E’ dunque ripartito il sistema produttivo in provincia di Terni dopo il lungo periodo di lockdown causa coronavirus. Disco verde – dal 18 maggio scorso – per oltre 26mila attività in provincia di Terni.

Secondo i dati in possesso della Camera di Commercio di Terni, sono state 26.687 le aziende che – in seguito all’ultimo DPCM del 17 maggio – hanno potuto rialzare la saracinesca, la quasi totalità del sistema produttivo locale. Dal 18 maggio sono infatti solo 132 le imprese della provincia ancora in lockdown, pari allo 0,4% delle imprese attive, di cui localizzate sul territorio comunale sono 82, mentre le restanti 50 si trovano nel resto della provincia.

Ad essere ancora ferme le società operanti nei settori “ricreativo e divertimento” (principalmente società sportive, in totale 83 sul territorio provinciale), centri termali e benessere (7), sale giochi e scommesse (17) cinema (6), società che gestiscono spettacoli, rappresentazioni teatrali o artistiche in genere (3) le attività sportive, comprese palestre (16).

Con l’ultimo decreto governativo, il numero delle aziende che non hanno potuto riaprire si è ridotto drasticamente in provincia di Terni, cosi come nel resto del territorio nazionale. Basti pensare – spsiega l’ente camerale ternano – che al 4 maggio a Terni ancora il 15% del sistema produttivo era con le saracinesche abbassate, pari a oltre 4 mila imprese.

Il via libera ha interessato i ristoranti (724 in tutta la provincia), parrucchieri ed estetiste (753), bar (85) e alberghi (120), negozi di abbigliamento (203). Ma sono pronti alla ripartenza anche agenzie di viaggio e tour operator (44).

“L’ordinanza del 17 maggio non è come le altre – tiene a precisare il Presidente della Camera di Commercio di Terni, Giuseppe Flamini- perché è quella della ripartenza, porta con sé un effetto psicologico molto importante per gli imprenditori e i cittadini”.

“Certamente lo shock è stato pesante e ad oggi non è possibile fare previsioni perché molto dipenderà da come si evolverà la situazione sanitaria, non c’è dubbio che andremo incontro ad un periodo di recessione, la preoccupazione tra gli operatori economici è palpabile, basti sapere che stiamo ricevendo un numero elevatissimo di richieste di accesso al nostro bando liquidità, anche per richieste di prestiti minimi”.

“Tra i settori più colpiti dalla conseguenze della pandemia c’è quello del turismo, che forse dovrà attendere il 3 giugno, giorno in cui riapriranno i confini tra le regioni per poter riavviare effettivamente la propria attività. Noi – aggiunge Flamini – ci auguriamo che la nostra provincia, con le sue meravigliose Terre di San Valentino, brand che come Camera di Commercio stiamo promuovendo da tempo insieme alle altre istituzioni possa rappresentare la meta ideale per i turisti dell’estate 2020, con i suoi piccoli borghi, le numerose attività all’aria aperta che può offrire e le proposte enogastronomiche in grado di competere con territori turisticamente più consolidati”.