Nel secondo trimestre del 2018, il mercato del lavoro umbro, invertendo le tendenze del recente passato, fa registrare un segnale decisamente positivo mostrando una crescita rilevante dell’occupazione e una marcata flessione della disoccupazione.

Ricordando la dovuta prudenza necessaria nell’utilizzo delle stime trimestrali prodotte dall’Istat, in particolare per una regione piccola come l’Umbria, da tali dati emerge infatti che l’occupazione umbra nel secondo trimestre del 2018 è aumentata di 5.000 unità (+1,5%) rispetto allo stesso periodo del 2017 attestandosi a quota 358.000 e la disoccupazione ha fatto registrare una contrazione di ben 6.000 unità scendendo a quota 35.000 (-14,9%), una diminuzione assai più significativa di quella nazionale (-1,2%).

La crescita dell’occupazione è stata prodotta principalmente dal commercio, alberghi bar e ristoranti (75.000, +5.000), dall’agricoltura (18.000, +4.000), dalle costruzioni (23.000, +3.000) e in minor misura dai servizi (181.000, +1.000).

La crescita dell’occupazione ha interessato più gli uomini (200.000, +4.000) che le donne (158.000, +2.000) mentre il numero delle persone in cerca di occupazione è diminuito per entrambi in egual misura (gli uomini sono 17.000, -3.000; le donne sono 18.000, -6.000). La condizione occupazionale degli uomini umbri nel contesto nazionale risulta migliore rispetto a quella delle donne. Il tasso di occupazione maschile (71,7%), fortemente aumentato nell’ultimo trimestre (+1,5 punti), infatti supera di circa un punto la media del Centro (70,8%, +1,1) e il tasso di disoccupazione (8%) – calato di ben 1,3 punti – risulta inferiore alla media del centro di oltre un punto (9,2%); di contro il tasso di occupazione femminile (55,6%), nonostante l’incremento (+0,6 punti) continua ad essere di oltre un punto più contenuto del Centro (56,8%, -0,3 punti) e il tasso di disoccupazione (10,2%), calato di quasi 2 punti, eguaglia la media del centro risultando ora ben al di sotto di quella nazionale (11,8%) così come avviene per gli uomini (9,8%). Ancor più ampia la flessione dei potenzialmente impiegabili che calano di 7.000 unità nella componente maschile (23.000) e di 9.000 unità in quella femminile (32.000).

“I dati stimati, sempre da prendere con le molle, sia quando sono positivi sia quando risultano negative – sostiene la Regione dell’Umbria – segnano tuttavia una linea di tendenza che con il programma di politiche del lavoro Umbria Attiva, disponibile a partire dal 24 settembre, dobbiamo consolidare. Il patto per il lavoro, la crescita e lo sviluppo che si sta costruendo con le parti sociali – aggiunge l’esecutivo di Palazzo Donini – segnerà il solco su cui incardinare una nuova fase di sviluppo dell’Umbria, innovativa e compatibile”.