E’ stata ratificata al Mise, il ministero dello Sviluppo economico, la pre-intesa sul piano ponte dell’Ast, raggiunta nei giorni scorsi tra direzione aziendale e segreterie territoriali dei metalmeccanici. L’accordo, valido fino al 30 settembre 2021, permette di salvaguardare i livelli occupazionali dell’acciaieria e prevede investimenti per oltre 20 milioni di euro, di cui sette per completare il progetto di recupero delle scorie.

“Si tratta di un accordo importante – ha detto l’assessore regionale Michele Fioroni al termine dell’incontro, che si è svolto in videoconferenza – che consente di traguardare il periodo necessario alla realizzazione della procedura di cessione, con un livello di produzioni di 1.000.000 di tonnellate e di occupazione stabile, che garantiscono le prospettive aziendali e industriali del sito siderurgico di Terni”.

Secondo Fioroni “le produzioni siderurgiche di acciai speciali del sito di Terni rappresentano un asset di fondamentale importanza per lo sviluppo della città, dell’Umbria e dell’intera Nazione. Per questo – ha continuato – la Regione Umbria continuerà con le istituzioni nazionali e locali nella sua opera di attento monitoraggio della procedura, al fine di garantire le migliori condizioni per la conferma dell’importanza strategica a livello Italiano del complesso industriale ternano e per l’importante tutela dei livelli occupazionali dello stabilimento”.

All’incontro, oltre al sottosegretario Alessandra Todde, era presente – tra gli altri – anche il sindaco di Terni Leonardo Latini. “Questa fase è molto delicata – ha sottolineato il primo cittadino – e l’accordo risulta funzionale ad assicurare regolarità prima della vendita. In prospettiva serve la massima attenzione del Governo affinché la procedura di vendita possa garantire sviluppo e occupazione per il nostro territorio”.

Anche per la Fiom Cgil, sia nazionale che locale, è però “ora indispensabile che il Governo passi dalle disponibilità dichiarate ai fatti, mettendo in campo tutte le azioni e gli strumenti necessari per evitare che la particolare fase pandemica possa favorire la cessione a soggetti che non abbiano un profilo esclusivamente industriale a discapito del patrimonio industriale del Paese”.