Due ore di sciopero, giovedi prossimo, 22 febbraio, all’Ast di Terni. I lavoratori del primo turno e gli impiegati incroceranno le braccia dalle 10 alle 12, mentre quelli del secondo turno lo faranno dalle 20 alle 22. Lo stop lavorativo sarà accompagnato da un doppio presidio, davanti ai cancelli dello stabilimento di viale Brin e al Tubificio, a partire dalle 10,30. La mobilitazione è stata indetta dalle segreterie provinciali dei metalmeccanici di Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl durante una conferenza stampa in cui hanno spiegato le ragioni della protesta.

“La mobilitazione – ha detto Giovacchino Olimpieri, della Fismic – è l’epilogo di un percorso iniziato da mesi, a causa di una situazione che ci rende sempre meno tranquilli” ha spiegato elencando una serie di problematiche emerse recentemente nello stabilimento. Tra queste, il trasferimento dell’ufficio commerciale da Terni a Milano, la questione degli appalti, la terziarizzazione dell’area servizi del Centro di rifinitura, la mancanza di ordini alla Società delle fucine, la presenza in azienda di numerosi consulenti esterni. “Sono trascorsi ben sette mesi dall’ultimo incontro con l’amministratore delegato, Massimo Burelli – ha continuato Olimpieri – non è mai accaduto prima nella storia del sindacalismo ternano, mentre del tavolo al Mise che doveva essere convocato entro gennaio non c’è traccia. Ma abbiamo necessità di conoscere lo stato della situazione”.

La mobilitazione sarà quindi anche un modo per “riaccendere i riflettori tra la città e le istituzioni”. Non secondaria, a detta dei sindacati, è la questione della vendita annunciata del sito. “Servono informazioni il più possibile dettagliate – ha aggiunto il segretario della Fiom, Claudio Cipolla – perché vogliamo capire quali sono le strategie future per lo stabilimento. L’utile di bilancio di 87 milioni registrato nel 2017 è importante, ma è frutto dell’accordo del 2014 e dei sacrifici fatti dai lavoratori e non elimina tutte le preoccupazioni e le criticità presenti”.