“Le aziende metalmeccaniche della provincia di Terni stanno cominciando le ristrutturazioni, in certi casi mettendo in discussione la natura del contratto metalmeccanico per meri risparmi sul costo del lavoro. Quelle artigiane, poi, sono ancora in ritardo per il pagamento del fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato e del fondo di integrazione salariale. Questa situazione potrebbe diventare una vera e propria emergenza sociale”. A lanciare l’allarme con un ordine del giorno approvato oggi, 27 gennaio, dal suo direttivo, è la Fiom Cgil di Terni, preoccupata anche per l’instabilità politica che potrebbe portare alla fine del blocco dei licenziamenti e quindi ad una vera “carneficina” dal mese di aprile.

In particolare, il sindacato evidenzia la gravità della situazione che stanno vivendo i lavoratori dell’Electroterni, un’azienda che applica il Ccnl industria e il cambio di tipologia di cassa integrazione, da straordinaria a Covid, ha causato “un cortocircuito burocratico che sta lasciando i lavoratori senza salario da oltre tre mesi, nonostante gli sforzi degli attori in campo”.

Nell’ordine del giorno la Fiom Cgil torna, naturalmente, anche sulla vendita di Ast: “L’accordo ponte scongiura interventi immediati, ma servirebbe un’azione del Governo che coinvolga la multinazionale per definire il perimetro di vendita, così da non trovarci nel momento dell’apertura della procedura con processi irreversibili già avviati, che mettano a rischio i lavoratori e il perimetro aziendale”. Particolare attenzione, poi, va rivolta secondo la Fiom ai lavoratoti dell’indotto di Ast, “che hanno già pagato un prezzo altissimo con le ristrutturazioni passate, in termini di livelli occupazionali e salariali”. “La politica sui cambi di appalto e i coni d’ombra del sub-appalto – conclude la Fiom – non garantiscono diritti ai lavoratori e nemmeno reali risparmi all’azienda”.