Nel 2018, in Umbria, la quota di famiglie in povertà relativa è pari al 14,3%, in crescita rispetto al 12,6% dell’anno precedente. In termini assoluti il fenomeno interessa oltre 50 mila famiglie. Cresce la vulnerabilità sociale, mentre la povertà assoluta è più diffusa tra i giovani e i giovanissimi che tra gli anziani. E’ quanto emerge del sesto Rapporto sulle povertà in Umbria realizzato dall’Agenzia Umbria Ricerche illustrato quest’oggi a Perugia. Presente – tra gli altri – il presidente pro tempore della Regione Fabio Paparelli, che ha sottolineato come “il radicale cambiamento del profilo della povertà, articolato oggi in tantissime forme di povertà materiale e immateriale, ha profondamente cambiato in pochissimi anni la comunità umbra”.

“In particolare – ha aggiunto Paparelli – dilaga la povertà dei giovani e dei bambini e la povertà educativa è il risultato e l’innesco di privazioni che travolgono le famiglie e minano il potenziale di sviluppo innovativo di una comunità sociale ed economica. In questo ambito gli interventi realizzati con la programmazione comunitaria 2014-2020, pensati con lungimiranza e strategicamente progettati su quella che purtroppo è la tendenza del nostro Paese e non solo dell’Umbria, offrono un importante supporto economico e di spinta all’innovazione dei servizi educativi”.

Secondo il Rapporto anche il lavoro non basta più: 11 famiglie su cento con capofamiglia occupato sono assolutamente povere e nel corso degli anni il reddito medio dei giovani, prima più elevato rispetto agli anziani, è andato progressivamente assottigliandosi fino ad essere, a causa della bassa qualità e della precarietà del lavoro, inferiore del 20 per cento.

Inoltre, l’elevata ereditarietà della condizione sociale tra generazioni – è stato spiegato – rischia di condannare i bambini in povertà a una vita di vulnerabilità e disagio.