Roberto Giannangeli, direttore regionale della Cna Umbria, interviene all’indomani dell’approvazione del provvedimento da parte del ministero per lo Sviluppo economico.

“Rendiamo merito alla Regione, al Comune di Terni e ai parlamentari umbri (in particolare Gianluca Rossi e Marina Sereni), che in poco più di un anno sono riusciti a ottenere il riconoscimento di area di crisi complessa per il territorio di Terni-Narni, percorso su cui ci eravamo dichiarati favorevoli sin da subito, grazie al quale nei prossimi mesi arriverà una quantità consistente di incentivi agli investimenti pubblici e privati. Ma ci auguriamo che le misure che verranno adottate terranno conto dell’evoluzione del tessuto economico produttivo avvenuta in questi anni”.

“Si tratta di un risultato che sicuramente consentirà di sostenere la ripresa economica di un territorio particolarmente colpito dalla crisi. Riteniamo si tratti di un ottimo punto di partenza per programmare interventi che però, per essere davvero efficaci, dovranno basarsi su un’analisi attenta dei dati macro economici. E questi ci dicono che il territorio negli anni è cambiato. Lo abbiamo dimostrato con la nostra indagine del marzo scorso, realizzata in collaborazione con il centro studi Sintesi, dalla quale sono emersi dati interessanti. A cominciare dal ruolo delle Pmi, il cui peso in questi anni è sensibilmente aumentato in termini di addetti (dal 43%, del 2011 si è arrivati al 47% del 2011 per le imprese fino a 9 addetti), mentre quello della grande impresa è diminuito di quattro punti (passando dal 38% al 34%). A Terni nel 2014 l’artigianato rappresentava il 25% del totale delle imprese, con una forte concentrazione nel Manifatturiero (62%) in cui spiccano l’agroalimentare e le confezioni/abbigliamento per numero di addetti e imprese attive. In diversi settori si è infine registrata una diminuzione del numero delle imprese ma anche un aumento dimensionale di quelle rimaste, indice di un rafforzamento determinato in gran parte dalla rispecializzazione produttiva, un fenomeno particolarmente riscontrabile nel settore dell’arredo casa. Ma se i dati sono questi, allora all’interno delle misure che verranno previste non potranno non esserci anche politiche mirate per il made in Italy, in particolare quello artigiano, volte al sostegno di investimenti per rinnovare e modernizzare le dotazioni tecnologiche, i processi produttivi e favorire la digitalizzazione. Insomma, vanno benissimo le misure per la chimica o la siderurgia, anche se il peso di questi settori difficilmente tornerà ai fasti del passato. Ma accanto a ciò non dovrà mancare il sostegno al made in Italy e all’artigianato, che rappresentano una fetta sempre più importante del sistema economico produttivo dell’area ternana. In tal senso – conclude Giannangeli – ci auguriamo che questa volta, nella definizione di tali misure, ci possa essere il coinvolgimento diretto di tutte le organizzazioni di rappresentanza delle imprese. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”.