Lo sblocco dei licenziamenti, previsto il 31 marzo, potrebbe portare in Umbria ad un taglio di 30 mila posti lavoro, e a preoccupare è soprattutto la situazione del Ternano, dove già nel 2020 si stima che ne siano stati persi 6 mila. Numeri, questi, evidenziati stamani dalla Cgil di Terni, nel corso della conferenza stampa di fine anno, convocata per diffondere i dati elaborati dall’Ires, l’istituto di ricerche economiche e sociali del sindacato.

Dall’analisi, illustrata da Fabrizio Fratini, presidente di Ires, è emerso che il 2020 si è caratterizzato anche per un incremento degli inattivi, persone che non cercano un nuovo impiego. A questo dato va aggiunto il quadro della cassa integrazione, con quasi 11 mila domande accolte dall’Inps per la provincia di Terni al 31 ottobre scorso.

Se le stime sul 2020 saranno confermate, la perdita di valore aggiunto complessiva per la provincia di Terni dal 2008 ad oggi potrebbe inoltre superare i 20 punti percentuali. Gravi anche le ripercussioni sul piano sociale, con una percentuale di famiglie sotto la soglia di povertà che per la prima volta sfiora il 16%.

L’auspicio di Claudio Cipolla, segretario generale della Cgil di Terni, è dunque che il 2021 sia “un anno di rinascita, ma per esserlo – ha detto durante la conferenza stampa – c’è la necessità di accelerare su molti temi”. Per il sindacalista occorre “costruire insieme un progetto di ripartenza che abbia il buon lavoro al centro. Serve uno scatto di reni – ha aggiunto – dell’insieme della società, istituzioni, associazioni datoriali e, naturalmente, sindacato”.

Def regionale, programmazione dei fondi 21 27, ridefinizione dell area di crisi complessa Terni-Narni, messa a terra di progetti seri attraverso il Recovery fund, sono alcune delle priorità secondo la Cgil di Terni.