Nell’ottobre del 2014 l’attuale proprietà di AMI (Acque Minerali d’Italia), la famiglia Pessina, acquisisce dal concordato fallimentare di Sangemini Acque spa, titolare il Tribunale di Terni, i due siti produttivi umbri di Sangemini e Amerino. Successivamente con un accordo in Regione Umbria, il gruppo ottiene l’autorizzazione sulle concessioni per l’utilizzo dei marchi storici (Sangemini, Fabia, Grazia, Amerino e Aura) e all’emungimento dei pozzi.

Con quell’accordo, ancora oggi in vigore (scadenza 2024), la proprietà si impegnava al rilancio industriale e commerciale dei due siti con il mantenimento di 96 unità di forza lavoro (dipendenti).

Ben presto gli stessi dipendenti si accorgono però che le promesse della proprietà non vengono rispettate (la ripresa produttiva con obbiettivo di produrre e vendere 200 milioni di bottiglie annue, una rete commerciale ad hoc per i marchi umbri, l’innovazione tecnologica…..), anzi le iniziative commerciali messe in campo nel tempo si dimostrano inadeguate e inefficaci (acqua del Giubileo per Fabia e acqua per lo sport per Sangemini), con l’errore grossolano dell’aver cambiato la natura commerciale del marchio di riferimento (Sangemini) da acqua salutistica ad acqua dello sport.

Inizio 2018, parte l’avventura AMI (Acque Mirerali d’Italia) con tutti i siti produttivi di proprietà uniti sotto un unica ragione sociale. Risultato: primo bilancio economico chiuso in perdita.

Nel novembre 2018 l’attuale amministratore delegato chiede alle organizzazioni sindacali territoriali la necessità di ratificare un nuovo accordo per i due siti umbri, accordi in cui si garantiva il mantenimento occupazionale e gli investimenti necessari per l’innovazione delle vecchie linee pet e una nuova linea vetro.

Invece, ad oggi, l’occupazione è scesa a 86 unità e le due nuove linee produttive pet (linea “C” in Sangemini e l’unica linea in Amerino) dimostrano inefficienza, generando molti scarti delle materie prime e necessitando ancora di molta manutenzione. Mentre della linea vetro non vi è traccia alcuna.

La grande difficoltà nelle relazioni sindacali è generata anche dal continuo turnover del management.

Attualmente la gestione di AMI è stata affidata a dei professionisti chiamati a gestire le aziende in crisi, nel marzo 2020 viene presentata al tribunale di Milano una nuova domanda di concordato, gettando i dipendenti nello sconforto con lo spettro di un possibile nuovo fallimento.

Le organizzazioni sindacali chiedono all’attuale management la condivisione del piano industriale concordatario, dove si certifichi la centralità e lo sviluppo dei due siti umbri, il mantenimento della totalità delle produzioni e la salvaguardia occupazionale.

Alle istituzioni umbre chiediamo un percorso condiviso un vero e proprio patto per il territorio, per salvaguardare la natura industriale della provincia ternana e nello specifico il comparto agroalimentare delle Acque Minerali. La salvaguardia di Sangemini e Amerino, per la loro storia di acqua salutistica e termale, è imprescindibile e non deve essere in discussione.

Siamo convinti del ruolo fondamentale in questa fase della Regione Umbria, concessionaria delle autorizzazioni sulle estrazioni e commercializzazione dei marchi, confidiamo in tutte le istituzioni per un unico obiettivo, il bene di Sangemini e Amerino portando al tavolo istituzionale la proprietà di AMI per un confronto serio e concreto.

Infine le organizzazioni sindacali ribadiscono la grande difficoltà a livello commerciale, determinata da una rete vendita inadeguata ed incapace di riacquisire spazi di mercato persi in passato. Attualmente il marchio Sangemini invece di essere trainante per tutto il gruppo, risulta irreperibile quasi ovunque, a causa di strategie commerciali inefficaci e goffe. Va creata una rete vendita interna, poiché i nostri marchi portano redditività a tutto il Gruppo AMI.

Chiediamo di accelerare le tempistiche perché i tempi stringono e vanno create le condizioni di rilancio per assicurare il futuro occupazionale ed economico dei siti Umbri.