle quali potrebbero essere utilmente indirizzate le risorse che la UE sta mettendo a disposizione per il post-Covid.

Per un breve periodo non saranno le risorse a mancare. Il dramma sarebbe che mancassero le idee o che a imporsi siano quelle sbagliate con gli attori sbagliati: quelli affamati di rendite e non di futuro civile. Questa agenda indica una direzione, indica le micce e il detonatore, nuove offerte con cui rompere lo stallo che sta condannando la nostra città a non avere futuro. Questa agenda indica un traguardo possibile: una “città sostenibile”. Esso richiede una rottura con le routine e i comportamenti standardizzati. Una rottura ormai matura. Arrestare il declino: questa è l’urgenza assoluta che abbiamo di fronte. Non possiamo aspettare oltre.

La dimensione di scala che questa operazione richiede è a portata di mano. Può essere raggiunta intercettando la domanda e l’offerta proveniente da altri sistemi territoriali, in una logica di reti di città dell’Umbria Flaminia prima e di tutta l’Italia centrale poi. La “strada vecchia” è ormai sbarrata. Comunque dovremo prenderne una “nuova”. Sbagliare questa scelta potrebbe essere fatale per tutta la nostra comunità cittadina. Se non interviene una svolta, questa volta sarà declino irreversibile. Saremo diversi, possiamo scegliere come.

1.in Terni – l’impresa rigenera la città Riportare il lavoro al centro della città, un lavoro nuovo e nuovi lavori capaci di futuro.

2.a Terni – quale manifattura Tre condizioni per AST come pilastro della crescita: 1) che subentri a TK un global player in grado di incrementare i volumi dell’area a caldo e con l’integrazione del mix prodotti 2) che sia interessato al mercato europeo; 3) che abbia standard elevati in materia di lavoro e rispetto dell’ambiente.

3.con Terni – una grande città media Integrare le amministrazioni locali, a partire dall’asse Terni-Narni, sino ad una nuova città a rete (150.000/180.000 abitanti) per contare nelle reti di città. 4.verso Terni – mai più isolati Concentrare gli investimenti sulla logistica e la mobilità seguendo la scelta del potenziamento AVR del corridoio Orte Falconara, rafforzandone l’intermodalità e sorvegliandone l’attuazione.

5.per Terni – nessuno è straniero Lavorare per patti associativi per l’innovazione civile in combinazione con un grande investimento su “italiano L2” come lingua seconda.