Nuovo sciopero alla Sangemini-Amerino, dove l’assemblea dei lavoratori ha deciso oggi di proclamare una protesta fino al primo turno di lavoro di mercoledì per chiedere alla direzione aziendale, a livello nazionale, di dare informazioni più precise riguardo al piano concordatario di Acque minerali d’Italia.

Al termine dell’assemblea – che si è svolta in un clima di forte tensione – i lavoratori si sono ritrovati in presidio davanti alla fabbrica, bloccando le portinerie.

“A un mese dal termine stabilito per la presentazione del piano (il 23 dicembre) non è ancora arrivata – si legge in una nota di rsu e Fai, Flai e Uila – la convocazione per il prossimo incontro in call alla presenza del Mise”.

L’assemblea, inoltre, ha chiesto una convocazione urgente dalla presidente della Regione, Donatella Tesei. “Chiediamo un’azione incisiva da parte della Regione” il commento del sindaco di San Gemini, Luciano Clementella, che nel pomeriggio ha raggiunto i lavoratori e interpellato l’assessore regionale allo sviluppo economico, Michele Fioroni.

“L’intera amministrazione comunale – ha aggiunto Clementella – supporta e condivide la mobilitazione intrapresa dai lavoratori, disorientati e allarmati di fronte alla totale assenza della proprietà. Non possiamo più attendere”.

LA SOLIDAIRETÀ DI THOMAS DE LUCA

“Piena solidarietà ai lavoratori della Sangemini che in queste ore hanno proclamato lo sciopero e indetto un presidio presso lo stabilimento”. Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Thomas De Luca, rivolge anche un deciso richiamo alla Regione Umbria affinchè prenda finalmente una posizione chiara nei confronti della proprietà. “Non è possibile che un’azienda in fallimento – prosegue De Luca – presenti un piano di ristrutturazione che va ad intaccare il piano occupazionale. La presidente Tesei dica chiaramente fin da subito che non verrà tollerato alcun piano in cui è previsto il licenziamento anche di solo un lavoratore. Lavoratori che sono già stremati da un tira e molla che va avanti da mesi e già in regime di cassa integrazione di cinque giorni al mese per ciascun lavoratore. La Regione che fin qui non si è mai esposta, limitandosi solo ad ascoltare, prenda finalmente una posizione così come ha fatto il governatore Zaia per gli stabilimenti veneti, mettendo subito in chiaro che nel nuovo piano industriale la questione occupazionale non doveva essere materia di discussione. Tali garanzie da parte della governatrice Tesei vanno date immediatamente senza attendere di leggere le proposte partorite a scatola chiusa, che l’azienda si è impegnata a consegnare entro il 23 dicembre. L’impegno sottoscritto dalla proprietà diceva chiaramente che i livelli occupazionali non potevano essere rivisti prima del 2024 e per questo è fondamentale che la politica regionale prenda una decisione. Anche annunciando, qualora fossero disattesi gli impegni, la revoca delle concessioni che sono in capo alla Regione Umbria. Dopo la mobilitazione dei lavoratori Treofan, un’altra pagina di lotta a tutela del tessuto produttivo della nostra regione. Una battaglia dove chi governa in Umbria non può rimanere defilato, senza dare risposte a chi si sta mobilitando per salvare il proprio posto di lavoro” conclude il portavoce pentastellato.