Ha avuto un esito insoddisfacente – almeno a giudizio sindacale – l’incontro che si è svolto questo pomeriggio presso la sede del MISE di Roma – per discutere del piano industriale dell’Ast, dopo che l’accordo sottoscritto nel 2014 è scaduto il 3 dicembre scorso.

Al tavolo erano presenti il vicecapo di gabinetto del ministero, Giorgio Sorial, il management della Acciai speciali Terni, guidato dall’amministratore delegato Massimiliano Burelli, le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali di Fim, Fiom e Uilm, le istituzioni locali, con il sindaco di Terni, Leonardo Latini, e la Regione Umbria.

“Le linee guida illustrate oggi dall’azienda riguardanti occupazione, produzione e investimenti – hanno detto il segretario nazionale della Fiom, Rosario Rappa ed il coordinatore nazionale della siderurgia per lo stesso sindacato Mirco Rota, – non ci hanno convinto. Sia perché si riducono i volumi da produrre rispetto al vecchio piano, sia perché si riduce l’occupazione, con 68 esuberi tra i diretti e i 136 interinali, e sia perché non c’è chiarezza per quanto riguarda la qualità e l’efficacia degli investimenti. Inoltre – continuano – rimangono forti dubbi per quanto riguarda il proposito aziendale di procedere con alcune terziarizzazioni, ad oggi non specificate”.

I due rappresentanti della Fiom nazionale, spiegano di aver chiesto ad Ast “di poter avere un testo che riassuma le linee del piano industriale. È stato convenuto un incontro in sede ministeriale, che dovrebbe essere calendarizzato nella prima metà di marzo, nel quale l’azienda si è impegnata a produrre un piano industriale dettagliato”.

“Per evitare di trovarci davanti a situazioni sgradevoli – concludono Rappa e Rota – abbiamo sollecitato il governo, che ha dichiarato di ritenere strategica l’azienda e la sua produzione di acciaio inox, di seguire direttamente la trattativa e all’azienda di non prendere iniziative unilaterali fino al prossimo incontro”.