Nella giornata del 26 luglio 2008 si legge in una nota della Fim.Cisl – si è riunito il Coordinamento di Terni della Fim Cisl Umbria alla presenza del Coordinatore nazionale della siderurgia della Fim Cisl Raffaele Apetino, del Segretario regionale della Cisl Umbria, Riccardo Marcelli e del Coordinatore della Cisl di Terni, Angelo Manzotti. Relativamente al Decreto Dignità, il Coordinamento ha osservato che la pretesa della politica di cambiare ogni tre anni le regole del mercato del lavoro non ha mai prodotto risultati significativi sul piano dell’occupazione, soprattutto quando questo viene fatto senza tenere conto del ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva. Meglio sarebbe stato se il Ministro del lavoro e dello sviluppo economico avesse convocato le parti e promosso un tavolo di confronto sui temi, certamente importanti, posti dal decreto, decreto che contiene aspetti positivi, altri da valutare, altri ancora negativi.
Se si vuole, giustamente, favorire il lavoro stabile, si deve tenere presente che scelte rigide operate per legge e uguali per tutti rischiano di non distinguere tra flessibilità fisiologica e abusi, di scoraggiare l’occupazione in generale anziché il precariato, di sostituire contratti a termine e di somministrazione con lavoro nero.
A dicembre scadono i quattro anni di vigenza dell’accordo sottoscritto al Mise per quanto riguarda Ast. Sono stati quattro anni complicati ma anche stimolanti dove la Fim di Terni ha partecipato con determinazione e in coerenza con gli impegni presi,  – continua la nota della Fim-Cisl – alle fasi di ristrutturazione e riorganizzazione, senza abbassare mai la guardia, cercando di volgere lo sguardo al futuro. Ecco perché nei mesi scorsi abbiamo
chiesto al Governo di ritenere il sito di Terni strategico per l’interesse nazionale, nella consapevolezza che il sito di Ast, che abbiamo sempre considerato un’anomalia all’interno della divisione Business area Materials della ThyssenKrupp
possa tornare ad essere scorporata. Se così fosse è necessario lavorare affinché l’Ast di Terni venga ricapitalizzata attraverso il sostegno di un soggetto dell’acciaio prevedendo fin da subito investimenti per il rilancio. Anche perché la fase attuale è a dir poco cruciale e delicata. Da una parte ci sono i dazi, che rischiano di essere messi pure nel settore automotive, con possibili ripercussioni pure sul nostro territorio, dall’altra i prezzi di rottame e elettrodi che influenzano il prezzo di vendita. Tenendo presente tutto ciò anche a settembre si prevede una chiusura positiva dell’Azienda. E ancora una volta questo è merito dei lavoratori, operai, impiegati e quadri, nonché di quelli somministrati i cui livelli vanno salvaguardati tenendo presente pure quello che prevede il decreto dignità.